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Diciamo addio a Cesare Pillon, grande giornalista e nostro storico collaboratore

8 Ottobre 2025 Alessandro Torcoli
Diciamo addio a Cesare Pillon, grande giornalista e nostro storico collaboratore

Vero maestro di scrittura e di umanità, sapeva tenere ancorato il lettore fino all’ultimo rigo. Dai quaderni sui grandi vini Docg al Manuale di conversazione, fino alla rubrica Luoghi (non) comuni. E nel 2018 gli abbiamo attribuito il Premio Khail “per il suo grande contributo nella promozione del vino italiano”

Martedì 7 ottobre, all’età di 94 anni, si è spento Cesare Pillon (classe 1931). Storico collaboratore di Civiltà del bere, è stato un grande giornalista italiano. “Nasco come giornalista economico”, amava dire con la sua inconfondibile ironia, “nel senso che mi pagavano poco”. Dalla finanza ai motori, Cesare Pillon era approdato infine al vino, sua grande passione, e senza cedimenti sentimentali: applicava alla materia tutta l’intelligenza e le capacità del professionista.

Il suo giornalismo colto e sagace

In redazione abbiamo tutti sperimentato la difficoltà a tagliare i suoi pezzi, per esigenze di spazio cartaceo, perché ogni parola era al posto giusto, nulla era superfluo. Sapeva tenere ancorato il lettore fino all’ultimo rigo: un vero maestro di scrittura, e di umanità. Cesare Pillon era un raro caso di giornalista dalla schiena dritta, che non cedeva alle lusinghe del marketing o alla piaggeria; diceva sempre quello che pensava, ma sempre con garbo, mai uno spigolo di cattiveria. Per la nostra Casa editrice ha scritto opere memorabili, come i quaderni dedicati ai grandi vini Docg, a partire dal suo amato Barolo, e un Manuale di conversazione vinicola nel quale spiegava brillantemente i termini più usati e abusati della materia.

Il Premio Khail

Amico dei grandi comunicatori del vino, come Luigi Veronelli, stimato dai più grandi produttori e protagonisti di settore, da Angelo Gaja a Carlo Petrini, Cesare Pillon aveva un rapporto di simpatia e stima profonda – nonostante le notevoli divergenze ideologiche tra i due – anche con Pino Khail, fondatore di Civiltà del bere, e nel 2018 la redazione gli ha conferito il premio a lui intitolato, “per il suo grande contributo nella promozione del vino italiano”.
Ha avuto una vita lunga, certamente piena, ma attraversata anche da profondi dolori, che non nascondeva ma sapeva condividere con estrema delicatezza. Dopo l’improvvisa morte del figlio Marco, appena maggiorenne, che avrebbe voluto seguire le orme del padre nel giornalismo, Cesare e l’amata moglie Carla avevano istituito una borsa di studio presso la Scuola di giornalismo Walter Tobagi, che ha sostenuto per tanti anni gli aspiranti professionisti.

L’ultimo articolo sulla storia della comunicazione enologica

Poche settimane fa ci ha inviato il suo ultimo articolo, l’ultimo contributo alla sua apprezzata rubrica Luoghi (non) comuni, sulla storia della comunicazione enologica che si conclude con un pesante interrogativo, su di una questione che lo angustiava: “L’attuale evoluzione del gusto… riuscirà a cancellare una millenaria tradizione come quella del vino, che ha radici profonde nella storia, nel costume e nella cultura?”. Senza Cesare Pillon ci troviamo davanti a un bivio pericoloso, ma se seguiremo la sua lezione, di un giornalismo colto e sagace, la risposta è no.

Ci stringiamo alla moglie Carla, alla figlia, ai nipoti e a tutta la sua famiglia per un ultimo abbraccio al nostro Cesare.

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