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Champagne chiama Italia: le storie di Encry, Alberto Massucco e Marie Clugny

20 Aprile 2026 Jessica Bordoni Francia
Champagne chiama Italia: le storie di Encry, Alberto Massucco e Marie Clugny
Uno scorcio di Le Mesnil sur Oger, nel cuore della Côte des Blancs © Champagne Encry - Veuve Blanche Estelle

Tre vicende biografiche e imprenditoriali molto diverse, accomunate da un’intima passione per le bollicine d’Oltralpe e dalla volontà di produrle direttamente. Lo sfondo dei racconti? La leggendaria Côte des Blancs, a pochi metri dai vigneti di Krug, Selosse e De Sousa

Se è vero che nemo propheta in patria, in certi Paesi dimostrare le proprie capacità diventa impresa ardua, invece, per chi arriva da fuori. L’esempio più paradigmatico è la Francia, famosa per il suo patriottismo diffuso e quell’atteggiamento un po’ snob da cui les italiens non sono certo immuni. Eppure le eccezioni non mancano, se si pensa che persino nella blasonatissima Champagne alcuni connazionali sono riusciti a familiarizzare con le Maison e i vigneron, avviando collaborazioni significative e diventando a loro volta produttori. Missione possibile, quindi, anche se decisamente complicata.

Tre storie d’amore per lo Champagne

Il precursore degli “italiani in Champagne” è il padovano Enrico Baldin, con il progetto Encry – Veuve Blanche Estelle situato nel cuore più nobile della Côte des Blancs, Le Mesnil sur Oger. Ma la lista comprende anche il piemontese Alberto Massucco, già importatore di bollicine d’Oltralpe e oggi titolare di un marchio di Champagne che porta il suo nome e ha per quartier generale un altro village entrato nel mito, Avize. Più recente ma non meno affascinante, l’iniziativa intrapresa dalla famiglia umbra Pambuffetti, proprietaria della storia Cantina Scacciadiavoli, che ha avviato la gamma firmata Marie Clugny tra le vigne di Cramant. Tre storie molto diverse fra loro, accomunate da una determinazione granitica, indispensabile per inserirsi in un tessuto storico-sociale e agricolo-imprenditoriale così (giustamente) conservatore e regolamentato come quello della Champagne.

Enrico Baldin tra le vigne di Le Mesnil sur Oger del suo progetto Champagne Encry – Veuve Blanche Estelle

Il precursore Enrico Baldin

A fare da apripista, non senza intoppi burocratici e vicissitudini rocambolesche, è Enrico Baldin, esperto di ingegneria ambientale, che insieme alla moglie Nadia Nicoli ha fondato Champagne Encry – Veuve Blanche Estelle. I suoi vicini di casa di cognome fanno Salon e Krug, i vigneti confinano con quelli del leggendario Clos du Mesnil. Informazioni che già da sole bastano a spiegare perché, quando nel 2003 viene incaricato da un récoltant-manipulant di ripristinargli i filari con la tecnica dell’idrosemina (un sistema che permette all’erba di crescere su terreni scoscesi, prevendendo l’erosione), fa di tutto perché non rimanga solo un viaggio di lavoro. Lui e il vigneron diventano amici e da quell’intesa nasce una collaborazione professionale che oggi è una realtà produttiva di 3 ettari e mezzo (in usufrutto perpetuo) e 165 mila bottiglie, tra le linee Classic e Sélection. «Siamo partiti con 10 mila, ma l’obiettivo è arrivare a 300 mila», racconta Baldin con la luce del visionario negli occhi.

Una sfida che continua con Val d’Oca

«È stata una sfida ai confini del possibile e per certi aspetti lo è tuttora, ma le soddisfazioni di produrre una linea di Champagne di cui siamo infinitamente orgogliosi va oltre qualsiasi sforzo», prosegue. In vigna e in cantina, ogni gesto è volto a mantenere la grandezza aromatica legata al terroir, nel rispetto dell’ambiente. La pressatura avviene nella tradizionale Coquard, mentre la prima fermentazione in botti di acciaio per 10-15 giorni. Nessuna filtrazione né malolattica, permanenza sui lieviti da 36-42 mesi, fino a 80 per i millesimati. Nel calice purezza gessosa, verticalità tagliente e un’eleganza votata all’essenzialità anche grazie ai bassi dosaggi cari al palato italiano. Da 1° aprile 2026 la distribuzione tricolore è affidata a Val d’Oca, a riprova di come (sul modello Valdo-Nicolas Feuillatte e Villa Sandi-Jacquart) il binomio Champagne-Prosecco possa generare sinergie vincenti.

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Alberto Massucco nella sua vigna ad Avize © A. Alessi

L’incontro della vita con Erick De Sousa

Anche quella di Alberto Massucco, imprenditore metalmeccanico di Castellamonte (Torino), è una storia degna di una sceneggiatura cinematografica. E con un coprotagonista d’eccezione quale Erick De Sousa, antesignano della biodinamica champenois, mancato nel 2023. Massucco ne diventa amico nel 2018, dopo che già da qualche anno è riuscito a trasformare l’amore per lo Champagne in un’attività di distributore-importatore di alcuni piccoli produttori indipendenti. «Il nostro incontro mi ha cambiato la vita», confessa il manager torinese non senza commozione. «Fu Erick a propormi di produrre uno Champagne con il suo supporto, “prestandomi” la cantina». Alla morte, la collaborazione è proseguita con i figli Charlotte, Julie e Valentin e nel frattempo Alberto Massucco è riuscito ad acquistare anche un piccolo vigneto ad Avize. Oggi, tra appezzamenti di proprietà, affitto e partnership, la produzione conta su quasi 15 ettari in Côte des Blancs.

Champagne senza compromessi, per intenditori

Ad Avize, entro la fine dell’anno, è prevista anche l’inaugurazione della sede aziendale. Ma una Maison Massucco esiste già e si trova… in Italia, alle porte di Torino, nella prima sede della storica impresa di famiglia, che il manager ha riqualificato e trasformato in un quartier generale elegante e funzionale. Più di 2 mila metri quadrati, tre caves per lo stoccaggio delle bottiglie, diverse sale di degustazione e spazi dedicati agli eventi e alla proposta fine dining. Gli Champagne firmati da questo “vigneron prestato alla metalmeccanica” sono volutamente di nicchia, per intenditori, e si distinguono per pulizia, energia e un’opulenza bilanciata da una vibrante freschezza. Anche in questo caso i residui zuccherini restano piuttosto contenuti. Siamo in Champagne, ma lo stile è italiano.

Champagne Italia
Le sorelle Julie e Pauline Voirin a sinistra con Amilcare, Liu, Romeo e Iacopo Pambuffetti, l’enologo Stefano Chioccioli (al centro), suo figlio e il cantiniere di Scacciadiavoli Daniele Fanali Mariani

Dall’Umbria al village di Cramant

Il Covid è stato per molti un turning point utile a riordinare idee e sogni, per poi decidere di trasformarli in progetti concreti. Così hanno fatto i cugini Liu, Iacopo, Romeo, Fiammetta e Amilcare Jr. Pambuffetti, sostenuti dai loro padri e con il prezioso appoggio dell’enologo consulente Stefano Chioccioli. La spumantizzazione non si improvvisa, ma la famiglia Pambuffetti, dal 1954 alla guida della Cantina Scacciadiavoli, ha già più di un ventennio di esperienza umbra sulle spalle. «Negli anni Duemila siamo stati i precursori del Metodo Classico da uve Sagrantino e successivamente anche Trebbiano spoletino, e lo abbiamo fatto ben prima che le bollicine diventassero un trend globale», spiega Liu, che ha studiato Viticoltura ed enologia a Bordeaux ed è stata la prima a credere nel progetto Champagne Marie Clugny.

Collaborazione e confronto costante

I volumi si aggirano sulle 5 mila bottiglie ma c’è la volontà di crescere gradualmente fino a 50 mila, come già fatto per la produzione spumantistica di Scacciadiavoli (passata da 2 mila bottiglie nel 2005 alle attuali 79 mila). Dopo numerose ricerche e viaggi nella Champagne, i Pambuffetti stringono un accordo con le sorelle Julie e Pauline Voirin, quinta generazione al Domaine Voirin-Jumel che ha sede e vigneti a Cramant (a 600 metri da quelli di Selosse) e appezzamenti anche ad Aÿ, Mareuil sur Aÿ, Oger, Oiry e Chouilly. «Nel 2023 sono uscite le prime bottiglie, con base spumante vendemmia 2020», racconta la produttrice. «Per noi Champagne Marie Clugny è un investimento importante, ma anche un’esperienza straordinariamente formativa fatta di scambi e confronti reciproci». Solo quattro referenze, dal Brut Tradition, al Blanc de Noirs Brut, passando per i Blanc de Blancs Brut e Dosage Zero, dal timbro minerale, soave e seduttivo, come l’antica dama di cui portano il nome.

Etichette da provare

Champagne Encry Veuve Blanche Estelle – Naissance, Grand Cru Brut 

La cuvée da cui tutto il progetto ha avuto inizio e ancora oggi il biglietto da visita aziendale. 100% Chardonnay da Le Mesnil sur Oger, 42 mesi sui lieviti, 35% di vini di Riserva, dosage tra i 4 e i 5 g/l. Note di zagara, mela verde, cedro, pietra focaia e pane tostato. La bocca è tesa, decisa, ardita; rifugge ogni orpello per darsi nella sua freschezza cristallina. Un vero figlio del terroir.

Champagne Encry Veuve Blanche Estelle – Rêverie, Blanc et Noir Grand Cru Brut 

Dall’unione di Pinot noir (80%) e Chardonnay (20%), con una permanenza sui lieviti di 60 mesi e il 60% di vini di Riserva. Il risultato è un’intrigante contrapposizione tra freschezza e intensità, grazia e struttura, luce e profondità. La mineralità è accompagnata da un frutto maturo e da una tostatura leggera con ricordi di spezie dolci che allunga la chiusa. Chapeau.

Champagne Alberto Massucco – AMC 02, Extra Brut

Chardonnay 50%, Pinot noir 30% e Meunier 20%, con il 40% di vini di Riserva conservati in botti. Riposo sui lieviti per 5 anni, dosaggio a 2 g/l. Bouquet avvolgente e caleidoscopico di fiori bianchi, frutta a polpa gialla, mandarino, pepe bianco, cedro candito, piccola pasticceria. La beva è generosa, elegantissima, ma insieme agile e scattante grazie ad una freschezza gessosa.

Champagne Alberto Massucco – Alberto, Grand Cru Extra Brut 2019

Chardonnay dei due villaggi di Avize (90%) e Oger (10%). Fermentazioni in fût e sosta sui lieviti per 3 anni con dosaggio fermo a 1 g/l. La grazia e la purezza della Côte des Blancs in un millesimo dalla personalità ricercata e setosa, materico quanto basta per restare elettrico. Ricordi di muschio, erbe mediterranee e note burrose modulano sinuosamente il palato e lo stratificano. Appassionante.

Champagne Marie Clugny – Grand Cru Blanc de Blancs Dosage Zero

Chardonnay da Chouilly, Cramant, Oiry e Aÿ. Vini base della vendemmia 2020, il 36% della cuvée è composta dalla Réserve perpétuelle aziendale. Fermentazione in acciaio e malolattica svolta. Naso sinuoso di biancospino, pesca gialla, zenzero, grafite e pan brioche. In bocca la sapidità e la freschezza gessosa regalano un sorso preciso, sfaccettato e ambizioso.

Champagne Marie Clugny – Premier Cru Blanc de Noirs Brut

Le uve di Pinot noir provengono dal village di Mereuil sur Aÿ e la Réserve perpétuelle occupa il 20% della massa, con un residuo zuccherino intorno ai 6 g/l. Profilo olfattivo di rosa, susina, lampone, mirtillo con un piacevole tocco agrumato e ricordi di cannella e tabacco biondo. In bocca è piacevolmente vinoso, ampio nella foggia e gastronomico nell’approccio. Raffinato e passepartout insieme.

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