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Champagne Jacquesson e l’arte di evolvere senza invecchiare

15 Maggio 2026 Jessica Bordoni Champagne
Champagne Jacquesson e l’arte di evolvere senza invecchiare

A Milano il distributore Pietro Pellegrini e il direttore generale Jean Garandeau hanno presentato in anteprima la Cuvée n. 749 e la n. 744 Dégorgement Tardif, simbolo della filosofia visionaria della Maison. Sugli scudi anche il Blanc de Blancs Champ Caïn 2015, avvolgente Lieut-dit di Avize

Si dice che Jacquesson fosse lo Champagne preferito di Napoleone I. Quel che è certo è che si deve a questa storica Maison, la decima più antica di Francia, il brevetto della gabbietta metallica destinata al tappo spumante e diverse altre invenzioni di prim’ordine messe a punto in collaborazione con importanti studiosi dell’Ottocento. Ad esempio lo studio della quantità di zucchero necessario per la rifermentazione (24 g per sviluppare 6 atmosfere), la concezione dei vigneti a Guyot e il primo sistema di lavaggio automatico delle bottiglie prima del tiraggio.

Il debutto ufficiale delle nuove Cuvée

Lo spirito pionieristico contraddistingue anche la storia aziendale recente, come dimostra la creazione delle fortunate Cuvée 700 (proposte finora dal n. 728 al 749), declinate poi anche nell’apice evolutivo delle Cuvée 700 Dégorgement Tardif o DT (dal n. 733 al 744). L’occasione per degustare le ultime versioni, rispettivamente la 21ª edizione (Cuvée n. 749) e l’11ª (Cuvée DT n. 744), è stata l’anteprima organizzata il 5 maggio all’hub Identità Golose Milano da Pellegrini, importatore bergamasco che distribuisce Champagne Jacquesson in esclusiva per l’Italia da ben 27 anni. Protagonisti dell’incontro, il presidente Pietro Pellegrini e il direttore generale Jean Garandeau, alla sua prima uscita pubblica in Italia dopo l’acquisizione nel 2022 della Maison da parte di Artémis Domaines (famiglia Pinault), già proprietaria di aziende del calibro di Château Latour.

Ogni anno il miglior assemblaggio

Fondata nel 1798, nel 1974 Jacquesson è passata nelle mani della famiglia Chiquet, che ha trasferito la sede a Dizy, Vallée de la Marne. Gli artefici della nascita del mito moderno sono stati in particolare i fratelli Jean-Hervé e Laurent Chiquet, alla guida dal 1988 fino al 2022. L’anno della svolta è il 2000, con la nascita della Cuvée n. 728, che sarà commercializzata nel 2005. L’idea di fondo è creare ogni anno il miglior assemblaggio possibile nel rispetto del carattere stesso dell’annata, ma senza produrre un vintage. «Ogni edizione prevede come vini base quelli dell’ultima vendemmia, che rappresentano circa l’80% dell’assemblaggio, mentre il resto è il frutto di una selezione di precedenti Cuvée numerate, utilizzate come vini di riserva», precisa Jean Garandeau. La funzione di questi ultimi è aggiungere complessità senza mascherare il carattere del millesimo.

Jean Garandeau, direttore generale di Jacquesson

L’arte di vivere due vite

«Le uve provengono dai tre Grand Cru Avize, Aÿ e Oiry, e dai tre Premier Cru Hautvillers, Dizy e Champillon, utilizzando esclusivamente le prime pressature con vinificazione in botti di legno. Grazie all’elevata qualità della materia prima e del processo produttivo, i vini possiedono notevoli capacità di invecchiamento e vengono commercializzati in due stadi di maturità». Entra così in gioco la versione Cuvée 700 DT, la cui sboccatura è prolungata di 4 anni rispetto a quella della Cuvée 700, che di norma avviene tra i 42 e i 54 mesi. «I vini sboccati tardivamente sviluppano aromi terziari raffinati, che si uniscono alla freschezza preservata dall’affinamento in bottiglia, il quale limita la penetrazione dell’ossigeno», continua il direttore Garandeau. In questo modo ciascuna vendemmia ha la possibilità di vivere due vite, con due maturazioni differenti, evolvendo senza invecchiare.

I capisaldi della produzione Jacquesson

Oggi il team Jacquesson conta una ventina dipendenti. Mathilde Prier, responsabile dei vigneti, e Yann Le Gall, chef de cave, sono stati formati dai fratelli Chiquet negli anni del cambio di proprietà per garantire un passaggio all’insegna della continuità stilistica (Jean-Hervé Chiquet è rimasto nel Cda) che il direttore Garandeau ama definire rivoluzione tranquilla. I capisaldi restano invariati: rispetto del suolo e della vite, impegno per la biodiversità (il vigneto è certificato biologico dal 2010), precisione parcellare e ricerca della piena maturazione, per permettere al frutto di esprimere le sue sfumature più autentiche. In cantina lavorazioni delicate, nessuna chiarifica né filtrazione, bassi dosaggi, lunghi affinamenti e riposi dopo la sboccatura. «Abbiamo una missione chiara: rivelare il vero carattere dei nostri terroir, esprimendone finezza e unicità», ricorda Garandeau.

La logica delle Cuvée parcellari

Nella collezione Jacquesson figurano anche gli Champagne Lieu-dit, ovvero quattro cuvée parcellari da altrettanti vigneti storici: Champ Caïn, impiantato a Chardonnay nel 1962 ad Avize; Corne Bautray, Chardonnay del 1960 nell’omonima parcella a Dizy; Terres Rouges con vigne del 1993 a Pinot noir a Dizy; e infine Vauzelle Terme da un vigneto di Pinot noir del 1980 nel village di Aÿ. La loro uscita non avviene ogni anno, ma solo in particolari condizioni. Nel 2026, ad esempio, è stato rilasciato, solo il Blanc de Blancs Champ Caïn 2015. Come spiega il distributore Pietro Pellegrini, la produzione è subordinata alla creazione della Cuvée numerata: «I Lieut-dit vengono tirati da soli soltanto se non sono giudicati indispensabili, al momento dell’assemblaggio, per arrivare al livello qualitativo desiderato per la Cuvée 700. La cosa più importante nella filosofia di Jacquesson resta la Cuvée, che deve essere il miglior Champagne possibile ogni anno».

LE TRE CUVÉE ALLA PROVA DEL CALICE

Cuvée n. 749

I vini base 2021 provengono dai village della Marne Aÿ, Dizy, Hautvillers e Champillon (72%) e della Côte des Blancs Avize e Oiry (28%). Dopo una prima parte dell’anno meteorologicamente impegnativa, il ritorno di un clima più secco da metà agosto ha consentito ai grappoli di raggiungere una maturazione equilibrata. Lo Chardonnay è predominante (60%) all’interno del classico assemblaggio champenois (Pinot noir e Meunier 40%); la quota dei vini di riserva è del 28%, provenienti dalle Cuvée n. 748 a 743 (esclusa la n. 745). Sboccatura a partire da giugno 2025, dosaggio di 2 g/l. Purezza espressiva, precisione ed eleganza sono le parole chiave per descrivere una Cuvée dall’allure classica, che ha saputo fronteggiare un’annata complessa. Tensione agrumata, note di pepe bianco, dolcezza di pan di zenzero, salinità vincente e finale gessoso.

Cuvée n. 744 Dégorgement Tardif

Vini base 2016 dai villaggi di Aÿ, Dizy, Hautvillers e Champillon (55%), Avize e Oiry (45%). Dopo un inverno e una primavera estremamente piovosi, segnati da gelate a fine aprile, il ritorno del sole e il caldo secco estivo hanno permesso di recuperare il ritardo vegetativo e raggiungere equilibri di grande qualità. L’assemblaggio integra il 30% di vini di riserva provenienti dalle Cuvée n° 743 a 736 (esclusa la 738); 92 mesi di affinamento sui lieviti e 2 g/l di dosaggio. Il dato più interessante rispetto al millesimo 2016 è l’espressività spiccata del Pinot nero (che occupa circa il 24%, mentre lo Chardonnay è al 54% e il Meunier al 22%), che amplifica forza, pienezza e concentrazione al sorso. L’evoluzione rispetto alla Cuvée 749 è evidente, ma la freschezza resta vibrante e il carattere gessoso un tratto distintivo. In perfetto equilibrio tra nerbo e grazia.

Champ Caïn Blanc de Blancs 2015

Lieut-dit alla base di una collina nel comune di Avize: una parcella di Chardonnay di 1,3 ettari esposta in pieno sud, i cui impianti risalgono al 1962. In tutto 12.000 ceppi, allevati con sistema di potatura Chablis che riduce naturalmente le rese. L’inverno e gran parte della primavera 2015 sono stati caratterizzati da temperature miti e da una piovosità abbondante, a cui ha fatto seguito un periodo di siccità fino a metà agosto. Sboccatura effettuata a partire dal febbraio 2025 con 1 g/l di dosaggio.
L’annata calda e soleggiata si riflette nella personalità di questo Vintage elegante e complesso, con note di limone candito, mela cotogna, mandorla, burro fuso, pietra focaia e richiami fumé. In bocca la trama è insieme potente e setosa, dotata di grande energia e maturità di frutto. Finale lunghissimo e cristallino come solo Avize.

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