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Arte ed eleganza, Cesarini Sforza battezza il nuovo Aquila Reale

Arte ed eleganza, Cesarini Sforza battezza il nuovo Aquila Reale

Installazioni, collezioni private e bollicine: al Castello Pozzi di Milano il debutto artistico della nuova annata dello spumante di punta della Cantina trentina.

Un castello di carte e un asso della spumantistica trentina. Casuale ma azzeccato abbinamento all’iconografica presentazione a Milano in anteprima di Aquila Reale Riserva Trento Doc 2013, nuova annata delle bollicine di classe firmate Cesarini Sforza sul mercato dai primi mesi del 2024. L’installazione artistica, uscita dal mazzo delle idee di Elio Fiorucci e Ottavio Missoni, troneggia davanti al Castello Pozzi, in via Berengario a Milano. Un’impalcatura di grandi carte da gioco poggiate l’una sull’altra, che sembra stare in piedi per scommessa e celebra due simboli della moda milanese e italiana nel mondo. L’etichetta, griffata dal rapace dorato che riprende lo stemma araldico della città di Trento, è una puntata sul sicuro, un inno alle bollicine di montagna. E il millesimo 2013 conferma tutta la sua stoffa. Un Metodo Classico battezzato dopo una lunga sosta sui lieviti, con un affinamento di oltre 100 mesi dal tiraggio.

Cornice artistica

L’arte alle pareti, con la più grande collezione privata delle opere di Mimmo Rotella, e l’eleganza nei calici, con gli assaggi dei due Pinot nero di casa 1673 Rosé 2015 e il Blanc de Noirs 1673 Riserva – hanno fatto da cicerone alla scoperta delle stanze del curioso edificio, poco conosciuto anche per i milanesi. Il castelletto venne costruito nel 1929, in una zona allora periferica di Milano, su progetto di uno degli architetti più noti dell’epoca, Livio Cossutti per conto del Cavaliere del lavoro Claudio Tridenti Pozzi, una delle più eminenti figure imprenditoriali milanesi dei primi del Novecento. Oggi il castello è di proprietà dell’imprenditore Rinaldo Denti che attraverso un meticoloso lavoro di ricerca presso gli Archivi del Castello Sforzesco, ha ricostruito la storia di Tridenti Pozzi, riscoprendo la vita e le opere dello stilista, re della moda milanese fin dal 1876.

Aquila reale Cesarini Sforza
I vigneti della Val di Cembra raggiungono i 600-700 metri di altitudine e si trovano sul versante nord

Cru baciato dalla sorte

Tornando alle bollicine, quelle di Cesarini Sforza nascono in Val di Cembra, solco montano calcato a Nord di Trento che si sviluppa in direzione est-ovest. I vigneti raggiungono i 600-700 metri di altitudine e sono tutti incastonati sul versante nord alla ricerca della migliore esposizione solare. Oltre 700 km di muretti a secco sottolineano l’incantevole paesaggio e sostengono le terrazze con viti allevate a pergola. La raccolta è rigorosamente manuale. Dosaggi minimi, suoli porfirici, lunghi sonni sui lieviti sono i denominatori comuni della produzione della Cantina, uno dei vessilli storici del Trentodoc, di cui Aquila Reale rappresenta naturalmente l’espressione più preziosa.
Le pregiate uve Chardonnay di questo spumante, centellinato in 6 mila bottiglie l’anno, provengono esclusivamente dal vigneto a Maso Sette Fontane. Cru dal 2001, l’appezzamento – 3 ettari allevati a pergola – ha un microclima sfacciatamente fortunato. Una terrazza a 500 metri di altitudine affacciata sul panorama delle Dolomiti di Brenta, con terreni collinari ricchi di dolomia e accarezzata dall’incessante brezza dell’Ora del Garda, che assicura escursione termica, aromaticità e acidità perfette per una base spumante.

Millesimo fresco ed elegante

«La 2013 è stata un’annata complicata, piuttosto piovosa, con precipitazioni di 600 mm d’acqua, e mediamente fresca», ha spiegato Andrea Buccella, responsabile produzione di Cesarini Sforza. «L’andamento metereologico ha spostato la vendemmia alla prima decade di settembre e permesso alle uve di beneficiare maggiormente dell’escursione termica tardo estiva». Tecnicamente parlando dopo l’estrazione delicata nel torchio verticale marmonier, come la pressione di «due dita su un acino», è stato selezionato solo il 50% del mosto. La fermentazione è avvenuta in parte in carati di rovere e parte in acciaio dove il vino ha riposato 7 mesi a contatto con le proprie fecce e svolto una completa fermentazione malolattica. In tarda primavera è stata realizzata la cuvée in attesa del tiraggio di inizio giugno, a cui sono seguiti 100 mesi di affinamento. Infine, il vino è stato dosato con una liqueur con 3 grammi di zucchero.

Da bere subito o dimenticare in cantina

Il risultato è «un millesimo con meno struttura, ma maggiore freschezza ed eleganza rispetto al precedente, anche se queste sono caratteristiche che accomunano ogni uscita e sono proprie della parcella da cui nascono le uve», ha continuato Buccella.  Aquila Reale Riserva Trento Doc 2013 sprigiona sentori agrumati, note di frutta secca, sussurri di glicine, cenni burrosi di brioche e crema pasticciera. In bocca è teso e dotato di grande piacevolezza di beva.
«Un vino che già oggi può regalare grande piacere, ma che può anche sorprendere nel tempo. Se ben conservato, può essere tranquillamente dimenticato in cantina e continuare ad evolvere», ha aggiunto l’enologo di Cesarini Sforza.

Uno stile che cambia

In tempi più recenti, insieme alle stagioni più calde e ai cambiamenti nei gusti del consumatore, anche lo stile di Aquila Reale si è evoluto. «Fino al 2008 la presenza della barrique era piuttosto marcata. A partire dal 2009 l’uso è stato significativamente ridotto o quasi abolito in annate come questa 2013», ha puntualizzato Buccella. «L’impronta attuale riprende solo in parte il vecchio stile con l’intento di coniugare verticalità e struttura. Siamo tornati all’utilizzo della botte piccola per un 20-30% del vino e limitato invece la fermentazione malolattica per conservare maggiore acidità e donare più tensione al prodotto finale».

Foto di apertura: Aquila Reale di Cesarini Sforza affina 100 mesi sui lieviti

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© Riproduzione riservata - 27/11/2023

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