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I vini del Collio tra posizionamento e percezione rispetto al territorio

I vini del Collio tra posizionamento e percezione rispetto al territorio
L’evento si è svolto a Gorizia dal 25 al 27 ottobre. In assaggio 118 etichette di Friulano

La nuova manifestazione Collio Evolution (andata in scena lo scorso 25-27 ottobre) centra il focus su un’uva, tra le molte espressioni locali, e questa volta è toccato al Friulano. Un convegno ha messo in luce la notorietà della zona nel capitolo dei bianchi, che hanno ancora carte importanti da giocare

Per dirla con le parole del presidente del Consorzio Luca Raccaro, già campione di pattinaggio artistico a rotelle, baritono dilettante e produttore: «Noi del Collio siamo accoglienti e schivi». Ci piace l’ossimoro apparente che definisce non solo le persone, ma anche i loro vini, questi bianchi così buoni e celebri da più di mezzo secolo che per via di una certa riservatezza (e permetteteci, dell’isolamento non solo geografico che ha rallentato alcuni processi) non sono oggi apprezzati quanto dovrebbero.

Una regione tra le più riconosciute

È emerso anche dalla ricerca Nomisma-Wine Monitor presentata all’apertura di Collio Evolution, l’evento organizzato dal 25 al 27 ottobre a Gorizia: è vero che i consumatori di vino bianco di qualità collocano la regione tra le più riconosciute, ma non conoscono ad esempio gli autoctoni del territorio, come Friulano e Ribolla gialla, che pure oggi dovrebbero avere grande attrattiva, considerando la ricerca, anche all’estero, di vitigni locali e vini particolari.Su questo punto Luciano Ferraro, vicedirettore del Corriere della Sera che ha moderato il convegno, ha citato i padri nazionali della critica enologica. Per Luigi Veronelli “la forza è capacità di interpretazione”, e da queste parti, tra mille uve e stili, sono stati maestri. Mario Soldati nell’insuperato viaggio nelle terre vitate Vino al Vino scrisse addirittura: “E se dovessi, in un’ipotetica gara riservata ai soli vini bianchi, premiare una regione d’Italia e se avessi a disposizione un solo premio, non potrei esitare: non potrei non decretarlo al Friuli, per i vini del Collio”. (Mondadori 1971, p. 118).

Il Premio Collio 2025 è andato a Laura Pacelli (James Magazine) per il miglior articolo su testate italiane, ad Alberto Calderan per la miglior ricerca PhD, a Giulia Miani per la miglior tesi di laurea, a Matt Steeves per le testate straniere e ad Alessandro Regoli (WineNews) per lo storytelling digitale, nella foto con la prof. Lucilla Iacumin dell’Università di Udine, il presidente e la direttrice del Consorzio Luca Raccaro e Lavinia Zamaro

Posizionamento e percezione

Denis Pantini, responsabile Nomisma-Wine Monitor, ha presentato una ricerca sul posizionamento dei vini del Collio in Italia e sulla percezione rispetto al territorio (campione demoscopico di 1.500 consumatori tra i 18 e i 65 anni, di cui 500 enoturisti). Il Friuli Venezia Giulia è emerso ai vertici nella produzione di bianchi di qualità, secondo il 13% dei consumatori abituali della tipologia, preceduto solo dall’Alto Adige (15%). Seguono, nell’ordine, al terzo posto la Sicilia (11%), poi il Trentino (10%) e il Veneto (9%).
Desta invece un certo allarme il fatto che solo il 53% dei consumatori di bianco è anche consapevole della provenienza effettiva di tali vini dal territorio del Collio, segnale che urge abbandonare l’abito degli “schivi” e indossare solo quello degli “accoglienti”, per far scoprire alcune delle vigne più belle d’Italia.

Il focus sul Friulano con 118 etichette

La ricerca Nomisma-Wine Monitor, d’altronde, mette anche in evidenza l’elevato grado di soddisfazione di chi è stato nel territorio, che ha valutato positivamente l’esperienza sia nel complesso che rispetto a singoli aspetti, come la bellezza del paesaggio, la qualità dei vini, l’organizzazione del sistema ricettivo e del personale dedicato in azienda.
Infine, l’evento Collio Evolution ha avuto un taglio particolare, verticale, ovvero abbiamo degustato soprattutto vini da vitigno Friulano: le aziende hanno messo a disposizione diverse annate, per un totale di 118 etichette che hanno messo in luce la capacità evolutiva di questo bianco, elegante e robusto al tempo stesso. Di seguito vi proponiamo la nostra selezione.

LA NOSTRA SELEZIONE DI FRIULANO COLLIO DOC (DAL 2024 AL 2012)

Conclamata gioventù, dal colore paglierino brillante, profumo di mandorla ed erbe. Friulano tipico, teso, con mordente, per nulla ruffiano.

Colore paglierino intenso, fresco con bouquet accattivante di erbe fini e menta. Ha mordente, freschezza, persistenza, con un tocco leggermente tannico, dalla lunga prospettiva.

Colore paglierino brillante, note di erbe aromatiche, delicato ed elegante. Preciso. Al palato è ampio, con concentrazione di frutto, freschezza, sapore di crema, erbe e caco. Piacevole e persistente.

Paglierino dorato, è un’esplosione di frutti maturi, mandorla, mandarino, biscotto, erbe. Eccellente, complesso, teso, sinfonico. Interpretazione potente, ma eccellente, di Collio.

Colore paglierino chiaro e brillante. Profumo di legno dolce, miele d’acacia, agrume (pompelmo). In bocca è ampio, ricco, con sapore di erbe fini e un’ottima spinta di freschezza; chiude con estrema precisione.

Colore paglierino luminoso. Profumo brillante, con note di limone e salvia. Delicato, elegante. Avvolgente al palato con nota di erbe piacevolmente amarognole, ha notevole presa sul palato, alcol elevato compensato dalla concentrazione del frutto. Persistente e ancora perfetto.

Paglierino chiaro e luminoso. Al naso esprime mela rossa, lime, erbe. Elegante, avvolgente, caldo ma con polpa intensa e persistente.

Paglierino ancora brillante. Naso elegante, con ricordi di idrocarburo e rosa. Persistente, sapore di mandorle, mela, rosa, savia e rosmarino. Aromaticità inattesa e finale di acacia.

Colore paglierino brillante, piuttosto intenso. Naso elegante, inizialmente trattenuto, poi scopre ortica, rosmarino ed erbe di campo. Bella bocca tesa e brillante, ancora molto vivido.

Paglierino intenso, tendente al dorato. Note dolci, di biscotto, mela, caco e frutti esotici. Avvolgente, con equilibrio dolce-amaro, ottima verve finale con retrogusto di mela e mandorla.

Paglierino intenso ma ancora brillante. Al naso scorza di limone, mela rossa, mandorla, biscotto. Discreto ed elegante. In bocca cremoso sostenuto da un’ottima acidità, finale ammandorlato e di erbe. Tipico e gentile.

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