Il salone internazionale del vino chiude i battenti registrando 90 mila presenze da 135 nazioni, con oltre 1.000 top buyer dai maggiori mercati consolidati e dai Paesi emergenti. Il seguito delle aree tematiche, dei nuovi format e dei convegni. Spazio al business, ma anche al dialogo e alle celebrazioni
Tra i due litiganti (ProWein Düsseldorf e Wine Paris), il terzo (Vinitaly) gode? Difficile rispondere a questa domanda, ma certamente la 58ª edizione del Salone internazionale dei vini e dei distillati di Verona, di scena a Veronafiere dal 12 al 15 aprile, si conferma un luogo di incontro strategico per il business enologico italiano e un driver imprescindibile per consolidare il posizionamento del comparto e ampliare le opportunità di crescita all’estero delle Cantine tricolori. I numeri ufficiali parlano di un quartiere fieristico al completo con 4 mila aziende espositrici e 90 mila presenze complessive, di cui il 26% da 135 nazioni (l’anno scorso erano 130).
Il commento dei vertici di Veronafiere
«Siamo soddisfatti perché in un contesto internazionale segnato da dinamiche geopolitiche complesse, che incidono in modo significativo sui flussi e sulla mobilità degli operatori verso le principali manifestazioni fieristiche europee, il risultato raggiunto assume un valore tutt’altro che scontato», ha commentato il presidente di Veronafiere Federico Bricolo. Mentre il direttore generale vicario Gianni Bruno ha precisato che «l’internazionalizzazione è una direttrice strategica su cui continueremo a investire e il grado di soddisfazione espresso dagli espositori e dagli operatori comprova l’efficacia del percorso avviato. Vinitaly è un acceleratore concreto per il posizionamento delle imprese, capace di trasformare la partecipazione fieristica in promozione e occasioni di business».
L’attenzione verso i top buyer
Favorire incontri ad alto valore aggiunto, accelerare l’ingresso ai mercati esteri e sostenere concretamente la competitività del vino italiano in un’ottica di progressiva e costante premiumizzazione. Sono questi gli asset su cui la manifestazione veronese punta sempre di più a fare la differenza, dimostrando la sua solida expertise a livello globale. Quest’anno l’impegno organizzativo e logistico di Veronafiere ha sostenuto l’incoming di oltre 1.000 top buyer provenienti da più di 70 Paesi, selezionati e ospitati in collaborazione con ITA Italian Trade Agency (Ice), a cui si sono aggiunti molti altri operatori profilati.
Le nazioni degli operatori esteri
La lista dei principali mercati consolidati presenti a Verona ha incluso Germania, Nord America (Usa e Canada), Svizzera, UK, Belgio, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Paesi Scandinavi (Svezia, Norvegia e Danimarca), Polonia e Austria. Mentre la top 10 dei mercati a maggior potenziale ha registrato presenze di operatori provenienti da Cina, Brasile, Australia, Messico, Corea del Sud, Thailandia, Repubbliche Baltiche (Estonia, Lituania e Lettonia), Serbia e Singapore. In crescita anche l’interesse dall’Africa, con buyer e player provenienti dal Sudafrica, dalla Tanzania, dalla Nigeria e dall’Angola, mentre in Asia un certo dinamismo è arrivato soprattutto da Giappone e Vietnam.
Convegni e approfondimenti sempre più centrali
L’edizione n. 58 ha visto anche il potenziamento dello spazio dedicato all’approfondimento con quasi 100 eventi presenti nel palinsesto ufficiale tra degustazioni guidate e convegni, a cui si sono aggiunte le migliaia di iniziative organizzate direttamente dalle Cantine, dalle Regioni e dai Consorzi presso i loro stand. Tra i convegni più partecipati, sicuramente il focus dedicato ai vini premium e alle attese di crescita del vino italiano nel mondo, con il ranking delle piazze più promettenti secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly. Grande interesse anche per l’incontro sul consumo di vino al ristorante, che oggi vale 12 miliardi di euro secondo l’Osservatorio Fipe-Uiv, e per il talk (moderato dal nostro direttore Alessandro Torcoli) sui dealcolati, rispetto ai quali è attesa una crescita della produzione tricolore pari al +90% nel corso del 2026, con una quota export stimata al 91% (dati Osservatorio Uiv-Vinitaly).

Consapevolezza, trasparenza e identità
Al di là della solita frenesia fieristica, tra gli stand e le corsie dei padiglioni si è colto un sentiment diffuso di realismo e consapevolezza sia da parte degli espositori che del trade. È finito il tempo delle lamentele e delle recriminazioni sterili, è arrivato quello di una riflessione critica capace di portare a un effettivo cambiamento strutturale, resosi sempre più necessario dalle incertezze economiche del presente e dalle sfide crescenti del futuro. È in atto un ripensamento del modus operandi, per abbandonare finalmente i vecchi schemi che non funzionano più in un mondo sempre più smart e competitivo, tra intelligenza artificiale e dealcolati, calo dei consumi di massa e demonizzazioni etico-salutistiche. Occorre un nuovo racconto immersivo, che parte dal vino per abbracciare il paesaggio, la cosiddetta wine experience, la dimensione emotiva. Più identità e meno divisioni, più trasparenza e meno speculazione. La cooperazione è la chiave per superare la crisi e i produttori ne hanno preso coscienza.
I nuovi format e le aree tematiche
In un mondo sempre più frammentato e iperspecializzato, Vinitaly ha scelto di ampliare e diversificare ulteriormente anche la proposta di aree tematiche e format. Una delle novità che hanno destato maggiore curiosità è stata la start up NoLo – Vinitaly Experience (PalaExpo, 2° piano) dedicata proprio al trend dei no e low alcol, con un fitto calendario di degustazioni, masterclass e focus di mercato, in collaborazione con Uiv. Buona la prima anche per Xcellent Spirits, l’area consacrata ai distillati e alla mixology nella hall C, che punta a potenziare la connessione tra il pianeta vino e l’universo degli spirits. Consolidamento anche per Vinitaly Tourism, l’articolato format dedicato all’enoturismo, che nel 2026 è cresciuto sia a livello espositivo che in termini di appuntamenti e incontri b2b, grazie a un incoming mirato di buyer e tour operator, affiancato da nuove formule esperienziali dedicate ai territori e alle Cantine.
Straordinaria vetrina di un pilastro del made in Italy
Menzione d’obbligo anche per OperaWine e Vinitaly and the City, l’anteprima glamour organizzata con Wine Spectator e il calendario di eventi pop aperti al grande pubblico nel centro storico scaligero. In modo diverso e in un certo senso complementare, queste due “fiere nelle fiere” ci ricordano come Vinitaly resta, per dirlo con le parole della premier Meloni, “la più straordinaria vetrina di una delle espressioni più incredibili del nostro made in Italy”. Al di là degli affari e del ruolo istituzionale (la stessa presidente del Consiglio è intervenuta quest’anno per la terza volta a Verona, in un’edizione che ha visto una numerosa rappresentanza di politici e amministratori), Vinitaly rimane il luogo in cui gli addetti ai lavori s’incontrano e confrontano. È la “mostra del vino italiano” e come tale celebra i suoi protagonisti, le sue eccellenze e i suoi territori.
Celebrazioni e appuntamento al 2027
Tra i tanti riconoscimenti che hanno costellato l’edizione 2026 ricordiamo il Vinitaly International Award Italia al produttore Lamberto Frescobaldi e il corrispettivo estero all’importatore e distributore svizzero Antonio Stopper, mentre il Premio alla carriera è stato consegnato al grande professore e ricercatore Attilio Scienza, che proprio dal palcoscenico veronese non ha mancato di stupire il pubblico proponendo un nuovo concetto di autoctonia, intesa non come origine geografica della varietà ma come “chiamata”, frutto di un legame profondo, quasi spirituale, tra vite e luogo. Gli applausi non sono mancati, il sipario è infine calato e l’appuntamento già fissato per l’11-14 aprile 2027 quando Verona sarà pronta a mettere in scena la 59ª edizione.