In una verticale dell’etichetta di punta (vendemmie 2015, 2016, 2017, 2018, 2020 e 2021) scopriamo come si concretizza il nuovo corso della storica azienda della Valpolicella. Le scelte in armonia con l’ambiente e con le aspettative della nuova generazione
Un vino che richiama il passato reinterpretandolo alla luce delle tecniche più contemporanee: è questo lo spirito con il quale si è intrapreso, nel 2015, un nuovo percorso per l’Amarone Famiglia Farina, etichetta simbolo di Farina Wines, azienda di Pedemonte in Valpolicella. In una verticale delle ultime sei annate uscite in commercio – 2015, 2016, 2017, 2018, 2020 e 2021 – il 10 marzo al ristorante Sine by Di Pinto di Milano, abbiamo potuto testare al calice quanto un “vino di tecnica” come l’Amarone possa essere specchio dell’annata di cui è frutto. Soprattutto quando si seguono le linee guida di una filosofia aziendale che sposa la ricerca di una sempre maggior bevibilità, pulizia e sapidità a vini che vogliono strizzare l’occhio anche alle nuove generazioni.
Il progetto enologico dell’Amarone Famiglia Farina
Ce lo confermano le parole dell’enologo di Farina Wines Andrea Zerman: «Nel 2015, con l’Amarone Famiglia Farina abbiamo ripreso nello stile e nel design dell’etichetta quelli dell’Amarone del 1968 (nato nell’anno di approvazione della Doc). Si tratta di una reinterpretazione del vino di una volta. Abbiamo puntato su una maggior bevibilità, con estrazioni non eccessive, e uno stile secco (max 3-3,5 g/l di zuccheri residui), migliorando gli aspetti tecnici alla luce delle moderne competenze». Le uve sono selezionate tra le migliori dei vigneti di proprietà e dei conferitori storici – l’azienda può contare su 60 ettari vitati nei territori più vocati della Valpolicella Classica. «Copriamo quasi l’80% dell’area storica, dalla zona più fredda di Fumane e quella più calda di San Pietro in Cariano».

Come nasce l’Amarone Famiglia Farina
L’uvaggio è classico: Corvina 70%, Corvinone 10%, Rondinella 10% e Molinara 10%. Si conserva la presenza della Molinara (oggi sempre meno utilizzata), che accresce la sapidità del vino, e si mantiene una discreta percentuale di Corvinone che, con il suo rapporto buccia/polpa a favore di quest’ultima, garantisce piacevolezza e bevibilità. L’appassimento di 100 giorni in fruttaio è seguito in ogni fase da macchine intelligenti che ventilano i grappoli senza forzature. In vinificazione si effettuano solo due délestage per limitare l’estrazione. Segue un riposo di 2 anni in botti di rovere di Slavonia da 20 e 30 hl (che ogni anno vengono sanificate con moderne tecniche) per preservare il più possibile il frutto e poi si passa ai tulip di cemento – introdotti dopo un’accurata ricerca in collaborazione con l’Università di Verona (ne avevamo parlato qui). L’imbottigliamento (nel nuovo impianto da 5.000 bottiglie l’ora) avviene senza filtrazione.
L’Amarone della nuova generazione
«Per me questo è l’Amarone della nuova generazione», dichiara Claudio Farina, che insieme con la cugina Elena e il padre Sandro guidano a vario titolo l’azienda di famiglia. «Da diversi anni portiamo avanti una filosofia produttiva improntata a vini freschi, puliti e di pronta beva. Il nostro è un Amarone dallo stile contemporaneo e rappresenta al meglio lo spirito con il quale ci impegniamo nel nostro lavoro. Oltre alla collaborazione con l’Università di Verona, investiamo nella sostenibilità sia in vigneto sia in cantina, dove oggi utilizziamo i tappi tecnici Nomacorc, bottiglie che arrivano fino al peso di 400 g e carte e materiali riciclati per etichette e packaging».
Sei annate di Famiglia Farina, Amarone della Valpolicella Classico Docg
2015
Tra le annate più calde, con un’estate particolarmente calda e asciutta, ha dato vita a un Amarone che sa di composta e humus, dal sorso più austero, caldo d’alcol e di frutta matura, che non si sbilancia nel sottospirito.
2016
Più equilibrata, la vedemmia 2016 è caratterizzata da note più fresche e minerali, pur mantenendo anche lei una certa austerità alla beva, con un tannino leggermente più astringente.
2017
Da quest’annata, calda e siccitosa si cominciano a utilizzare i tulip in cemento e il tappo tecnico Nomacorc. E il cambio di passo si avverte. Il colore è più brillante, i profumi si fanno più fini e delicati; il sorso, che rivela un certo calore alcolico e concentrazione (tipiche dell’annata calda), si mantiene comunque scattante, con note tostate sul finale.
2018
Equilibrata e armonica, la 2018 ha donato un olfatto dalle note più dolci (tra frutto e spezie), che si ritrovano al palato, accompagnate da una certa potenza espressiva.
2020
L’annata 2019, anche per le incertezze dei tempi del Covid, non è stata prodotta. Mentre la 2020, complessa e irregolare, pare aver trasmesso queste sue peculiarità anche al vino, che sa di frutta fresca ed erbe mediterranee, come anche di caffè tostato; note di torrefazione che il vino mantiene anche al sorso e nel finale.
2021
La più convincente ci è parsa l’ultima uscita in commercio. Unanimemente riconosciuta come annata eccellente, la 2021 è caratterizzata da note equilibrate, fresche e balsamiche, che spaziano dalla frutta (ciliegia) alle spezie; il sorso si distingue per un’ottima acidità, scorrevolezza e grande piacevolezza. Un Amarone giovane, ma già pronto e con una sua identià precisa.