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2012: l’Amarone senza tempo delle Famiglie Storiche

2012: l’Amarone senza tempo delle Famiglie Storiche

Tredici interpretazioni dell’annata 2012 del grande vino veronese firmate dalle Cantine che aderiscono all’associazione delle Famiglie Storiche. Una masterclass a Vinitaly, guidata da Nicola Frasson del Gambero Rosso, le presenta e individua le caratteristiche peculiari di ognuna. Nel calice “dieci anni e non sentirli”.

L’Amarone è tra i grandi rossi italiani che meglio sanno esprimere la propria personalità. Soprattutto intorno al decimo anno, quando lascia intravedere, al di là del frutto, quale sarà il suo sviluppo futuro. Le Famiglie Storiche, l’associazione che riunisce 13 Cantine della Valpolicella (Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi Agricola, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre d’Orti, Venturini e Zenato), hanno organizzato a Vinitaly una masterclass con focus sull’annata 2012. “Le Famiglie Storiche e l’Amarone 2012: Dieci anni e non sentirli”, questo il titolo, ha esplorato 13 interpretazioni del rosso veronese, ognuna con la sua ricetta, che ha dimostrato il proprio diverso punto di evoluzione.

L’andamento dell’annata 2012

«L’Amarone con il decimo anno si dice entri nell’età adulta», ha spiegato Nicola Frasson del Gambero Rosso, che ha guidato la masterclass, «che non è ancora piena maturità, ma all’energia e vivacità dell’adolescenza aggiunge quella prima consapevolezza della crescita. Le aziende delle Famiglie Storiche forniscono quindi uno straordinario spaccato di un territorio, dove negli ultimi 20-30 anni ognuno ha preso la sua strada con uno stile enologico peculiare». «L’annata 2012», ha continuato Alberto Zenato, presidente delle Famiglie Storiche, «è stata caratterizzata da un inverno mite, con scarse precipitazioni, che ha portato a un germogliamento anticipato; l’andamento vegetativo è stato poi rallentato da un leggero ritorno di freddo ad aprile-maggio. L’estate è stata calda e siccitosa. Grazie all’abbassamento delle temperature e piogge di fine agosto la vite ha ristabilito il suo equilibrio, mentre i buoni sbalzi termici giorno/notte hanno consentito una maturazione ottimale». 

Il Monte Ca’ Bianca di Begali

«Siamo un’azienda famigliare (da 120.000 bottiglie l’anno)», ha raccontato Renato Begali, che ha portato in assaggio il suo Monte Ca’ Bianca, Amarone della Valpolicella Classico (Corvina 40%, Corvinone 35%, Rondinella 20%, Oseleta 5%). Da un unico vigneto allevato a pergola, con 4.000 ceppi/ha e una resa di 2-2,5 kg a pianta. Siamo nella parte più meridionale della zona classica, in bassa collina con rischio di ristagno d’acqua. Qui invece Begali ha saputo fare di un possibile problema un punto di forza. Il suo Amarone ha un naso preciso, giocato sul frutto, e un gusto intenso sorretto da una importante spalla acida. Dall’annata 2015 è Riserva.

La Riserva di Musella

«Il nostro Amarone esprime la vitalità del cuore della vite, che è la prima a sprizzare energia», ha detto Maddalena Pasqua di Musella, che ha presentato l’Amarone della Valpolicella Riserva (Corvina e Corvinone 70%, Rondinella 20%, Oseleta 10%). La storica tenuta si estende su tre colline che dividono Montorio dalla Val d’Illasi, su suolo calcareo argilloso, caratterizzate da clima mite e viticoltura biodinamica. La Riserva nasce solo nelle annate migliori e si distingue per la grande sapidità; è un vino giocato su un registro diverso dal precedente, con un incedere al palato più delicato.

La Riserva di Brigaldara

«Noi abbiamo vigneti sia nella zona classica sia a Grezzana e Marcellise», ha dichiarato Stefano Cesari di Brigaldara, che per l’occasione ha portato l’Amarone della Valpolicella Riserva (Corvina 55%, Corvinone 25%, Rondinella 20%). «Ogni anno selezioniamo le migliori partite da vigneti diversi. La Riserva 2012 arriva da Case Vecie a Grezzana, in Valpantena». Qui è stata scelto Corvinone dai suoli più poveri a 450 metri, mentre la Corvina arriva dai colluvi più ricchi. Peculiarità del vino: è privo di zuccheri (estratto secco 0,7 g/l). Un vino complesso e di grande freschezza con piacevole nota amaricante finale.

La Riserva Sergio Zenato

Tutt’altro lo stile di casa Zenato. «I nostri vigneti si trovano a Sant’Ambrogio, nella zona più occidentale della Valpolicella, a 300 metri», ha ricordato Alberto Zenato presentando Sergio Zenato, Amarone della Valpolicella Classico Riserva (Corvina 80%, Rondinella 10%, Oseleta 10%). I suoli sono argillosi con presenza di marna; i vigneti sono allevati a Guyot, con una densità di 5.500 ceppi /ha e una resa di 1,5 kg per pianta. La Corvina è prevalente, per un vino potente, pieno e voluttuoso che dà tutta la sensazione di maturità e calore del territorio. Un vino che dopo 10 anni si trova al suo punto di svolta tra la prevalenza del frutto e l’emergere delle note terziarie.

Il ritorno di Fieramonte di Allegrini

«È stato prodotto fino al 1985 e poi abbandonato a causa del mal dell’esca che aveva colpito il vigneto d’origine», ha spiegato Silvia Allegrini a proposito del Fieramonte, Amarone della Valpolicella Classico Riserva (Corvina 45%, Corvinone 45%, Rondinella 5%, Oseleta 5%). «Il nuovo inizio risale al 2001, quando la nostra famiglia reimpianta i 6 ettari che dominano la vallata di Fumane, a 420 metri, con doppio Guyot e impianti fitti». Un Amarone di struttura e concentrazione, ma elegante e agile al palato.

L’Amarone di Torre d’Orti

«Siamo originari dell’area del Custoza (La Cavalchina)», ha detto Franco Piona di Torre d’Orti, che ha portato il suo Amarone della Valpolicella (Corvina, Corvinone, Rondinella e Oseleta), «e ci troviamo nella valle di mezzo, i cui parametri sono diversi dalla zona classica. Il nostro Amarone esprime pulizia, persistenza e capacità di resistere all’evoluzione». Al naso si avverte la pienezza del frutto, della ciliegia carnosa dolce, poi al palato emerge l’acidità, a dispetto della tannicità.

Vigneto Monte Sant’Urbano di Speri

Stile più tradizionale per Speri. «Produciamo un solo Amarone dagli anni Cinquanta da uve provenienti dalla balconata di Fumane», ha raccontato Giampaolo Speri presentando il Vigneto Monte Sant’Urbano, Amarone della Valpolicella Classico (Corvina e Corvinone 70%, Rondinella 25%, Molinara 5%), «che volge a occidente regalando maturità. Dalla Corvina ricerchiamo l’eleganza e dalla Molinara la mineralità». Come la Riserva Sergio Zenato, anche il Monte Sant’Urbano 2012 sta vivendo una fase di cambiamento aromatico, invecchiando con lentezza e mantenendo armonia.

Il fiore di Sant’Antonio

Nonostante i 10 anni “suonati”, Lilium Est, Amarone della Valpolicella Riserva (Corvina e Corvinone 70%, Rondinella 20%, Croatina 5%, Oseleta 5%) di Tenuta Sant’Antonio è un’anteprima. «Andrà sul mercato solo tra qualche anno», ha confermato il proprietario Tiziano Castagnedi. «Il nome è quello del fiore di Sant’Antonio, il giglio, a rimarcare l’esclusività di questo blend dei blend». Proviene da uve allevate su terreni calcarei di origine vulcanica della Valpolicella orientale e matura in botti di rovere dalle doghe spesse. Per questo il vino presenta intense note speziate, di pepe ed erbe selvatiche, e richiede tempo per potersi aprire nel calice.

La Riserva Campomasua di Venturini

Una versione più fruttata (ciliegia matura) che esalta il territorio di provenienza quella di Venturini, voluttuosa e avvolgente sia al naso sia al palato. «Il nostro Campomasua, Amarone della Valpolicella Riserva (Corvina 70%, Rondinella 20%, Corvinone 10%) è un cru pregiato su terreno povero di Toar (tufi vulcanici), a 250 m», ha dichiarato Sara Venturini, quarta generazione alla guida dell’azienda di San Floriano.

La Riserva Ca’ Florian di Tommasi

Con la nuova generazione, la quarta, alla guida di Tommasi Family Estates c’è stato un cambio di passo. Da uno stile più tradizionale ora si punta a un vino integro, fresco, con note balsamiche e accompagnano il fruttato di prugna e ciliegia.
«Ca’ Florian, Amarone della Valpolicella Classico Riserva (Corvina 75%, Corvinone 20%, Rondinella 5%) nasce da un vigneto a noi caro perché tra i primi investimenti del nostro bisnonno», ha ricordato Pierangelo Tommasi. «I terreni sono poveri e allevati a pergola, che ha aiutato in quest’annata così calda».

Campolongo di Torbe di Masi Agricola

«Il Campolongo di Torbe, Amarone della Valpolicella Classico (Corvina, Rondinella, Molinara) è stato il nostro primo vino a riportare la menzione del vigneto», ha spiegato Giacomo Boscaini di Masi Agricola. È un cru prodotto solo nelle annate migliori da 8 ettari sul crestone che divide le valli di Negrar e di Marano, a 375-400 m, allevati a pergola su suoli calcarei con Toar. L’appassimento avviene in un casolare nel vigneto, dove si sviluppa botrite soprattutto sulla Corvina, responsabile della glicerina e della conseguente sensazione vellutata al palato.

Capitel Monte Olmi di Tedeschi

Dieci anni sono il minimo per i vini di Tedeschi. «Il Capitel Monte Olmi, Amarone della Valpolicella Classico Riserva (Corvina 30%, Corvinone 30%, Rondinella 30%, Oseleta, Negrara, Dindarella, Croatina e Forselina 10%) rappresenta le radici della nostra storia», ha dichiarato Sabrina Tedeschi. Il vigneto appartiene alla nostra famiglia dal 1918 e dal 1964 riportiamo la menzione in etichetta». Le uve arrivano dalla parte più a sud della vallata di Marano, a 180 m, con esposizione a ovest. «L’appassimento gestito a freddo e l’uso della botte grande ci permettono di avere un frutto più pulito».

Calcarole di Guerrieri Rizzardi

Una voce fuori dal coro quella di Giuseppe Guerrieri Rizzardi, che per l’occasione non aveva a disposizione l’annata 2012. «La scelta è ricaduta perciò sul Calcarole, Amarone della Valpolicella Classico 2011. Un’annata calda per un vino molto più maturo che sa di ciliegia in confettura, con un sorso pieno e rotondo ma comunque agile». La particolarità sta nella ricetta: Corvina 56%, Rondinella 20%, Barbera 10%, Sangiovese 10%, Corvinone 4%. Il vigneto Calcarole si trova in una zona calda e appartiene alla famiglia dal 1810; negli anni ’70 del secolo scorso è stato reimpiantato a Guyot. «Abbiamo mantenuto la Barbera per dare freschezza e acidità al vino».

Foto di apertura: i produttori delle Famiglie Storiche. Sara Venturini, Tiziano Castagnedi di Tenuta Sant’Antonio, Giampaolo Speri, Giuseppe Guerrieri Rizzardi, Franco Piona di Torre d’Orti, Stefano Cesari di Brigaldara, Silvia Allegrini, Nicola Frasson del Gambero Rosso, che ha guidato la degustazione, Renato Begali, Alberto Zenato, Pierangelo Tommasi, Sabrina Tedeschi e Giacomo Boscaini

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© Riproduzione riservata - 13/05/2022

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