Dall'Italia Dall'Italia Anita Franzon

L’incredibile varietà dei vini di Maremma (e la vendemmia 2017)

L’incredibile varietà dei vini di Maremma (e la vendemmia 2017)

La Maremma è “un miscuglio di antica civiltà e di vita selvaggia”, come la definì nel 1960 lo scrittore Guido Piovene. Questa porzione di sud della Toscana porta tuttora i segni degli etruschi, delle paludi, dei butteri, dei banditi e poi dei minatori. È un luogo romantico e solitario, incredibilmente variegato. L’indole ombrosa dei maremmani e la varietà di clima e di suoli sono impresse nei vini di questa “altra Toscana” intrinsecamente ed enologicamente dissimile dal resto della regione.

Per conoscerla meglio, tra il 27 e il 28 maggio abbiamo preso parte alla terza edizione di Maremmachevini, l’evento organizzato dal Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana all’interno delle Casette Cinquecentesche del Cassero senese di Grosseto per presentare al pubblico di giornalisti e appassionati la Doc Maremma Toscana.

Tutte le sfumature dei vini di Maremma

Hanno partecipato all’evento 35 aziende per un totale di 110 etichette in assaggio. Un numero sufficiente per comprendere l’incredibile varietà di questo territorio, rimasto poco antropizzato e lontano da semplici e univoche definizioni. Il Consorzio che tutela la Doc in questione copre l’intera provincia di Grosseto, una vasta area di 4.500 chilometri quadrati, che si estende dalle pendici dell’antico vulcano del Monte Amiata alle Colline Metallifere da una parte e quelle del tufo dall’altra. Fino a raggiungere la costa, l’Argentario e l’Isola del Giglio. È dunque naturale che le diverse condizioni pedoclimatiche incidano profondamente sulle caratteristiche della ricca e variegata gamma di vitigni e di vini proposta.

 

Vigneto inerbito in Maremma

 

Il mare nel bicchiere

Ma un filo conduttore c’è: la Maremma, infatti, porta il mare anche nel nome ed è inevitabile che le onde, le brezze e il sale si ritrovino nei vini. Fin dalle colline più interne si scorge il mare, e dove non si vede, si sente comunque la sua influenza. Sapidità e freschezza sono le colonne portanti di tutti i vini qui prodotti, anche dai vitigni più diversi: autoctoni e internazionali, entrambi hanno trovato le migliori condizioni per stabilirsi in Maremma. Lo ha confermato anche il sommelier Alessandro Scorsone, che in occasione dell’evento ha condotto la masterclass dal titolo: “Maremma: innovazione Toscana tra Autoctoni e Internazionali“.

L’altra Toscana: la Maremma è anche a bacca bianca

«Oggi la Maremma è una delle più importanti realtà vinicole della regione. La nostra varietà è la nostra forza», afferma prima di tutto Edoardo Donato, presidente del Consorzio. Dati alla mano, circa l’88% dei vini toscani sono rossi, percentuale che in Maremma scende al 67%, attestandosi in questo modo come novità nel panorama regionale. Pur registrando una forte presenza del Sangiovese, intorno al 48% della superficie totale – seguono Cabernet Sauvignon (9,1%), Merlot (6,9%), Syrah (3,5%) e Ciliegiolo (2,9%) – concorrono oggi all’immagine di questa denominazione i bianchi: il Vermentino, in particolare, supera i 700 ettari (8,1%) ed è la varietà di bianco della Doc più imbottigliata e richiesta sul mercato. Accanto ai bianchi, negli ultimi anni è cresciuta anche la produzione di vini rosati. Infatti, conclude Donato: «La nostra azione di promozione tende a esaltare la complessità della Maremma Toscana nella sua interezza».

 

Da sinistra, Luca Pollini ed Edoardo Donato, direttore e presidente del Consorzio vini Maremma

 

La Doc in numeri

Dopo pochi anni di attività la Doc Maremma Toscana conta 304 soci, di cui 220 viticoltori (per la maggior parte conferitori alle cantine cooperative), 1 imbottigliatore e 83 aziende a filiera completa; il tutto su 8750 ettari di vigneto, dei quali 1720 sono stati impiegati per produrre i vini della denominazione durante la vendemmia 2017, annata in cui si sono toccati i 5,7 milioni di bottiglie, delle quali circa 1 milione di Vermentino. «Siamo estremamente soddisfatti e fiduciosi», dichiara il direttore del Consorzio Luca Pollini, «questi dati confermano la costante crescita della denominazione correlata alla crescente domanda di vini della Maremma».

Com’è andata la vendemmia 2017 in Maremma

Annata dalle premesse complesse a causa di un brusco calo delle temperature a giugno e un’estrema siccità fino a settembre, fortunatamente le piogge d’inizio autunno hanno ribaltato la situazione. L’andamento anomalo ha influito determinando un deciso calo quantitativo (-37% rispetto al 2016), «compensato da un’alta qualità delle uve», dichiara il direttore del Consorzio. A dimostrazione che buona parte dei viticoltori ha saputo rispondere in maniera adeguata ai capricci del tempo.

 

Anfora di Coccio Pesto

 

Il tour tra le Colline del Tufo

I giornalisti, a gruppi, sono stati accompagnati in diversi territori della provincia. Noi siamo stati nella profonda Maremma, tra Pitigliano, Sorano e Sovana, dove strade, cantine e borghi sono scavati nel tufo. Tutto qui è cresciuto sulle impronte lasciate dagli etruschi. E questa è solamente una delle tante anime raccontate da Maremmachevini e qui rappresentate da due Cantine così vicine, ma anche molto diverse: Sassotondo di Edoardo Ventimiglia e Carla Benini, coppia che ha dedicato anima e corpo a diversi vitigni autoctoni, ma con una particolare predilezione per il Ciliegiolo, e La Biagiola, giovane azienda che per prima ha vinificato il Vermentino in anfore di Coccio Pesto.

I nostri 5 migliori assaggi (leggi le tasting notes)

Ecco le cinque etichette che ci hanno più colpito fra gli assaggi dei vini di Maremma. Leggi tutte le tasting notes di Maremmachevini 2018

  • Fattoria di Magliano – Pagliatura Bio, Maremma Toscana Doc Vermentino 2017 leggi
  • Fattoria di Magliano – Altizi, Maremma Toscana Doc Rosso 2015 leggi*
  • Muralia – Altana, Maremma Toscana Doc Rosso 2015 leggi
  • Sassotondo – Poggio Pinzo, Maremma Toscana Doc Ciliegiolo 2016 leggi
  • Tenuta Il Sassone – Poggio Curzio, Maremma Toscana Doc Ciliegiolo 2015 leggi

 

* doppietta per Fattoria di Magliano, della quale abbiamo molto apprezzato anche il Sinarra (Sangiovese 100%), ma scegliamo di parlare di questa nuova etichetta.

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