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Una giornata a Carema (gli assaggi)

8 Ottobre 2026 Alessandro Torcoli
Una giornata a Carema (gli assaggi)

Dalla vigna passiamo ai calici: abbiamo assaggiato i vini dei produttori della piccola denominazione piemontese, i classici e la nouvelle vague. Domina la forza del terroir, ma si sente la mano degli interpreti, con una scelta diffusa per macerazioni più lunghe e affinamenti in legno brevi

Nel racconto della visita a Carema abbiamo posto l’accento soprattutto sull’incredibile equilibrio economico e sociale di questa preziosa Doc, calibrato sulla passione e sulla tradizione delle famiglie, e ora anche di alcuni giovani che l’hanno eletta come zona per realizzare il proprio sogno vinicolo. A dimostrazione del fascino che nella storia ha suscitato Carema, la cui allure è sempre viva, oltre al già citato amore di Soldati, aggiungiamo un particolare curioso che riguarda Adriano Olivetti, l’imprenditore-umanista che aveva radici profonde nel territorio del Canavese e dintorni (il cuore dell’attività era nella vicina Ivrea): per brindare alla chiusura dei più importanti contratti negli Stati Uniti pare che pretendesse di farlo con il rosso di Carema, che si portava al seguito.

Anticipando le conclusioni

Veniamo ora alla nostra degustazione, e anticipiamo l’impressione finale complessiva: l’impronta del territorio (e del terroir, come descritto nella puntata precedente) è molto forte, un filo conduttore di tutte le versioni assaggiate. Un intreccio tra il Nebbiolo di montagna, le terrazze assolate e la pergola che mitiga, i suoli magri, la severità del luogo e l’uomo che doma la vigoria del vitigno (la resa media è di 30-50 q/ha, con una sola dichiarazione di 70 q/ha). Sono generalmente vini robusti, trame d’acciaio ma sempre eleganti, che conquistano i sensi partendo da profumi di bosco, viola e spezie anche orientali, specie nelle annate calde. A portare notevoli differenze, forgiando l’identità delle diverse espressioni, sono dunque le annate e le scelte stilistiche. Vediamole.

Confronto di tre annate: si parte con la 2024

È stato l’agronomo Alberto Cugnetto, durante la lectio introduttiva alla nostra degustazione, a dipingere con efficaci pennellate il profilo delle tre annate proposte. La 2024 porta il “4” finale di quella 2014 tremenda (poi rivalutata), quindi facile da ricordare: tra le più piovose degli ultimi anni, con conseguenti malattie e meno uva ai livelli richiesti dal Carema Doc. Una grande sfida per i viticoltori. La pergola, inoltre, è molto suscettibile e più variabile rispetto al filare, che, per inciso, non è sconosciuto da queste parti ed è utilizzato per una parte minoritaria delle vigne di Carema, laddove si scovano maggiori estensioni di terreno. La 2024 è un’annata infelice, dunque? Possiamo testimoniare che non è vero. Anzi, per noi boomer è un tuffo nel passato, più simile a quelle di 40 anni fa, “stile Anni Ottanta”, l’ha definita qualcuno, meno concentrata e alcolica, potrebbe stupire nel lungo termine. Da conservare, ma leggiadra da bere ora.

La 2023 e la 2022, ai lati opposti

L’annata 2023 ha visto meno precipitazioni rispetto alla 2024, ma nell’intero ciclo vegetativo è stata simile, con un picco termico a settembre che ha portato use sane e mature. La 2022, invece, è decisamente figlia del cambiamento climatico, così come lo è l’appena conclusa 2026. Calda senza mezzi termini e asciutta, ma i viticoltori (si veda la puntata precedente) conoscono bene le proprie terrazze e si muovono con giudizio per mantenere le vigne in equilibrio. Risultato: la 2022 è più ricca, ma sempre brillante, con piacevoli pizzichi speziati, qua e là.

La parola ai vini

Ovviamente, se la costante è il terroir, la differenza – quindi l’identità – è data dall’andamento climatico e, soprattutto, dalla mano del produttore. Se pure abbiamo notato che soprattutto i “Carema boys” convergono verso scelte enologiche simili (ad esempio, macerazioni più lunghe e più breve permanenza nel legno), restano le differenze nella scelta dei legni che si sentono evidentemente nei vini, i quali comunque mantengono una forte tipicità legata al genius loci.

La nostra degustazione

Cantina Cassetto – Carema Doc 2024 **

Matteo Cassetto è al suo primo Carema. Il suo vino ha sostato nel legno per 22 mesi, sempre botti piccole, come scritto, per ovvia necessità, non per postmodernismo. Il suo Carema spicca per la speziatura molto più intensa, quasi cenere, combinata con un chiaro frutto rosso e una coda quasi pungente di idrocarburo. Ha ottima struttura, tannino vibrante, medio corpo, lunghezza e sapidità. Uno di quelli che potrebbe sorprenderci negli anni.

Monte Maletto – Carema Doc 2024 ****

Quanto è importante sospendere il giudizio, dare una seconda possibilità. Nel pomeriggio la bottiglia stappata era complessa, cupa, sgraziata. La sera, una seconda bottiglia destava meraviglia, speziata e profonda, dal tannino tornito e una succosa verve di freschezza. Gian Marco Viano è uno dei tanti sommelier che non ha resistito alla tentazione di fare il vignaiolo, e uno dei pochi che ci è riuscito benissimo. Ed è uno dei boys che tra il 2015 e il 2016 hanno dato una bella scossa al territorio. Ha conquistato anche la Chiocciola Slow Wine, il premio più importante per la guida di Bra. Il suo vino quest’anno è stato fermentato spontaneamente e senza raspo (di solito sì, ma l’annata è quella che è).  È stato quindi affinato per 22 mesi in barrique usate.

Cantina Sorpasso – Carema Doc 2024 ***

Vittorio (Garda) e Martina dal Canavese hanno scelto Carema per il proprio futuro; rientrano nel contingente giovane, linfa vitale del territorio. E fanno tutto da soli, naturalmente. Vittorio, però, è esperto: enologo alla Cantina sociale della Serra, leader dei Giovani Vignaioli Canavesani, è in procinto di assumere la direzione tecnica della Cantina storica Ferrando, di recente acquistata dall’importatore americano Rosenthal Wine Merchant. La scelta tecnica è per una macerazione di 30 giorni, lunga ma leggermente più breve rispetto alle precedenti annate. Affinamento di 18 mesi in barrique e tonneau usate. Per inciso, la scelta del legno piccolo per questi piccoli produttori è una necessità, considerate le esigue quantità. Il vino ha un bouquet ampio e intenso, tra inchiostri, rose, lampone e spezie. Il sorso è brillante, lungo e speziato, con tensione e prospettiva. Il tannino teso, ma ben gestito.

Chiussuma – Carema Doc 2023 ****

Ecco un’altra realtà del biennio “d’oro”, l’azienda è stata fondata nel 2016 da tre soci e il loro vino è già piuttosto ricercato. Lo presenta Matteo Ravera Chion. Le uve fermentano spontaneamente in tini d’acciaio e dopo una macerazione di circa 20 giorni, variabile in funzione dell’annata e della qualità delle uve, svinano e torchiano. Il vino si eleva per 12 mesi in tonneau di rovere esauste. Nel calice è un tripudio di spezie, complesso, ricco, con tanta frutta matura. È in notevole equilibrio tra il tannino vibrante e la concentrazione di frutto. Il loro è un caso di convivenza tra pergola e filare.

Muraje – Sumjé, Carema Doc 2023 ***

Federico Santini, che con la moglie agronoma Deborah ha coronato il sogno del vigneron, è il più forestiero del gruppo, essendo di origine toscana; ma ha ormai ottenuto la cittadinanza emotiva, totalmente integrato nel gruppo della nouvelle vague con un ruolo di punta. Vivono a Torino e la fatica di correre quando la vigna chiama è doppia. Le sue uve, totalmente diraspate, fermentano spontaneamente, il mosto poi passa in cemento vetrificato, per una macerazione di 2 mesi, e affina nel legno esausto; poi 8 mesi di cemento e comincia il viaggio in bottiglia. Il bouquet sprigionato da questa bottiglia è eccentrico, ma molto interessante. Ricorda la cenere del camino, un tocco di cumino e peperone crusco. E sta sul versante della mineralità, più che del frutto. La bocca è ancora un po’ tesa, potente, con un tannino deciso in attesa di rilassarsi col tempo.

Piole – Carema 2023 ***

Una nuova realtà, fondata nel 2021, da ragazzi di Milano (tra cui il giovane bancario Lorenzo Messa) che bazzicano la zona dal 2007-08. Il vino trascorre 15 mesi in barrique e il resto in bottiglia. Il colore è ancora acceso, con nuance violacea. Al naso svetta il lampone maturo, la viola e una nota speziata di cumino. Baroleggia, con una bocca densa, il tannino fitto ma risolto, persistente. Eccentrico rispetto alla compagnia, ma intrigante e appagante.

Produttori Nebbiolo Carema – Carema Doc 2023 ***

L’istituzione, il presidio territoriale che tenuto in vita il vino di Carema, fondata nel 1960 da 10 soci. Il suo ruolo è ancora ampiamente riconosciuto, anche da chi ha preso strade autonome e vi si appoggia e si confronta. Essendo la più grande (viene da sorridere) Cantina del luogo, è anche l’unica a potersi permettere legno grande. Il Carema Doc (vi è poi la Riserva) segue per la metà delle uve una lunga macerazione di 40 giorni, e per l’altra metà una di 15-20. L’affinamento in botte Stockinger dura 24 mesi. Resta, per noi, il benchmark stilistico del Carema: eleganza, spezie, rosa, violetta. Grande bevibilità, tannino scattante, finale di petalo e lampone.

Sopravvento – Carema Doc 2023 ****

Tra le più recenti, aziende fondata nel 2021 da due fratelli, Michele e Matteo Melfa, esegue fermentazioni spontanee e affina in barrique esauste per 18-20 mesi. Il bouquet è accattivante, con tostature (caffè), frutti rossi e tocco etereo. Molto equilibrato, tra acidità vibrante e tannino morbido, con un corpo determinato dal volume alcolico e dalla concentrazione frutto. Evocazioni orientali.

Cantina Togliana – L’Arsin, Carema Doc 2023 *****

È il grande dei piccoli, 6.000 bottiglie in totale; un’altra “figlia” degli anni d’oro, 2015-16, fondata da Mario Clerin, Gianni Fabiole Nicoletto e Achille Milanesio, che oggi è il volto aziendale. Il Carema di Togliana affina per 12 mesi in botte di rovere, è complesso, minerale, con meno frutto e più roccia, senza rinunciare a sfiziose note di spezie e scorza d’arancia. La speziatura torna al palato di nobile stoffa, con tannino voluminoso e morbido, persistente e concentrato con eleganza.

CellaGrande – Carema Doc 2022 **

Un’altra new entry, azienda nata sul lago di Viverone, dove la famiglia Bagnod ha ristrutturato un monastero benedettino del XII secolo. Per la cantina si avvale della consulenza di Donato Lanati. I Bagnod sono arrivati di recente a Carema, raccogliendo un certo numero di ettari. Rispetto alla tendenza del gruppo “giovani”, l’enologia qui è molto classica e ce ne parla Cristian Bagnod: fermentazioni con lieviti selezionati, affinamenti in tonneau e barrique per 24 mesi. Ha un profumo intenso, preciso, ricco di spezie. Al palato è tra i più morbidi, con un medio corpo che porta scorrevolezza.

Ferrando – Carema Doc 2022 ***

Per mezzo secolo, a parte la Catina Produttori, c’era lui, con sede a Ivrea. Un super classico, quindi, punto di riferimento: fermentazione in acciaio e permanenza in barrique e tonneau per 36 mesi. In cantina è in arrivo l’enologo Vittorio Garda, di cui sopra. È una versione che lascia esprimere compiutamente la calda annata 2022: note di frutti rossi sotto spirito, caramello, amaretto e un risvolto di freschezza che ricorda il rabarbaro. Un tannino elegante, signorile, lungo. Una ricchezza inattesa, ma chiude con un tocco di freschezza.

Viarengo – Vigne Impervie, Carema Doc 2022 ***

Alessandro Viarengo ha fondato l’azienda nel 2022 a Borgofranco d’Ivrea (che per inciso è stato per decenni il luogo d’elezione del nostro indimenticato collega Cesare Pillon). Il vino, dalle vigne eroiche di Carema ovviamente, da cui il nome, è un inno alla ricchezza, di spezie e note floreali, con un palato centrato sulla mineralità e notevole persistenza

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