La denominazione si estende su circa 25 ettari di vigneti coltivati da 73 aziende
Abbiamo scalato le terrazze, insieme a due generazioni di vignaioli e a un agronomo esperto di questo territorio dell’Alto Piemonte. Ne è uscito un quadro piuttosto completo sull’attualità e le sfide di una delle denominazioni più piccole e affascinanti d’Italia
Quest’angolo di Piemonte che s’incunea nella Valle d’Aosta, tra pergole e terrazze, dove il Nebbiolo si chiama Picotendro e si riconosce per grazia e nerbo, è sempre stato ammirato, come tutte le piccole cose preziose, da chi ama il bello e il buono, compresi scrittori come Mario Soldati, che ne esaltò il gusto di sole e di roccia. Descrizione evocativa, come sempre da parte dell’incantatore Soldati, che non aveva pretesa di esattezza. Lo comprendiamo, visitando i luoghi del Carema in compagnia di una nuova generazione di viticoltori che sta dando impulso a una delle Doc più piccole d’Italia, accompagnata da padri e nonni che ne hanno tutelata l’esistenza sinora. Completa il quadro Alberto Cugnetto, agronomo che ne conosce le dinamiche sotterranee e nascoste.
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