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Triacca: irrequieti innovatori

15 Ottobre 2009 Roger Sesto
Ultima tappa prima di lasciare la Valtellina è Triacca a Villa di Tirano (Sondrio); l’azienda, con i suoi 112 anni di vita, completa la panoramica di quelle realtà della Valle dedite a trasmettere – intatto – il proprio vissuto. La Cantina, a conduzione famigliare, oggi alla quarta generazione, propone un nutrito lotto di vini potenzialmente adatti a lunghi invecchiamenti, dallo Sforzato San Domenico al Valtellina Superiore La Gatta Riserva, dal Sassella al Prestigio. «La viticoltura valtellinese è complessa, il che ci ha indotti a rinnovare negli ultimi 25 anni parte della superficie coltivata, sì d’avere un vigneto suscettibile di una gestione più razionale, con un occhio a economicità, ecologia, impatto ambientale». Così dicono i fratelli Triacca, l’enologo Luca e il direttore Giovanni. Per esempio? «Abbiamo sistemato i vigneti a ciglioni orizzontali, consentendo l’introduzione di piccole macchine operatrici anche in terreni con forti pendenze. Tale soluzione ci ha permesso di modellare la vegetazione in modo da creare una specie di pannello solare, il quale assicura un’elevata ricezione della luce. È qui che abbiamo potuto introdurre – per primi in Valle – la tecnica di appassimento in vigna (grazie anche alla selezione di nuovi cloni di Nebbiolo), utilizzata per il nostro Valtellina Superiore Docg Prestigio: raggiunta la maturazione dell’uva, i tralci vengono recisi e i grappoli lasciati ad appassire in vigna per 25-30 giorni; in questo lasso di tempo avviene una naturale concentrazione del frutto, l’acidità malica si riduce, la bacca sintetizza microaromi specifici promossi dall’escursione termica di ottobre-novembre. Ne risulta un vino ricco di tannini morbidi, con estratti superiori alla media, adatto all’elevazione in barrique. Prestigio fu progettato come ideale via di mezzo fra uno Sforzato e una Riserva, così da avere frutto e morbidezza del primo, freschezza e finezza della seconda. L’annata del cuore di questo vino è senza dubbio la 1997. Il Prestigio di quell’anno fu il primo vino valtellinese non-Sfursat a ottenere i massimi riconoscimenti da parte della critica enologica. Inoltre nel 1997 la nostra azienda festeggiò il secolo di vita, oltre al fatto che il Prestigio prodotto in quel millesimo sarebbe uscito nel 2000, per questo lo chiamammo Millenium». Chiediamo a cosa debba la sua particolare longevità. Rispondono: «Alla sua ricchezza tannica, all’alcol e all’acidità; d’altro canto, si sa che i suoli della Valle, grazie al loro basso pH, favoriscono la nascita di vini potenzialmente longevi. Per queste caratteristiche, e per il fatto che i vini parzialmente passiti sono oggi molto rinomati dai collezionisti, anche per la loro capacità unica di evolvere in modo virtuoso nel tempo, abbiamo deciso di conservare le annate più rare e pregiate, per poterle condividere con i nostri più appassionati clienti». Chiediamo quali siano le migliori annate di Prestigio conservate nella loro cantina. Ci dicono: «La già citata 1997, dal bouquet intenso, ma equilibrato, con note di fiori, frutti macerati e sfumature di vaniglia, e dal corpo ricco, estrattivo, ma armonico. Anche la 1998 fu una bella vendemmia, che offrì un Prestigio elegante e strutturato con una lunga persistenza, grande frutto e bevibilità. Il 2001 si fece notare per i suoi esuberanti estratti; un vino caratterizzato da un naso intenso, morbido, avviluppante, e da una beva assai polposa. La famosa annata anomala, la 2003, caratterizzò nettamente il Prestigio, che palesò molto presto un naso fruttato maturo, speziato tendente a ricordi di vaniglia, vegetale di erbe officinali, sorprendentemente integro al palato. Più fine l’edizione del 2004, arricchita da un naso deciso, floreale, dalla speziatura dolce e cremosa. La beva è armonica, retta da una fitta trama tannica e da una fragrante acidità, polposa di frutto, ampia e lunga. Appena più sottile il 2005, con ricordi eleganti di piccoli frutti macerati, vivaci e croccanti. Dalla beva fine ed equilibrata, non manca di calore e ricchezza, con tannini vellutati e dolci, una bella vena sapida e un finale che riserva gradevoli sorprese».

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