Scienze Scienze Aldo Fiordelli

Studio Agronomico Sata: la “case history” di Mosnel

Studio Agronomico Sata: la “case history” di Mosnel

La Cantina franciacortina Mosnel, che si avvale della consulenza degli agronomi Sata, investe le proprie energie nella cura dell’ambiente produttivo. Grande attenzione è riservata al riutilizzo delle vinacce e degli scarti di potatura, grazie ai quali si stabilizza la sostanza organica del terreno.

Mosnel è un’azienda che, condividendo con lo Studio Agronomico Sata l’orientamento alla produzione di un Franciacorta specifico e territoriale, ha assunto come linea guida la cura dell’ambiente produttivo in senso ampio: salute, decoro, attenzione al particolare, fascino paesaggistico, equilibrio vegeto-produttivo. Tutti fattori che sono in forte assonanza con i concetti di rispetto e qualità (vedi Sata, i missionari della biodiversità, Studio agronomico Sata: stringiamo alleanze, con la natura e Studio Agronomico Sata: la “case history” di Barone Pizzini).

Dalla gestione della biomassa alla valorizzazione del paesaggio

La particolare attenzione al ruolo della sostanza organica ha portato Mosnel a realizzare un ciclo chiuso nella gestione della biomassa come strumento fondamentale a supporto della fertilità biologica dei suoli. Le proprie vinacce e ogni sottoprodotto vegetale della gestione degli spazi verdi aziendali finiscono per comporre, in un ciclo virtuoso, una fonte nutrizionale sana e integra a sostegno della viticoltura.
In questo ambito l’azienda ha operato valorizzando costantemente le proprie specificità anche in termini di decoro e valore paesaggistico di tutti i contesti coltivati mettendoli in collegamento, quasi senza soluzione di continuità, con le aree a vocazione estetica, tra cui un parco centenario di gran valore storico, botanico e ambientale.

Le basi di un circolo virtuoso

Le vinacce fino a pochi anni fa era obbligatorio consegnarle alla distillazione. Sostanzialmente non hanno valore economico, costa di più il trasporto. Ci poteva essere una soluzione alternativa come riportarle al vigneto che le produce. «Tutto ciò che portiamo via», spiega Marco Tonni di Sata, «dobbiamo restituirlo. Chi non concima ruba al terreno perché non restituisce. Più sostanza organica possibile c’è e meglio è. Vinacce e potatura non devono essere asportate. Posso usare inerbimento e compost, ma le vinacce non hanno problematiche da un punto di vista sanitario. A parte il cattivo odore di fermentato».

La buona pratica del compostaggio

«Una buona cosa che un’azienda può fare è compostarle», continua Tonni. «Si tratta di un processo naturale che trasforma la sostanza organica come vinacce, potature e sfalci o letame in compostaggio che stabilizza la sostanza organica, producendo più humus e non solo azoto. Questo consente un effetto meno immediato sul vigore della pianta, e contemporaneamente arricchisce di più il terreno per struttura e qualità. Il suolo diventa una spugna per elementi nutritivi e acqua. Un terreno con più sostanza organica ha molta più riserva di acqua. Meno sostanza organica e più è la siccità che soffre; se invece il terreno è equilibrato soffre meno la siccità. Usare vinacce e rendere più stabile la sostanza organica ottimizza lo sfruttamento di quella già esistente».

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Foto di apertura: grazie alla collaborazione con gli agronomi Sata, Mosnel ha costruito un circolo virtuoso basato sul riutilizzo di sfalcio, potatura e vinacce

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© Riproduzione riservata - 03/11/2021

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