Scienze Scienze Aldo Fiordelli

Studio Agronomico Sata: la “case history” di Barone Pizzini

Studio Agronomico Sata: la “case history” di Barone Pizzini

Prima a produrre Franciacorta bio, Barone Pizzini segue da anni un approccio a basso impatto ambientale grazie alla collaborazione con gli agronomi Sata. I punti chiave sono il calcolo dell’impronta carbonica e il protocollo Biopass per la zonazione della biodiversità e della qualità funzionale dei suoli.

In Franciacorta, Barone Pizzini, azienda pionieristica sul tema della sostenibilità, è bio da oltre vent’anni. La prima a produrre un Franciacorta bio, ha iniziato questo percorso con la collaborazione dello Studio Agronomico Sata; una lunga storia di condivisione che ha segnato una traccia in tutto il territorio portando la Docg a superare il 60% di superficie a conduzione biologica certificata. Barone Pizzini ha contribuito anche allo stimolo nei confronti di un’indagine aziendale e territoriale sul tema della mitigazione dell’impatto nei confronti dell’effetto serra attraverso la misura della Carbon Footprint con il calcolatore Ita.Ca® messo a punto da Sata. L’azienda è stata tra le prime a livello nazionale ad aderire al protocollo Biopass per la zonazione della biodiversità e della qualità funzionale dei suoli (vedi Sata, i missionari della biodiversità e Studio agronomico Sata: stringiamo alleanze, con la natura).

Biopass: un approccio innovativo e multidisciplinare

Biopass è un’indagine che focalizza l’attenzione sulle scelte colturali ideali per valorizzare sostanza organica e biodiversità a favore della qualità del prodotto. Barone Pizzini ha esteso questo approccio innovativo, in quanto mutidisciplinare, a un numero di siti così ampio nelle vigne in gestione da comporre una vera e propria zonazione della qualità funzionale dei suoli e della biodiversità, generando indicazioni utili ad approcci colturali specifici per ogni contesto. Suoli migliori e più ospitali per le radici delle piante sono la chiave per garantirne la sanità e la longevità e, di conseguenza, ottenere più qualità delle uve e maggiore costanza produttiva. Si tratta di una rivoluzione che parte dal basso: il suolo è il fulcro della produzione e conoscere gli effetti della nostra gestione sulla sua salute e sullo sviluppo delle radici è strategico e funzionale al miglioramento di tutti i risultati agronomici.

Il calcolo dell’impronta carbonica

«Oggi tutte le aziende», spiega Marco Tonni di Sata, «hanno sentito parlare della tematica dell’impronta carbonica, a livello mondiale già discussa dal 2008. Noi di Sata per primi in Italia dal 2009-10 la mettiamo in pratica». Si parte dalla stima di gas a effetto serra emessa da un’azienda o da un processo produttivo, ad esempio una bottiglia di vino. Si considerano tutti i gas che hanno la proprietà di causare l’effetto serra e che vengono emessi direttamente (ad esempio a seguito della combustione dei carburanti) oppure indirettamente (ad esempio con il consumo di energia elettrica) durante le attività di filiera. Ogni gas serra ha una propria capacità climalterante o forza radiativa o potenziale di riscaldamento globale (GWP), espresso da un coefficiente che per l’anidride carbonica è pari a 1. Moltiplicando le quantità di gas emessi per i loro coefficienti, si ottengono le unità equivalenti di anidride carbonica: l’impronta carbonica si ottiene con la somma di tutte le emissioni.

Il risultato finale esprime quindi l’impatto sul clima mondiale dovuto all’incremento dell’effetto serra generato dalle attività umane. Se conosciamo meglio la filiera e il suo impatto, possiamo aumentare l’efficienza intervenendo negli ambiti ove i consumi e le emissioni sono maggiori.

Non solo impronta carbonica

Adesso questa è una parte essenziale per la sostenibilità. Non solo l’impronta carbonica ma anche idrica, la biodiversità, l’impatto coi fitofarmaci e il rapporto con le persone e la società. L’impronta carbonica è sempre presente come elemento per la valutazione degli impatti di una attività di qualsiasi tipo. L’esperienza di Barone Pizzini rappresenta un lungimirante esempio sulla strada della sostenibilità, poiché non passa solo attraverso l’attenzione agli impatti, ma considera la misurazione e l’interpretazione critica dei risultati ottenuti come mezzo per migliorarsi.

SATA STUDIO AGRONOMICO
piazza della Loggia 5, Brescia
info@agronomisata.it
www.agronomisata.it
Segui su Facebook InstagramLinkedin

Foto di apertura: grazie alla collaborazione con gli agronomi Sata, l’azienda Barone Pizzini focalizza la sua attenzione sulle scelte colturali ideali per valorizzare sostanza organica e biodiversità

Tag: , ,

© Riproduzione riservata - 16/10/2021

Leggi anche ...

L’antica uva della Valpolicella a Colombare di Negrar
Scienze
L’antica uva della Valpolicella a Colombare di Negrar

Leggi tutto

Vite e cannabis? Una convivenza difficile. Il caso della West Coast americana
Scienze
Vite e cannabis? Una convivenza difficile. Il caso della West Coast americana

Leggi tutto

Studio Agronomico Sata: la “case history” di Ronco Calino
Scienze
Studio Agronomico Sata: la “case history” di Ronco Calino

Leggi tutto