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Olimpiadi Milano-Cortina 2026: una bella opportunità per i vini della Valtellina

10 Gennaio 2023 Jessica Bordoni

La pensa così Danilo Drocco, presidente del Consorzio di tutela Vini Valtellina, che ha lanciato il binomio tra il Nebbiolo delle Alpi e i giochi invernali durante una serata all’Hub di Identità Golose. Il punto sulla produzione, tra vini cru, selezioni di vecchie vigne e nuove prospettive legate al cambiamento climatico.

«La Valtellina produce vini unici e insieme universali, dotati di finezza, freschezza e originalità». Chi scrive condivide appieno le parole del giornalista Giovanni Mojoli, che lo scorso 22 novembre negli spazi dell’Hub di Identità Golose ha introdotto così l’evento “Dire Fare Degustare – Il Nebbiolo delle Alpi a Milano”. Al suo fianco Danilo Drocco, presidente del Consorzio di tutela Vini Valtellina e direttore tecnico di Nino Negri.

Consorzio tutela vini Valtellina
Danilo Drocco, presidente del Consorzio di tutela Vini Valtellina, durante l’appuntamento milanese

Verso i Giochi invernali 2026

Attaverso la cena-degustazione, promossa in collaborazione con Ascovilo e Regione Lombardia, il Consorzio ha voluto puntare i riflettori su una produzione ancora troppo poco presente sulle carte dei vini lombardi. E candidarla a vino per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026.
«Torino è riuscita a riscoprire i vini di Langa dopo i Giochi invernali del 2006», ha spiegato lo stesso Drocco, piemontese di origini. «A chi andava al ristorante e chiedeva un vino locale, veniva servito un Barbaresco, un Barolo o un Langhe Doc. Sarebbe bello che Milano facesse lo stesso con i vini della Valtellina. Sono convinto che anche noi dobbiamo cogliere questa opportunità dei Giochi olimpici. Del resto siamo praticamente a metà strada tra la città di Milano e di Cortina».

Al servizio del territorio e della sua unicità

Il Consorzio è impegnato in una serie di iniziative di comunicazione e promozione del territorio. «Veicoliamo un turismo a 360° che include l’enogastronomia, lo sport e il paesaggio montano di cui siamo custodi. Il vino è bellezza, da intendersi come un atto agricolo. Mai come in Valtellina, infatti, la produzione prende forma dalla coesione tra l’uomo e la natura; tra la viticoltura eroica e l’ambiente alpino». Il “design del territorio” è fatto di 2.500 chilometri di muretti a secco (patrimonio immateriale Unesco) che sorreggono i terrazzamenti con i vigneti. «Rappresentano un forte elemento di biodiversità. Stabilizzano i versanti, aiutano a regimare le acque tutelando al tempo stesso l’equilibrio idrogeologico», ha precisato il presidente Drocco. «E poi c’è il Nebbiolo. Una varietà straordinaria, grande interprete del terroir, capace di trasferire il gusto della terra al vino come pochi altri vitigni al mondo».

Un grande balzo in avanti

Negli ultimi anni il distretto vinicolo della provincia di Sondrio (parliamo di circa 800 ettari vitati e 3,2 milioni di bottiglie all’anno) è stato protagonista di una crescita importantissima sotto il profilo qualitativo. Uno scatto in avanti, traghettato dall’impegno delle nuove generazioni e dalla lungimiranza dei vignaioli storici. Oggi i produttori puntano alla parcellizzazione dei vigneti attraverso vinificazioni separate e cru che riflettono la ricchezza morfologica locale.
«Credo sia giunto il momento di andare oltre la classica divisione nelle cinque sottozone – Valgella, Inferno, Grumello, Sassella e Maroggia – che attraversano la valle est a ovest. Studi di zonazione e selezioni di vecchie vigne particolarmente vocate ci permettono oggi di offrire al consumatore prodotti sempre più tipici e distintivi», ha precisato Drocco.

La sfida del clima che cambia

Anche il cambiamento climatico sta giocando un ruolo chiave in questo quadro e, fortunatamente, in senso positivo. «La Chiavennasca è abituata a crescere in un ambiente difficile. Con il clima estremo gli acini si sono fatti ancora più “elastici” e resistenti, consegnandoci nelle ultime vendemmie uve sane ed equilibrate tra le varie componenti. Se c’è un tratto che distingue i Nebbioli delle Langhe e i nostri, sta nella spiccata sapidità che caratterizza i rossi valtellinesi». Una caratteristica sempre più richiesta dal consumatore moderno.

5 assaggi alla scoperta del territorio

L’appuntamento milanese, conclusosi con una cena curata dallo chef bistellato Alessandro Negrini (Il luogo di Aimo e Nadia), è stato l’occasione per degustare numerose etichette e comprendere la direzione intrapresa dai produttori. Qui le tasting notes dei cinque vini protagonisti della degustazione guidata.

Agrilu – Valtellina Maroggia Superiore Docg 2019

Minuscola azienda portavoce della sottozona Maroggia, dove negli ultimi anni si sono sviluppate diverse realtà interessanti. Chiavennasca con un saldo di uva autoctona Bugnola (5%), questo vino nasce da piante di oltre 50 anni di età. Nel calice note di marasca, lampone, poi rabarbaro e una punta di liquirizia. Freschezza e sapidità guizzante. Ancora molto giovane, si farà.

Mamete Prevostini – Sommarovina, Valtellina Sassella Superiore Docg 2019

L’azienda, tra le maggiori realtà del comprensorio, è da anni impegnata in un processo di alleggerimento volto alla ricerca di vini più fini e bevibili, meno potenti e materici. In questo cru colpisce la piacevole nota medicamentosa, che impreziosisce il sorso e aggiunge equilibrio. Anche in questo caso l’estrema giovinezza lascia presagire un futuro ancora più definito.

Giorgio Gianatti – San Martino, Valtellina Grumello Superiore Docg 2015

Un produttore che cura le sue vigne come fossero giardini. Freschezza balsamica, nota “petrosa” e spezie dolci per un rosso che sembra decisamente più giovane della sua età. Una particolarità: è il frutto di uve lasciate appassire 40 giorni (ma il produttore preferisce non chiamarlo Sforzato) a cui segue la fermentazione in acciaio e la maturazione in botticelle di rovere.

Aldo Rainoldi – Valtellina Inferno Superiore Riserva Docg 2018

Sottozona iconica, che insieme alla Sassella presenta le massime pendenze dei terrazzamenti, fino all’85%. Anche il produttore non ha bisogno di molte presentazioni. Questa Riserva viene proposta solo nelle migliori annate a partire dal 1983. Bouquet setoso di piccoli frutti rossi, timo, tabacco. In bocca ricchezza e densità croccante, con una bella promessa di longevità.

Sandro Fay – Costa Bassa, Valtellina Valgella Superiore Docg 2019

Ci spostiamo in Valgella, la sottozona più orientale con suoli più profondi e precipitazioni mediamente inferiori. Costa Bassa fa riferimento alla posizione dei vigneti, che dal fondovalle salgono fino ad un’altezza di 450 metri. Da un produttore storico un vino dinamico, dal frutto in evidenza, dotato ottima freschezza e tannini ben integrati.

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