In Italia In Italia Emanuele Pellucci

Censimento delle Vecchie Vigne: la Toscana

Censimento delle Vecchie Vigne: la Toscana

La maggior parte dei vigneti della regione è stata reimpiantata negli anni Sessanta del secolo scorso grazie ai fondi comunitari. Ma ci sono ancora vecchie viti, per esempio, a Montalcino, nel Chianti Classico e Rufina. Per segnalare vecchie vigne di oltre i 30 anni d’età scrivere a redazione@civiltadelbere.com.

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La Toscana è stata tra le regioni italiane più attive nell’approfittare dei Fondi Feoga, istituiti dalla Comunità europea alla fine degli anni Sessanta, per rinnovare il patrimonio viticolo della Penisola. Da qui il reimpianto di vigneti in coltura semi-intensiva e poi intensiva, che hanno anche modificato il paesaggio tradizionale delle colline toscane. Un progetto andato avanti negli anni successivi grazie anche all’idea che la vita dei vigneti non dovesse superare i 25-30 anni di età. Eppure, in molti Paesi, tra cui sicuramente Francia, Svizzera e perfino il “moderno” Cile, le vecchie vigne hanno sempre rappresentato un valore aggiunto dalle quali ricavare vini di eccellenza che spuntano prezzi decisamente interessanti. Per fortuna qualche eccezione in Toscana c’è ancora, come si può vedere qui sotto.

Biondi Santi

Brunello di Montalcino Riserva Docg

Gli impianti più vecchi del Greppo risalgono agli anni Trenta-Quaranta, anche se progressivamente sono stati oggetto di parziale reimpianto. Fino a pochi anni fa, del resto, per il Brunello Riserva si usavano vigne di oltre 25 anni, mentre adesso si guarda anche alle caratteristiche pedoclimatiche adatte alla tipologia. E comunque l’idea in azienda è di portare l’età anche delle nuove vigne ad almeno 60 anni. «Vogliamo salvaguardare il vecchio materiale vegetale», dice l’agronomo Federico Radi, «perché questo è una fonte di profumi, acidità e tannini che fanno parte del Dna Biondi Santi. Le vigne più longeve sono piantate nei posti migliori, e per noi rappresentano una sorta di cassaforte al pari delle bottiglie di Brunello del 1888 e 1891».

Castello di Querceto

La Corte, Chianti Classico Gran Selezione Docg

Piantata nel 1899 da Carlo François, La Corte è stata per 70 anni la vigna che ha espresso il vino top dell’azienda chiantigiana della famiglia. In cantina si conservano ancora bottiglie del 1904 che in occasione dell’ultimo assaggio effettuato nel 1997, per il centenario dell’acquisto della proprietà, mostravano un vino ancora perfetto. Ripiantata negli anni Settanta usando cloni della vecchia vigna, La Corte è ancora oggi il fiore all’occhiello di Castello di Querceto. All’impianto originario è stato poi affiancato un nuovo vigneto di un ettaro e mezzo di 15 anni di età dando a La Corte Chianti Classico Gran Selezione, fino al 2016 etichettato Igt, un tocco di maggiore modernità.

Podere Poggio Scalette

Il Carbonaione, Alta Valle della Greve Igt

«È stato l’amo a cui ho abboccato quando ho comprato l’azienda nel 1991», confessa Vittorio Fiore, enologo e da allora anche produttore in proprio. A convincerlo era stata infatti la presenza nella proprietà di una piccola vigna promiscua piantata nel 1920. Era semi abbandonata, ma il vecchio mezzadro la curava come una figlia e addirittura, assicura Fiore, ci parlava quando faceva i trattamenti. Ripiantate nuove viti tra gli interfilari, oggi da questo impianto il Podere Poggio Scalette ottiene il suo vino più famoso, quel Carbonaione che fin da subito si è posto all’attenzione della critica e dei consumatori.

Vecchie Vigne toscana
Vigna dell’Impero di Tenuta Sette Ponti è terrazzata a mano su terreni ghiaiosi con massi calcarei di galestro

Tenuta Sette Ponti 

Vigna dell’Impero 1935, Valdarno di Sopra Sangiovese Doc

Piantata nel 1935 per ordine di Amedeo di Savoia Duca d’Aosta e viceré d’Etiopia per celebrare la vittoria in Abissinia, la vigna si trova su un terreno ghiaioso, saturo di massi calcarei di galestro, terrazzato a mano per eliminarne la forte pendenza naturale. Quindici anni dopo, Alberto Moretti Cuseri acquistò la proprietà dalle principesse Margherita e Maria Cristina di Savoia e con essa anche questa magica vigna, madre di uve cariche, complesse, strutturate, ricche di estratto e sostanze nutritive. Il terreno, ricco di sali minerali, dà vita a frutti di elevata qualità, fini, longevi e intensamente profumati. Il vino Vigna dell’Impero 1935 è un Sangiovese in purezza prodotto solo nelle annate più prestigiose.

Marchesi Frescobaldi 

Nipozzano Vecchie Viti, Chianti Rufina Riserva Docg

È probabilmente la vigna più vecchia delle Tenute Frescobaldi. Si trova a Nipozzano, ha un’età di circa 60-70 anni e non è mai stata oggetto di reimpianto. Presenti i vitigni tradizionali a bacca rossa: Sangiovese, Canaiolo, Colorino e Malvasia nera. Nel 2011 la famiglia Frescobaldi decise di produrre un vino per continuare la tradizione di riservare una “collezione privata” ai suoi nuovi nati, e solo successivamente questa etichetta è stata messa anche in commercio. La maturazione è di 24 mesi in botti di rovere e altri 3 mesi in bottiglia. La produzione è di circa 6-7 mila bottiglie all’anno.

Fontodi 

Vigna del Sorbo, Chianti Classico Gran Selezione Docg

È forse la maggiore estensione di vecchie vigne nel cuore del Chianti Classico. Dei 92 ettari vitati che Fontodi possiede nella celebre conca d’oro di Panzano, ben 15 hanno un’età che varia dai 45 ai 60 anni. «Almeno il 90% di queste non sono mai state reimpiantate», assicura Giovanni Manetti, titolare nonché presidente del Consorzio Chianti Classico. «Sono vigne che conservo gelosamente perché danno uve di ottima qualità che esprimono profondità di gusto, aromaticità e complessità dando un contributo importante alla qualità generale del vino». Il risultato è Vigna del Sorbo Chianti Classico Gran Selezione, uno dei top di gamma di Fontodi.

Fattoria Montellori 

Metodo Classico Pas Dosé Toscana Chardonnay Igt

Esattamente 40 anni fa Giuseppe Nieri, della Fattoria Montellori, trovò sulle colline del Montalbano, a 500 metri slm, il terreno ricco di arenaria che da tempo cercava e che lui desiderava per piantarvi una vigna di Chardonnay e da lì produrre uno spumante Metodo Classico di alta qualità. «Un lavoro ingrato lo scasso di quel terreno roccioso», ricorda oggi il figlio Alessandro, «ma alla fine mio padre ottenne quello che voleva». Si chiama vigna di Cecina (niente a che vedere con la località della costa livornese) ed è qui che l’azienda produce le uve Chardonnay da cui ricava il Metodo Classico Pas Dosé Chardonnay 100%.

Foto di apertura: la filosofia di Biondi Santi, a Montalcino, è quella di salvaguardare il vecchio materiale vegetale

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© Riproduzione riservata - 14/05/2022

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