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Castello del Terriccio festeggia 100 anni con una verticale di Lupicaia

Castello del Terriccio festeggia 100 anni con una verticale di Lupicaia

Da un secolo Castello del Terriccio appartiene alla stessa famiglia. Vittorio Piozzo di Rosignano, l’attuale proprietario, celebra l’anniversario con una degustazione di otto annate del vino di punta aziendale, il Lupicaia. Dalla 1993, la prima, alla 2016: la testimonianza dell’integrità nel tempo di un grande rosso che si è imposto da subito tra i migliori bordolesi della zona.

Risale a 100 anni fa l’acquisto della tenuta toscana di Castello del Terriccio da parte della famiglia dell’attuale proprietario. «Abbiamo voluto festeggiare questo importante anniversario», ci spiega di persona Vittorio Piozzo di Rosignano, «con una verticale di Lupicaia, la punta di diamante aziendale». La degustazione di otto annate (1993, 1995, 2001, 2006, 2009, 2010, 2012 e 2016), guidata dall’enologo Carlo Ferrini e dal giornalista e critico Daniele Cernilli, si è volta all’Hotel Mandarin Oriental di Milano, il 22 novembre.

Da fondo agricolo ad azienda vinicola

Questo è stato un secolo di grande cambiamento per Castello del Terriccio, che ha visto il passaggio da una conduzione a mezzadria, con oltre 500 persone (più di 60 famiglie) che abitavano una sorta di paese diffuso nella tenuta di 1.500 ettari, ad azienda vinicola vocata alla produzione di vini di altissima qualità. Castello del Terriccio deve questo mutamento e la conseguente notorietà a livello internazionale a Gian Annibale Rossi di Medelana, zio dell’attuale proprietario, che lo ereditò nel 1975. Egli decise di rifondarlo, impiantando varietà bordolesi ma mantenendo intatto l’antico carattere e il patrimonio territoriale. Oggi si contano 65 ettari di vigneto nel comune di Castellina Marittima (Pisa) a macchia di leopardo nei terreni più vocati su suoli a medio impasto con buona presenza di ferro. Posizionati tra i 100 e i 250 metri d’altezza di fronte al mare, godono delle sue brezze e della sua luce riflessa.

Vittorio Piozzo di Rosignano, l’attuale proprietario di Castello del Terriccio, con l’enologo Carlo Ferrini e il giornalista e critico Daniele Cernilli

Lupicaia tra tradizione e innovazione

Il Lupicaia, dicevamo, è la punta di diamante di Castello del Terriccio. Prodotto dal 1993, le uve destinate a questo grande rosso provengono dall’omonimo vigneto nella parte più vocata dell’azienda e delimitato da un filare di eucalipti. Lupicaia è un toponimo locale, che trae origine dal ruscello dove una volta si avvistavano i lupi. Nasce prevalentemente da Cabernet Sauvignon, «varietà che per la zona non è una moda», ricorda Daniele Cernilli, «ma una tradizione nobiliare antica. Già nella prima metà dell’800 la famiglia Salviati della Tenuta di Migliarino, al confine tra le attuali province di Lucca e Pisa, allevava Cabernet Sauvignon. Fu da qui che Mario Incisa della Rocchetta prelevò le marze per il suo Sassicaia». A dimostrazione del fatto che i vini che hanno fatto la storia dell’enologia della zona affondano le radici nella tradizione del territorio.

Come nasce in cantina

Fino al 2000 entra nell’uvaggio anche un 10% di Merlot; da lì al 2010, quest’ultimo spartisce la sua quota con il Petit Verdot (5%); da quella vendemmia in poi, «resta solo il Petit Verdot a fare da sponda al Cabernet Sauvignon», spiega Carlo Ferrini, «perché è una varietà che meglio si adatta al cambiamento climatico, essendo a maturazione tardiva». L’affinamento del vino avviene separatamente in tonneaux di Allier per circa 22 mesi; vi è poi un successivo assemblaggio e un ulteriore periodo di affinamento in bottiglia prima di essere commercializzato. Viene prodotto in 30.000 bottiglie l’anno.

Lupicaia in otto annate

Ora veniamo alla degustazione delle otto annate del Lupicaia, Igt Toscana “à la Tachis”, come dichiara Cernilli, cioè procedendo, come amava fare il grande enologo, dal vino più vecchio, con tannini già risolti, al più giovane. Premettiamo che tutte le annate assaggiate hanno dimostrato un’ottima integrità.

1993
Annata ottima, caratterizzata da buone escursioni termiche grazie al Maestrale, vendemmia ritardata, affinamento in barrique (non ancora tonneaux). Ottiene subito i tre bicchieri del Gambero Rosso, diventando un neobordolese di riferimento della zona. Colore che risente del tempo con unghia aranciata, ma limpido. Emergono le note balsamiche tipiche di eucalipto (vedi i frangivento che circondano il vigneto), con un naso giocato sulla finezza. Anche al palato di grande eleganza, ottima struttura e bella acidità. La lunghezza è la sua cifra, piuttosto che la larghezza.

1995
Una vendemmia eccezionale. Colore rubino con unghia aranciata, bouquet complesso, di frutta matura, tabacco, chiodo di garofano, cannella; in bocca balsamico con note speziate di liquirizia, ha buona acidità e finale lunghissimo.

2001
Annata più calda e siccitosa. Al naso frutti di bosco quasi in confettura e note che richiamano profumi d’obbligo in quegli anni, come vaniglia, cannella, peperone verde. In bocca il tannino si fa più astringente, asciugante, frutto dell’annata.

2006
Ritenuta una grande vendemmia, all’opposto della 2001. Il colore rubino si fa più deciso, spiccano al naso i profumi balsamici che si accompagnano a un contesto fruttato di mirtilli e spezie. Il palato è sorretto da un’alta acidità e lunghezza, con retrogusto di cioccolato e tabacco.

2009
Annata calda, ma non estrema come la 2001. Bel colore rubino concentrato e deciso, naso con una gamma di aromi delicati e invitanti come menta, alloro, salvia e rosmarino, uniti a un sentore di ciliegia netto. In bocca prevale la ciliegia scura, fatta confettura, e note più evolute.

2010
Prima annata senza il Merlot, che gli conferiva più “marmellosità”. Profumi nitidi e ampi che spaziano dagli agrumi alle spezie, come rabarbaro e zenzero, poi ribes e lamponi. Elegante al palato e sorretto da un’evidente acidità.

2012
Annata calda, simile alle 2001, ma dove i tannini sono stati gestiti in modo migliore. Al naso note di frutta rossa e speziate, dal ginger all’anice. Attacco in bocca succoso, per un vino ben eseguito, ma che sul finale evidenzia un tannino un po’ ruvido.

2016
Frutto di una vendemmia perfetta (sarà quella del secolo?). Ricorda la 1995, ma più calda. Colore rubino vivo, bouquet ampio in cui la frutta (marasche) si alterna ad aromi più speziati, di cioccolato e tabacco. All’assaggio è di ottima struttura, rotondo, elegante, con un sorso fresco e minerale, e un tannino finemente integrato.

Foto di apertura: le otto annate degustate del Lupicaia, 1993, 1995, 2001, 2006, 2009, 2010, 2012 e 2016

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© Riproduzione riservata - 11/12/2021

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