E se vi dicessimo che anche il caffè può “invecchiare”?

E se vi dicessimo che anche il caffè può “invecchiare”?

Nel mondo degli specialty coffee si fanno largo versioni fermentate in barrique e con i lieviti dello Champagne. Tra le pratiche mutuate dalla viticoltura c’è la surmaturazione in pianta e qualcuno azzarda persiono delle degustazioni verticali.

Sono lontani, nella fascia equatoriale, in Honduras e Guatemala o in Messico e Colombia, anziché nel Chianti o nella Champagne. Forse per questo ne sappiamo poco o nulla, ma oggi anche i coltivatori di caffè stanno sperimentando tecniche complesse nella fase cruciale dell’essiccatura, quella che segue il raccolto e consente di estrarre ed essiccare il seme del frutto rosso fuoco della Coffea Arabica per “prepararlo” all’esportazione.
Dal caffè verde che ne risulta poi si procederà, generalmente nei Paesi occidentali, alla tostatura. Si tratta di lavorazioni spesso mutuate dal vino, anche se le differenze come vedremo sono nette. L’approccio però è simile: conferiscono aromi e sensazioni nuove e composite. Consentono al caffè di “invecchiare” meglio, con ulteriori processi anche in fase di post estrazione. Spesso realizzati su lotti in edizione limitata, intrigano l’appassionato, che può decidere di concedersi questo piccolo lusso, da degustare con calma mentre medita su un futuro incerto.

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© Riproduzione riservata - 18/03/2023

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