Nato come una moda sull’onda di alcuni ritrovamenti navali in fondo al mar Baltico, il fenomeno si è trasformato in una pratica enologica avvalorata da evidenze tecnico-scientifiche e metodologie sempre più avanzate. Principi, risultati, protagonisti e sviluppi futuri
In inglese si chiama underwater wine aging. È la pratica, sempre più diffusa e codificata, di affinare il vino al largo del litorale, nelle profondità degli abissi. Se fino a qualche decennio fa il mare si limitava a restituire casse di vecchie bottiglie affondate insieme alle navi su cui viaggiavano, oggi si è trasformato in un habitat enologico a tutti gli effetti. Una cantina naturale senza porte e senza confini, un ecosistema termoregolato e iperbarico, che dona al vino un profilo gusto-olfattivo inedito e ricercato, ridefinendo o almeno ampliando il concetto di affinamento e le sue tipologie.
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