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Vino, benessere e longevità: al via l’Accademia internazionale del bere in salute

21 Aprile 2026 Jessica Bordoni
Vino, benessere e longevità: al via l’Accademia internazionale del bere in salute
© Vinotecarium - Pixabay

La nuova iniziativa, promossa da Signorvino e presentata nello spazio Masaf del Vinitaly, si propone di dare autorevolezza e rigore scientifico a un dibattito pubblico ancora dominato da luoghi comuni, fake news e semplificazioni. Gli interventi degli studiosi che hanno aderito al progetto

Si chiama Accademia internazionale del bere in salute (Aibs) ed è il nuovo progetto promosso da Signorvino (Gruppo Oniverse) di proprietà della famiglia Veronesi, con il coinvolgimento di alcuni scienziati e studiosi di fama internazionale, a cominciare dal professor Giovanni Scapagnini, ordinario di Nutrizione clinica all’Università del Molise e tra i maggiori esperti italiani di geroscienze nutrizionali e longevità. L’iniziativa è stata lanciata ufficialmente a Vinitaly in un incontro dal titolo “Vino e Longevità. Salute, cultura, convivialità e tendenze” moderato dallo stesso Scapagnini, in qualità di principale relatore e ideatore del comitato accademico.

Una narrazione fondata sull’evidenza

L’appuntamento si è svolto nello spazio Masaf di Vinitaly, alla presenza del suo presidente di Veronafiere Federico Bricolo, del neo ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, di Sandro e Federico Veronesi, patron e ad del Gruppo Oniverse, del presidente dell’Ice Matteo Zoppas e di molti dei professori e ricercatori che hanno sottoscritto il programma. Come ha spiegato il presidente Bricolo, intervenuto per i saluti iniziali: «Questo convegno risponde con rigore scientifico a un dibattito pubblico che è stato troppo spesso guidato da semplificazioni distanti dalla nostra tradizione culturale. È compito degli scienziati definire il quadro di riferimento». L’Accademia si propone infatti come un organismo scientifico e culturale con vocazione divulgativa. L’obiettivo è restituire al vino una narrazione fondata sull’evidenza, sgombrando il campo dalle fake news, gli allarmismi ingiustificati e i luoghi comuni.

L’importanza del supporto del mondo scientifico

«Il settore vive una fase di profonda trasformazione, in cui la comunicazione sulla salute gioca un ruolo determinante», ha precisato l’ad Federico Veronesi. «Noi di Signorvino lavoriamo per avvicinare le persone al vino in modo consapevole senza barriere e sovrastrutture. Ma su un tema come quello della salute non possiamo parlare da soli: abbiamo bisogno della scienza. L’Accademia nasce esattamente da questa esigenza: mettere dati e ricerca al servizio di chi vuole capire e conoscere. Il riconoscimento della Cucina italiana come Patrimonio Unesco ci ricorda che mangiare e bere secondo le nostre tradizioni sono un atto comunitario. Il vino è parte integrante di un modello di vita che il mondo ci invidia e che la scienza oggi ci dice di proteggere».

Federico Bricolo, presidente di Veronafiere, Federico Veronesi, ad di Signorvino, Giovanni Scapagnini, professore dell’Università del Molise, e Sandro Veronesi, titolare di Signorvino

Perché vino e alcol non sono la stessa cosa

Il professore Giovanni Scapagnini ha ricordato come: «Il vino non è assimilabile all’alcol in senso generico e si pone, rispetto ad esso, in una posizione scientificamente distinta». L’esperto ha rievocato in particolare due studi recenti, tra cui il Progetto Moli-sani che ha coinvolto circa 22.495 partecipanti (International Journal of Public Health, marzo 2026) secondo il quale un consumo moderato di vino nell’ambito della dieta mediterranea rallenta l’invecchiamento biologico in modo significativo, mentre la stessa quantità di etanolo assunta da birra o superalcolici non produce il medesimo effetto. L’altra analisi, presentata all’American College of Cardiology e basata su 340.000 soggetti del database UK Biobank monitorati per 13 anni, quantifica in un -21% la riduzione del rischio di mortalità cardiovascolare nei consumatori moderati di vino, contro un +9% per chi consuma la stessa quantità di alcol da altre fonti.

I benefici sull’asse intestino-cervello

Tra i membri dell’Accademia intervenuti a Verona anche la professoressa Karin B. Michels dell’Università della California – Ucla e di quella di Friburgo, che ha ribadito un’altra distinzione spesso trascurata. «Il vino è un alimento fermentato, non una bevanda alcolica tout court, e questa differenza ha conseguenze biologiche rilevanti. La fermentazione preserva e arricchisce il microbioma intestinale,  ovvero il nostro più importante organo immunitario. Il vino rosso, consumato in misura moderata, agisce su questo sistema in modo duplice: come probiotico, introducendo microrganismi benefici, e come prebiotico, grazie ai polifenoli della buccia dell’uva che nutrono la flora batterica esistente». Ma c’è di più perché «gli acidi grassi a catena corta prodotti dalla fermentazione sono i messaggeri che non solo nutrono il sistema immunitario, ma fanno stare bene anche il cervello. Molti studi hanno dimostrato come il vino riduca il rischio di demenza. Il canale è proprio questo: l’influenza positiva sul microbioma intestinale che si traduce in benefici neurologici».

I distinguo rispetto al modello mediterraneo

Il professor Arrigo Francesco Giuseppe Cicero, docente dell’Università di Bologna e presidente della Società italiana di nutraceutica, ha evidenziato come il cambio di posizione riguardo al vino da parte di numerose società scientifiche internazionali, passate «da una narrativa consolidata di cardioprotezione a un messaggio di astensione totale», rifletta la realtà epidemiologica di Paesi con elevato rischio cardiovascolare, caratterizzati da abitudini alimentari scorrette e consumo alcolico non contestualizzato. «Un modello antitetico rispetto a quello mediterraneo, dove il consumo è integrato nei pasti e nella socialità e gli studi mostrano sistematicamente effetti protettivi». Non è un caso che le linee guida della Società europea di cardiologia, pubblicate nell’agosto 2025, abbiano reintrodotto il riconoscimento dell’effetto protettivo del consumo moderato di vino nel quadro di una dieta equilibrata.

Vino e longevità signovino
Un momento del convegno “Vino e Longevità. Salute, cultura, convivialità e tendenze”

Tolleranza all’alcol e profilo enzimatico

L’intervento del professor Giovambattista Desideri dell’Università Sapienza di Roma (Medicina interna e geriatria) si è focalizzato sul vino come alleato geriatrico ricordando l’importanza della socializzazione come determinante di salute. Mentre il professor Paolo Francalacci dell’Università di Cagliari (Genetica di popolazione e dna antico) ha sottolineato il valore biologico della “tolleranza” all’alcol e come le popolazioni mediterranee abbiano sviluppato nel corso dei millenni un profilo enzimatico favorevole: «La nostra agricoltura parte dal vino, non solo dal pane. In prospettiva evolutiva, il vantaggio selettivo associato al consumo di bevande fermentate non è stato individuale, ma collettivo. Il vino ha contribuito alla coesione del gruppo sociale, alla sicurezza alimentare e alla trasmissione culturale: una strategia evolutiva prima ancora che una scelta alimentare».

L’impatto favorevole sul sistema cardiovascolare

Quando si parla di vino e salute, il richiamo ai polifenoli è d’obbligo. Il professor Luigi Iorio dell’Università del Brasile e del Giappone, specialista in biodinamica e chimica clinica, ha affrontato il tema ricordando il sistema redox (o di ossido-riduzione) a cui tutti gli organismi viventi sono soggetti. «Il resveratrolo (un polifenolo naturale contenuto nel vino, ndr) attiva vie come NRF2 e le sirtuine, implicate nell’invecchiamento di successo, mentre i nitrati del vino vengono convertiti in ossido nitrico – un vasodilatatore fisiologico – attraverso l’azione del microbiota orale e gastrico. Il resveratrolo potenzia questo effetto attivando l’ossido nitrico sintetasi endoteliale. La modulazione del flusso vascolare rappresenta uno dei meccanismi più rilevanti attraverso cui i polifenoli del vino interagiscono con il sistema cardiovascolare».

Una sinfonia basata sui sistemi recettoriali

Anatomista e storico della medicina presso l’Università di Verona, il professor Andrea Sbarbati ha definito il vino «come una mano che tocca sei tasti contemporaneamente, e da questi escono sinfonie». I tasti corrispondono ai sistemi recettoriali che vengono attivati durante il consumo, ovvero: «i recettori gustativi classici, che distinguono dolce e amaro; i recettori olfattivi, amplificati dall’alcol che fa evaporare i composti aromatici; i recettori vomeronasali, che governano la dimensione emotiva dell’esperienza; le terminazioni libere trigeminali, che danno il senso astringente, il calore, il freddo; e infine le cellule isolate chemosensoriali (presenti non solo nella bocca ma lungo tutto l’intestino) che regolano la secrezione insulinica e l’interazione con il microbiota. La storia della medicina conferma questa lettura millenaria. In passato il vino era prescritto in base al temperamento del paziente: vini dolci o passiti per i melanconici, vini secchi e invecchiati per i flemmatici, vini acidi e poco alcolici per i sanguigni… Non superstizione, ma intuizione clinica codificata secoli prima della biochimica».

I prossimi step programmatici

Dopo il lancio ufficiale a Vinitaly, Signorvino ha annunciato tre direttrici di lavoro per l’Accademia internazionale del bere in salute. Come ha spiegato Federico Veronesi: «Il prossimo step sarà quello di costruire un’evoluzione culturale del linguaggio intorno al vino, trasformando temi complessi in strumenti concreti e accessibili al grande pubblico. Questo permetterà di sviluppare un ecosistema di dialogo permanente tra produttori, autorità scientifiche e stakeholder, contribuendo così a orientare il cambiamento del settore con una narrazione basata sull’evidenza e sull’equilibrio». «L’Accademia è un punto di partenza e non di arrivo. Ogni anno vengono pubblicati lavori importanti sull’impatto positivo del vino e noi vogliamo presidiarli, facendo in modo che questo appuntamento veronese diventi una costante», ha concluso il professore Scapagnini.

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