Una degustazione che attraversa le ultime cinque decadi dell’Amarone icona di Serego Alighieri, da quando, cioè, è prodotto insieme con la famiglia Boscaini di Masi Agricola. L’apporto unico della Molinara e dell’affinamento in botti di ciliegio.
Vaio Armaron della Cantina Serego Alighieri – parte del gruppo Masi dal 1973 – che nasce nell’omonimo storico cru da cui sembra derivi il nome Amarone, è un vino di elegante personalità, enfatizzata dall’uso delle uve Molinara (clone Serego Alighieri) e dall’affinamento in botti di ciliegio, tipiche della Valpolicella Classica. «È lui, quest’anno, che abbiamo scelto come protagonista del 36° Seminario Masi», ha spiegato allo scorso Vinitaly Raffaele Boscaini, settima generazione alla guida aziendale, «un vino icona che produciamo da cinque decadi con la famiglia dei conti discendenti di Dante».
La Molinara è adatta al clima e al gusto moderno
Tra gli elementi distintivi di Vaio Armaron, c’è l’impiego del raro vitigno Molinara, «che dal 2003, secondo il disciplinare di produzione, non è più indispensabile nell’uvaggio dell’Amarone della Valpolicella», ha ricordato Sissi Baratella, enologa e wine communicator che ha moderato il Seminario Masi. «Dei 2.400 ettari coltivati in zona negli anni ’70, oggi ne sono rimasti appena un centinaio», ha dichiarato il prof. Lucio Brancadoro dell’Università di Milano. Ma nonostante la sua ormai sporadicità, è un’uva che, invece, si adatta al clima che cambia e al gusto moderno.
“Nomen omen”
«Cresce bene in collina e in ambienti limitanti senza soffrirne. Inoltre, la spessa pellicola pruinosa che avvolge gli acini, simile alla farina, da cui deriva anche il suo nome – Molinara viene da “mulino” – li protegge dall’intensità dei raggi solari». La sua buccia spessa la rende anche adatta alla tecnica dell’appassimento: si presta bene, infatti, ad essere maneggiata. «La sua presenza conferisce al vino una nota minerale tipica – che abbiamo riscontrato in un campione assaggiato in purezza – che oggi è particolarmente ricercata dal consumatore moderno», ha concluso Brancadoro.

Il clone Molinara Serego Alighieri è stato selezionato in un vigneto secolare
Il cru Vaio Armaron
La Molinara clone Serego Alighieri, utilizzata per i vini dello storico casato, come il Vaio Armaron, proviene da una vigna prefillossera di proprietà di 150 anni, allevata a pergola. Di qui è stato ricavato il materiale genetico per gli altri impianti Serego Alighieri. Vaio Armaron nasce in uno dei tre storici cru della tenuta. È esposto a sud-ovest, tra i 230 e i 265 metri di altitudine, dove i suoli hanno una buona dotazione calcarea, con apporti argillosi, e i filari sono disposti sulle terrazze delimitate da muretti a secco, localmente chiamate marogne. «Siamo nel cuore della Valpolicella Classica, che dona ai vini particolare pienezza», ha ricordato Andrea Dal Cin, direttore enologia di Masi, «mentre le importanti escursioni termiche consentono una tenuta ottimale del colore nel tempo».
Il contributo del legno di ciliegio
Oltre alla Molinara clone Serego Alighieri, il Vaio Armaron è caratterizzato dall’uso del tradizionale fusto veronese da 600 litri in ciliegio. Questo tipo di botte rappresenta una scelta strategica per l’affinamento. «Il ciliegio, infatti, è un legno poroso che favorisce lo scambio ossigeno-vino», ha spiegato Andrea Tella, responsabile di Serego Alighieri, «favorisce l’evoluzione del vino, pronuncia la componente fruttata e fa sentire le note dell’appassimento, donando una nota dolce seppur con un basso residuo zuccherino. Ma è anche un elemento che va dosato». Quindi sì alle note fruttate che esaltano le caratteristiche varietali delle uve locali, come la Corvina, no a quelle ossidative.
Cinque decadi di Vaio Armaron Serego Alighieri

Vaio Armaron affina in tradizionali botti da 600 litri in ciliegio
Amarone, Recioto Valpolicella Doc 1979
È la prima annata prodotta con Masi, dall’andamento regolare e dagli esiti di eccezionale qualità. Il colore è aranciato, ma il vino è ancora vibrante e in forma, anche se la croccantezza della ciliegia ha lasciato spazio a quella sotto spirito e alla frutta secca, accompagnata da note di radice ed erbe aromatiche secche. In bocca è ancora fresco con tannino che dà lunghezza al sorso.
Amarone della Valpolicella Classico Doc 1988
L’ottima 1988 ha dato un vino di grande struttura e potenza, ma anche di buona vivacità. Al naso la frutta è polposa e matura, con note di liquirizia, alloro e una spiccata parte botanica. Sorso potente e succoso di arancia sanguinella, tannino elegante e lungo finale che dà soddisfazione.
Amarone della Valpolicella Classico Doc 1997
Altra grande annata, considerata quella del secolo per l’Amarone, molto calda e arida, che ha portato a vini pieni e robusti. Bouquet intenso non privo di una certa esuberanza: agrumato, balsamico e con sentori di radice. Sorso pieno e potente, ma elegante e armonico, con un’illusione di dolcezza, nonostante il basso residuo zuccherino.
Amarone della Valpolicella Classico Doc 2008
Tra i Top 10 wines di Wine Spectator nel 2015, ma forse, tra le annate assaggiate, è quella che ha risentito maggiormente del tempo trascorso. Profilo olfattivo ossidativo, con frutto molto maturo, cioccolato e dolci sentori. In bocca risulta più austero, serio e composto.
Amarone della Valpolicella Classico Docg 2017
Un andamento stagionale segnato da gelate tardive diffuse, che però non hanno interessato i vigneti collinari come quelli del Vaio Armaron. Nel calice un vino più nervoso e intenso, dove prevalgono gli aromi primari di piccoli frutti rossi croccanti, china e note tostate. Il sorso è giovane e concentrato, con una tannicità preludio di longevità.