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Pasqua: Amarone uno e trino

23 Giugno 2020 Alessandro Torcoli

Abbiamo degustato in anteprima le nuove annate dei tre Amarone di Pasqua Vigneti e Cantine di fascia alta per scoprire le differenze stilistiche e l’influenza del terroir. Dall’iconico Famiglia Pasqua all’eccezionale Mai dire Mai, passando per il “classico” Terre di Cariano.

La famiglia Pasqua sta dimostrando negli ultimi anni dinamismo e determinazione a posizionarsi ai vertici. Persino in questo periodo difficile la giovane azienda, beninteso giovane di management e di spirito non di storia (è stata fondata nel 1925), ha dimostrato tenuta di visione, con una particolare sensibilità anche verso i collaboratori (come abbiamo scritto qui) e senza abbandonare i progetti di innalzamento qualitativo dei suoi prodotti.

Tu chiamala, se vuoi “premiumization”

In questo quadro è da collocare l’arrivo dell’enologa consulente Graziana Grassini, a fianco del valido team di enologi interni, che seguirà due progetti specifici per il marchio Cecilia Beretta, così come il debutto nel 2016, con l’annata 2010, dell’altisonante Mai dire Mai e l’uscita dello spavaldo (e buonissimo, per me) “Hey French”, un super bianco multi-annata.
Un’occasione d’oro, per qualsiasi sommelier e appassionato di vino è assaggiare la scala degli Amarone di fascia alta, non solo per comprendere la differenza stilistica, ma anche per approfondire le diverse origini territoriali e in ultima analisi le qualità, oltre che – essendo di annate differenti – per ricordare le peculiarità imposte dalla natura.

Amarone Famiglia Pasqua 2016, vessillo di casa

Partiamo dall’Amarone, che dice il nome, di famiglia: fieri di aver raggiunto l’indipendenza delle uve, che provengono totalmente da vigne proprie in Valpantena, questo Amarone ha origine tra i vigneti di San Felice, Castello Montorio, nella zona collinare a Nordest e Mizzole, il più elevato. È il più giovane, uscirà con la 2016 (ottima annata fresca e matura con equilibrio) ed è il più duttile nell’abbinamento gastronomico. Tiratura: 40 mila bottiglie.

Un’annata classica

L’annata è più fresca rispetto alla potente 2015, ma con bucce spesse, definita “classica”. Profumato, al naso esibisce note di amarena matura, ma non troppo, e tocco speziato (chiodo di garofano). Ha un buon intreccio di note fresche ed evolute, con guizzo aromatico di frutta fresca. L’uvaggio, ai classici di Valpolicella, prevede un tocco di Negrara. È il più immediato e se vogliamo anche un po’ ruffiano, con 8,6 g/L di residuo zuccherino.

L’abbinamento perfetto è con il Monte Veronese

Perfetto come introduzione al mondo Amarone e come servizio al calice in abbinamento ai saporosi formaggi locali (Monte Veronese ad esempio), accompagnati da gelatina all’Amarone. (In enoteca a circa 45 euro. In vendita, con l’annata 2015, su Pasqua Shop)

Amarone Terre di Cariano Classico Riserva 2015, il tradizionale

Il classico di casa, in ogni senso: Pasqua segue la medesima filosofia enologica da 35 anni. Il vino ha debuttato col millesimo 1985 (che ho avuto la fortuna di assaggiare in una storica verticale di Amarone condotta dal sottoscritto a Verona). Proviene da una vigna di 8 ettari in Valpolicella Classica, con viti allevate parzialmente a pergola. L’appassimento, grazie alla qualità delle uve, si protrae più lungo rispetto al Famiglia Pasqua. Ha intense note di marmellata di lamponi e fragole, con vaniglia e cioccolato.

Un vino da meditazione

L’annata 2015 è stata potente, cala con maturità e calore in bocca. Una nota balsamica e di piccoli frutti neri evoca la presenza dell’Oseleta (5%) nel blend di Corvina (60%), Rondinella (25%), Corvinone (5%) e Croatina (5%). Il residuo zuccherino di 8,9 g/L, che accompagna un corpo altrimenti severo con note anche gessose, dai suoli calcarei, lo rende un vino da contemplare e sorseggiare, ondivaghi tra  il desiderio di accompagnarlo solo a una buona conversazione oppure a formaggi maturi, grandi sapori, ad esempio a base di fegato come si usa nel Veronese, anche i più ostici sapori, che saprà sostenere. (In enoteca a circa 65 euro. In vendita, con l’annata 2013, su Pasqua Shop)

Amarone Mai dire Mai 2013, il lungo termine

Infine, il gioiello di famiglia, dalla meravigliosa vigna Montevegro, tra la Val d’Illasi e la Val di Mezzane, così dura da coltivare, così ideale per uve buone. Lo stile è del grande rosso da lungo, lunghissimo invecchiamento; grande concentrazione, asciutto (residuo zuccherino 2,23 g/L) e austero, siglato da grandi legni (rovere francese, 70% barrique e 30% tonneau da 500 litri, tutto nuovo). L’origine basaltica e calcarea dei terreni porta mineralità e rigore.

Timido da giovane, travolgente nella maturità

È il classico vino che in gioventù risulta un poco introverso, timido rispetto ai fratelli, ma alla lunga svetta. L’annata 2013 è stata classica, equilibrata, e così il vino non eccede nelle note mature, nonostante l’appassimento, con un tocco verde e fresco sul finale che invoglia alla beva. Al naso ha frutti neri, rossi, chiodo di garofano, e una nobile nota di cipria. Di impressionante profondità. (In enoteca attorno ai 95 euro)

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