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Ottomani in vigna. L’intervista a Enrico Giovannini

23 Maggio 2016 Jessica Bordoni

I soci sono quattro e l'azienda si chiama Ottomani, tante quante quelle impegnate in vigna. Questa giovane ma già apprezzata realtà agricola in località Impruneta, a cavallo tra i Colli Fiorentini e l'area del Chianti Classico, appartiene a quattro amici enologi: Leonardo Bonelli, Andrea Malavolti, Cosimo Pecorini ed Enrico Giovannini.

Il vino secondo Ottomani

«Il progetto aziendale nasce nel 2007», spiega Enrico. «Ci siamo conosciuti all'Università e fra noi è nato un legame speciale, destinato a durare. Dopo la laurea in Viticoltura ed Enologia tutti quanti abbiamo fatto un po' di esperienze in alcune importanti Cantine della Toscana e all'estero, dal Castello di Fonterutoli alle vendemmie in Nuova Zelanda. Poi abbiamo deciso di fare il grande passo, provando a costruire un'azienda insieme, fondata sulla nostra comune idea di viticoltura. Per noi il vino deve essere indissolubilmente legato alle varietà autoctone, frutto di fermentazioni spontanee, capace di esprimere l'unicità del territorio. Abbiamo scelto di seguire un'agricoltura sostenibile con principi di biodinamica. Gli antiparassitari chimici e di sintesi sono rigorosamente banditi nel rispetto dell'ambiente ma anche del consumatore».

Tre rossi, un bianco e un rosato

I vigneti in affitto e di proprietà coprono un'estensione di circa 11 ettari. Le viti sono state piantate a partire dalla metà degli anni Settanta e oggi la Maggior parte ha oltre quaranta anni d'età. I suoli sono calcarei, ricchi di argilla e galestro, tipico di quest'angolo di Toscana. «Il microclima e l'età degli impianti ci permettono di ottenere vini carichi, ben equilibrati tra potenza ed eleganza. Produciamo tre rossi: due Igt Toscana da Sangiovese e Canaiolo in purezza e un Chianti Colli Fiorentini Docg da Sangiovese con un piccolo saldo di Canaiolo. Queste stesse uve sono anche alla base del rosato, mentre il bianco è un blend di Trebbiano toscano e Malvasia».

La produzione di olio e di animali da cortile

«I numeri sono piccoli, alla quantità preferiamo la qualità», continua Enrico. «La sperimentazione è all'ordine del giorno, alla base di ogni scelta sia in vigna sia in cantina. I nostri prodotti sono il frutto dell'unione di sistemi enologici antichi e tecniche moderne, e questo vale sia per i vini che per l'olio. Di recente abbiamo iniziato ad allevare anche degli animali da cortile: l'obiettivo è quello di rendere l'azienda un piccolo ecosistema indipendente e autosufficiente. Ci vorrà qualche anno, ma siamo sulla strada giusta».

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