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Bellavista: summa di stile

15 Novembre 2009 Roger Sesto
Conversare con Mattia Vezzola, enologo della Maison, è formativo. Vorremmo discutere di vini che sfidano i decenni, gli diciamo. Ci risponde: «Della Riserva Vittorio Moretti, ça va sans dire. È un Franciacorta che noi riteniamo capace di evolvere per un ventennio. La realizzazione di un sogno nel quale solo le annate più significative trovano espressione; perfetta sintesi dell’attenzione profonda dell’uomo verso l’evolversi del vino». Chiediamo come si sia espressa questa Riserva nelle annate ancora disponibili e se esista un millesimo del cuore. Risponde: «Il 1984, 58% Chardonnay, 42% Pinot nero, è l’annata del cuore. Sia in quanto debutto della nostra Riserva, sia perché è quella che ci consente di apprezzare la sua virtuosa evoluzione nel tempo». Chiediamo delle annate successive. «Del 1988 ho bei ricordi. Un leggero posticipo della raccolta, consentito da un andamento climatico perfetto che permise una lenta maturazione delle bacche, condusse a un risultato eccezionale. Il 1991 fu notevole: una primavera fredda con posticipo della fioritura e un’estate mai caldissima, comportarono un leggero ritardo della vendemmia, che diede risultati organolettici finali ancora più interessanti che nel 1988. Ma l’apoteosi si raggiunse con il 1995, figlio di una vendemmia insolita. Ritardo della fioritura, andamento oscillante delle temperature di maggio, piovosità di agosto determinarono un posticipo della maturazione delle uve di almeno due settimane. Un settembre luminoso, ventilato, freddo di notte, portò a un accenno di botritis cinerea, capace di concentrare zuccheri e aromi. Tali avvenimenti eccezionali determinarono il carattere unico di questa Riserva, che oggi sa di sandalo e cuoio, mentre in bocca par di masticarne la freschezza, con una persistenza che si stempera in suadenti note di uva passa. Altra annata d’assoluto rilievo fu la 2001, con precipitazioni distribuite in primavera e una lunga estate calda e poco piovosa, per una bollicina matura e in cui alcol e acidità sono in perfetto equilibrio. Infine la 2002. Annata caratterizzata da piovosità e freddo, generò grappoli più piccoli del solito, proprio perciò precursori di vini strutturati e complessi, ricchi di zuccheri, ma soprattutto di acidità. Millesimo da capire, non da forzare, che impose gran lavoro in vigna, con vendemmie separate per ogni cru».

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