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Oddero: l’internazionalità

20 Aprile 2010 Roger Sesto
Mariacristina Oddero, dell’omonima azienda vitivinicola di La Morra (Cuneo), ci racconta di come la sua Cantina interpreta il Barolo. «La filosofia di produzione si rifà a una tradizione positiva, non fine a se stessa, ma seria e corretta. I nostri vini sono adatti all’invecchiamento per diversi motivi: la natura dei terreni; la cura in vigna: diradamenti e un attento monitoraggio delle uve; lunghe macerazioni in tini tradizionali, con rimontaggi quotidiani; uso di botti grandi in rovere di varia provenienza per l’affinamento e, per certi Barolo, ricorso a barrique francesi, ma mai nuove e a media tostatura». Le chiediamo di illustrarci brevemente le annate migliori del loro vino di punta. «Parlando della Riserva Vigna Rionda, il 1985 fu il suo primo anno di produzione, ne conserviamo ancora qualche bottiglia in azienda, ma è solo per noi. Il 1989 fu un grandissimo millesimo per questo vigneto di Serralunga: persistente, speziato, goudron e liquirizioso; ne abbiamo ancora 120 magnum. La 1990 è stata un’annata celebratissima, ma per noi forse inferiore al 1989. Al 1991 siamo legati in quanto anno di nascita di mio figlio Piero. Altra annata interessante è stata la 1995, ma il millesimo top è stato il 1996, di cui abbiamo diverse bottiglie, ma solo come riserva aziendale. Da questa vendemmia è uscito un Barolo austero, molto piemontese, con tannini lunghi e ancora giovani ora. La più acclamata 1997 la considero un’annata esotica, calda, che ha generato un Barolo esibito e suadente. Il 1998 è stato classico ed equilibrato, ma il 1999 ha una marcia in più dal punto di vista della ricchezza tannica. Il 2000, di cui abbiamo ancora qualche bottiglia in vendita, è un Barolo assolutamente tipico, verticale, longevo. Quanto al 2003 (oggi disponibile), che abbiamo comunque deciso di imbottigliare a dispetto delle stranezze climatiche, è risultato atipico, quasi esotico, con sentori di frutta matura e agrumi, e dal gusto appagante». Le domandiamo se hanno anche qualche bottiglia più antica e ci risponde: «Prima del 1982 da noi vigeva la regola aurea secondo cui il Barolo migliore si produce mettendo insieme il meglio di La Morra, con il meglio di Monforte e così via, per cui non abbiamo Barolo da singole vigne particolarmente vecchie; però in cantina abbiamo esemplari di annate davvero profonde: 1926, 1927, 1929, 1934, 1951, 1954, 1958, 1959, 1961, 1964, 1967, 1970, 1971, 1973, 1974, 1978, 1979 e 1980. Alcune di queste annate sono in vendita presso enoteche in Italia e all’estero; per esempio da I Tre Mercanti di Venezia, da Cianciulli di Napoli, da Trimani a Roma, ma pure a New York e nel New Jersey, dove sono molto ricercate: il ristorante enoteca Il Posto, di New York, ci ha richiesto di recente il Barolo 1961 e 1964».

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