A Spessa di Cividale nasce la nuova casa dell’azienda friulana: un investimento da 10 milioni di euro che unisce architettura sostenibile, radici familiari e un cambio di regia enologica. Per centralizzare la produzione, ridefinire l’ospitalità e alzare la qualità
Una nuova casa che domina una collina a pochi passi da Spessa di Cividale e un cambio di direzione enologica. Zorzettig, celebrata Cantina dei Colli Orientali del Friuli con una produzione da 800.000 bottiglie annue (55% esportate), prosegue il romanzo iniziato nel 1874, una manciata di anni dall’unificazione d’Italia, con un altro capitolo della storia. Cantina Viva, vetro, legno e arenarie che si fondono con le curve verdi del paesaggio e ne fanno un balcone affacciato sulle vigne di proprietà, è una struttura da 10 milioni di euro pensata per essere luogo di accoglienza enoturistica e insieme strumento per toccare più alte quote di qualità nel bicchiere.
Il taglio del nastro
Al taglio del nastro ufficiale hanno preso parte il sindaco di Cividale del Friuli Attilio Vuga, monsignor Livio Carlino, arciprete di Cividale, Stefano Zannier, assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e alla montagna, e Matteo Zoppas, presidente di Ice Agenzia. La giornata inaugurale, che ha accolto rappresentanti della stampa nazionale ed estera, ha visto, inoltre, l’intervento del ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida.

Una stella polare per 120 ettari
“Razionalizzare” è la parola d’ordine, il concetto che ha ispirato il progetto. La struttura è una risposta all’esigenza di «concentrare in un unico luogo produzione e imbottigliamento, che invece erano prima diffuse sul territorio», spiega Annalisa Zorzettig, oggi alla guida dell’azienda. I 120 ettari vitati di proprietà divisi nelle quattro zone di Ipplis, Prepotto, Casali Pasch e le colline tra Spessa e Cividale (tra questi ultimi anche un vigneto di 2 ettari con viti ultracentenarie) avevano bisogno, insomma, di una stella polare.
Traduzione della tradizione
Ma l’edificio è anche e soprattutto “traduzione della tradizione”, il riflesso del percorso di evoluzione che negli ultimi anni ha ridefinito l’identità dell’azienda. «Abbiamo progettato e realizzato questo spazio pensando a chi ci lavora dentro, ma sembra quasi fatto per viverci. Il risultato finale è nato da dubbi, pensamenti, paure, frustrazioni e soprattutto da errori. Perché alla fine essere veri significa fare, sbagliare, ricominciare. È la natura degli imperfetti. Mi viene da dire che questa non è solo una cantina nuova. Siamo noi che proviamo a migliorarci e che continuiamo a coltivare la nostra imperfezione per sentirci vivi. Per questo abbiamo scelto di battezzarla Cantina Viva».
Memoria e modernità
L’edificio attuale è il risultato dell’integrazione di una ala con la struttura esistente, oggi rimodernata. La linea architettonica, che la matita dello studio friulano Ak plus ha tratteggiato integrando un’ala del fabbricato preesistente, segue con discreta eleganza il profilo collinare. E misurato è anche l’impatto energetico della struttura il cui efficientamento permette la riduzione di consumi e il recupero delle acque. La storica barricaia è lo scrigno della memoria aziendale grazie all’annessa Library, una sala che custodisce le vecchie etichette.
Un omaggio al padre Giuseppe Zorzettig
«Abbiamo trovato bottiglie del 1874, con etichette scritte a mano e prodotte dalla mia famiglia», prosegue Annalisa. Fino agli anni ’70-’80 del secolo scorso tutto era gestito da tre fratelli, poi è stato mio padre Giuseppe a prendere le redini dell’azienda da solo. Era un uomo silenzioso, molto umile, vignaiolo nell’animo. Una persona molto lungimirante, che ripeteva di continuo i suoi proverbi e il mantra che per fare vino l’importante è non cercare la perfezione. Cantina Viva è anche un mio omaggio a lui».


Fogolâr e convivialità per l’enoturista
Il Fogolâr (il Focolare) è l’altra area che rappresenta il legame col ricordo. Ricrea uno dei simboli della cultura friulana: il punto attorno al quale, nelle case contadine, ci si riuniva per condividere il pasto e le storie oggi diventa uno spazio dedicato all’accoglienza, mentre la cucina riservata ai collaboratori mantiene vivo il rito del pranzo insieme e il senso di comunità. «L’enoturismo si è evoluto: oggi il turista non vuole più una degustazione veloce: ha il piacere di regalarsi una pausa autentica, sedersi a bere vino ammirando le vigne e respirando il profumo della terra. Il rispetto per l’ospite richiede tempo e spazio, e la cantina nasce proprio per offrire questo legame autentico con il territorio».
Cambio di direzione enologica
La realizzazione della cantina coincide con una diversa direzione tecnica che traccia un sentiero di ricerca della qualità puntando sempre di più sulle etichette premium Myò – nate dall’idea di ritardare l’uscita dei bianchi regalando loro 2 anni di affinamento per aggiungere complessità e compiutezza all’assaggio – «che vorremmo far crescere da 25 a 50.000 bottiglie», ribadisce Annalisa, e trovando un’altra dimensione anche per i rossi autoctoni. «La cantina apre un percorso fatto di precisione e sperimentazione», sottolinea Antonio Lucarelli, 32enne con un diploma alla Federico II, da giugno 2026 nuovo enologo di Zorzettig.
La nuova strada passa dall’anfora alla botte grande
«Introdurremo l’uso di anfore in cocciopesto, un materiale microporoso che dà risultati interessanti sulle varietà più tanniche, come il Pignolo o lo Schioppettino, levigandone le asperità e favorendone la finezza. Ci siamo dotati anche di macchinari di microssigenazione che stiamo già utilizzando in fermentazione e useremo successivamente anche per l’affinamento, specie sui rossi. Parallelamente, abbiamo rinnovato il parco legni con botti grandi da 15, 20 e 30 ettolitri, oltre alle classiche barrique. L’obiettivo è impostare un percorso sartoriale, anche per i bianchi, per dare una precisa personalità e profondità a ogni singola varietà».
La cura del dettaglio
«Nel nostro settore per avere successo bisogna anche saper osare, ma i passi vanno calibrati», aggiunge Luca D’Attoma, neo-consulente enologo con esperienze di rilievo come quelle a Tua Rita, Poggio al Tesoro, Tenute Lunelli e Monte delle Vigne. «Non cerchiamo lo stravolgimento, ma la cura del dettaglio. È un lavoro di precisione: manterremo la gamma attuale introducendo accorgimenti tecnici per elevare la qualità e la personalità di ogni singola etichetta».