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Castello del Terriccio: una Maison dalle origini antiche

7 Aprile 2011 Roger Sesto
Castello del Terriccio è un’azienda dalle profonde radici storiche, estesa su 1.700 ettari, dei quali 62 a vigna. «La nostra mission è fare grandi rossi affinati in bottiglia, che possano esser goduti a più di 10 anni dalla produzione», afferma il patron Gian Annibale Rossi di Medelana. «Per me non esistono compromessi a livello qualitativo. La conoscenza del territorio ha permesso di capire che al Terriccio ci sono le caratteristiche per realizzare nettari capaci di mantenersi a lungo nel tempo; una strada più difficile e onerosa rispetto a quella di produrre vini di pronta beva». Indaghiamo le ragioni della longevità: «Vigne curate, uve ben mature, densità di impianto che privilegiano la competizione tra le piante, suoli dalla texture argillo-sabbiosa, ricchi di rame e ferro a tratti calcarei, di galestro, che conferiscono sfumature uniche ai nostri vini. Molta tradizione, poca tecnologia e il massimo rispetto per il prodotto finito». Chiediamo cosa spinga ad accantonare le vecchie annate invece di vendere tutto e subito. «Effettuiamo degustazioni interne per capire il potenziale delle etichette, coinvolgendo giornalisti e operatori; ma teniamo delle bottiglie anche per commercializzazioni future, mettendo dunque a listino annate vecchie». Il Lupicaia è l’etichetta ammiraglia; quali le annate memorabili? «Innanzitutto la storica 1993, oggi di veste granata, con note fumé, di incenso ed eucalipto, ancora fruttate (prugne secche e cassis), con ricordi di cuoio e pellame; in bocca la trama tannica, ricca ed elegante, è serrata e setosa, dolce e ormai ben matura, di grande armonia e persistenza; poi il 2001, rosso profondo e materico, dal poderoso ventaglio olfattivo, che spazia dalla ciliegia matura alla prugna, dalla liquirizia al cacao, dal pepe bianco alle erbe aromatiche; in bocca si nota più per finezza che per potenza, l’acidità e assai viva, i tannini robusti ma morbidi e levigati; infine il giovane e promettente 2006, dalle nuances ancora porpora, che profuma di macchia mediterranea, balsamo, more, iodio, moka, liquirizia, sino a ricordi selvatici ancora solo accennati; la beva rimane un poco contratta, ricca di polpa e giovani tannini che mostreranno tutto il loro potenziale fra qualche anno; freschezza, alcol calibrato e notevole fruttuosità completano il quadro».

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