Conclusi i lavori di ampliamento e il nuovo itinerario esperienziale della Cantina altoatesina di proprietà di Herita Marzotto Wine Estates. Dalle opere d’arte alle proiezioni interattive, dal rispetto per l’ambiente a quello per l’individuo
Riapre al pubblico con un nuovo percorso di visita multiesperienziale Kettmeir, la Cantina altoatesina, con sede a Caldaro (Bolzano), specializzata nell’arte della spumantizzazione. Non solo, ma i lavori di ristrutturazione, che hanno coinvolto per 24 mesi l’azienda, hanno anche duplicato gli spazi produttivi interni, lasciando quasi inalterata la struttura esterna. «Questo ci permetterà di continuare il nostro percorso di evoluzione», dichiara Alessandro Marzotto, general manager della tenuta di proprietà di Herita Marzotto Wine Estates dal 1986, «con l’obiettivo di arrivare a una produzione di 300.000 bottiglie all’anno, dalle 140.000 odierne, portando avanti parallelamente la crescita qualitativa». Il progetto ha dato l’opportunità di ripensare l’esperienza di visita attraverso un percorso tra il fisico e il multimediale in grado di esprimere i contenuti più tecnici di Kettmeir con un’esperienza che sia però alla portata anche del visitatore meno esperto.

La scultura con time line
Il percorso attraversa diverse tappe. Si comincia la visita passeggiando lungo il porticato che ospita l’opera artistica di Damian Piazza, giovane scultore della Val Gardena che ha rappresentato Kettmeir e la sua storia attraverso una mappa del territorio in legno “scandita” da una time line: 1919 l’anno della fondazione, 1964 il primo Metodo Martinotti lungo a base Pinot bianco, 1986 l’acquisto da parte della famiglia Marzotto, 1992 il primo Metodo Classico, e così via fino al 2026 con l’apertura della struttura rinnovata. «La mia opera è come una strada che sviluppandosi forma di albero», spiega Piazza, «dove ogni ramo e portatore di frutti, come Kettmeir e la sua storia. Ed è volutamente incompleta, in divenire, e si svilupperà ulteriormente nel tempo».
Le proiezioni interattive
Si entra poi in cantina, nell’ampia sala presse sotterranea rinnovata e animata in più punti da proiezioni interattive che illustrano le diverse fasi di vinificazione. «Il volume della cantina è raddoppiato ma la parte storica è stata valorizzata e mantenuta», conferma l’enologo e direttore tecnico Josef Romen. «Dal 2019 abbiamo cominciato a lavorare l’uva intera e a trasportare i grappoli con nastri o per gravità. Grazie alla sala pressatura sotto il piazzale oggi lavoriamo tutti i vitigni bianchi non aromatici a grappolo intero, l’ideale per la produzione di bollicine d’alta qualità».
L’impegno di sostenibilità ambientale…
Si prosegue poi il percorso fino ad arrivare alle sale di affinamento, dove si riproducono, con stimolazioni visive e olfattive, i sentori della fermentazione e dell’autolisi dei lieviti. Anche l’approccio della Cantina in materia ambientale è valorizzato attraverso un video che illustra il funzionamento dell’avanzato impianto geotermico: l’acqua del sottosuolo è sfruttata per raffreddare pavimenti e soffitti delle sale di affinamento, garantendo l’assenza di sbalzi termici («al massimo è stato rilevato una differenza di 0,1 °C», chiosa Romen). Grazie alla combinazione con il nuovo impianto fotovoltaico, progettato per alimentare le pompe del sistema geotermico, l’intero processo produttivo è a consumo energetico zero, rendendo oggi Kettmeir una realtà energeticamente autosufficiente e certificata Carbon Neutral.
… e quello sociale
La visita si conclude poi con una tappa dal forte impatto emotivo, dedicata alla sostenibilità sociale e alla celebrazione dei conferitori che, con i loro masi, costituiscono il cuore pulsante dell’azienda e ai quali è stato dedicato un “wall of fame” costituito da simil-scandole (le tipiche tegole di legno che rivestono i tetti dei masi di montagna) con le firme di tutti.

Da un incidente nasce un’edizione speciale
«L’attività di cantiere durata quasi due anni è stata per noi sfidante», ricorda Romen, «e non sono mancati anche gli imprevisti…», che la Cantina, con spirito intraprendente, ha saputo reinterpretare in modo creativo. A causa di un incidente di cantiere, una gettata di cemento ha macchiato tutta una catasta di bottiglie. Da qui è nata l’idea di riciclare e rimettere in circolo le bottiglie “rovinate” dando vita a Baustelle, un’edizione speciale da 1.000 esemplari di Alto Adige Rosé Brut Doc con packaging in cassa di legno dai colori del cemento. Un caso fortuito che si è trasformato in simbolo tangibile del costante dialogo tra la storia di Kettmeir e la sua inesauribile spinta verso il futuro.
Per informazioni e prenotazioni: www.kettmeir.com/esperienze