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Verticale di Amarone: aspetti e… Speri, ma poi che gioia!

16 Febbraio 2011 Alessandro Torcoli
Ci perdoneranno, gli amici Speri, la facile battuta espressa nel titolo, ma davvero ci è parso che l'essenza dell'Amarone Speri stia nella straordinaria longevità. Anzi, nella sua necessità di attendere in bottiglia per esprimere il proprio carattere. Lo avevamo già messo in evidenza tempo fa, attraverso la grande inchiesta sulle vecchie annare condotta dal nostro collaboratore Roger Sesto (vedi Vecchie Annate - Veneto). Il nostro consiglio è quello di acquistare sei bottiglie dell'ultima annata in commercio, l'ottima 2006, e di cominciare a stapparle dopo qualche anno. Prima di scendere nelle brevi puntuali note degli assaggi, per cui ringraziamo gli Speri e l'Ais Veneto (il presidente Dino Marchi, il delegato di Verona Bruno Zilio, e l'ottimo degustatore Marco Ardegheri), diciamo subito che il fil rouge degli Amaroni di famiglia è il carattere unico. Se parliamo di riconoscibilità, non tanto territoriale quanto stilistico-aziendale, eccola qua. L'Amarone della Valpolicella Sant'Urbano è un cru e questa è un'altra scelta peculiare di famiglia: un solo Amarone, da singolo vigneto... con tutti i rischi annessi. E' innanzitutto un vino che non teme la compagnia del cibo: se la semantica ha un senso, Amarone è una parola perfetta. Zero residuo zuccherino, o quasi. Zero ruffianerie. L'eleganza lo rende assai versatile. In secondo luogo, l'Amarone Speri, che esce cinque anni dopo la vendemmia, sprigiona le note caratteristiche del grande rosso col tempo, come dicevamo. Quindi passiamo alla nostra esperienza di giovedì scorso, 10 febbraio, accompagnati al tasting dal dinamico consigliere di Veronafiere Nicola Moscardo. 2006: ancora fanciullo, un po' serioso, ma si riscontra un buon equilibrio di fondo, con acidità ben controllata a sostegno di un'ottima concentrazione, non eccessiva. I profumi fruttati, paradossalmente, attendono ancora di sprigionarsi e innalzarsi da una struttura imponente. 2001: colpisce di nuovo la secchezza del Sant'Urbano Speri. Comincia ad affacciarsi (!) il sentore di marasca  tipico dell'Amarone. Una bella annata, molto equilibrata. 1995: i quindici anni sono un'età ideale per questo vino. Ampiezza di profumi incredibile, e freschezza, ricchezza al palato. Si alternano le note di frutta sotto spirito a quelle di fiori secchi, tabacco bagnato e spezie. Acidità, sapidità, mineralità creano un sostrato perfetto, per la degustazione "meditativa" ma anche per il pasto. 1983: finalmente, dopo 27 anni, si registra una netta svolta terziaria, con sapori terrosi e profumi di tartufo e liquirizia. Interessante, ma in fase più che matura. 1973: ecco il miracolo, la speranza è realtà. Ha 37 anni e questo vino è persino più brillante del precedente. Hanno tenuto addirittura i profumi fruttati, anche se se ne coglie soo l'eco, in comenso il profumo di sottobosco, foglie bagnate, tartufo, con cenni addiruttura di gesso, che ne denunciano la ricca mineralità chiamano il naso di continuo. In bocca, poi, è un equilibrio perfetto e qui come non mai premia la scelta di Speri, l'attenzione al mantello di freschezza che avvogle e sostiene questi prodotti. Ammiriamo il coraggio di questa famiglia, e ringraziamo per l'occasione Gianpaolo Speri che ci ha accompagnato durante la degustazione, ma anche Luca, Gianpietro, Carlo, Alberto, Chiara ed Eliseo.
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