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Censimento delle Vecchie Vigne: l’Umbria

1 Maggio 2022 Aldo Fiordelli

Nonostante i vasti reimpianti degli anni ’90, in Umbria si conservano rare testimonianze di vigneti di oltre 50 anni. Alcune piante sono maritate a olmi e altri alberi, seguendo ancora l’antica tradizione. Per segnalare vecchie vigne di oltre i 30 anni d’età scrivere a redazione@civiltadelbere.com.

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L’Umbria è una regione vitivinicola antica, da quando cioè i vigneti venivano sfruttati per mandare il vino ai Papi a Roma. Di queste tracce si trovano testimonianze risalenti all’Ottocento. Anzitutto le viti maritate, come quelle di Trebbiano che ancora oggi è possibile vedere arrampicarsi sugli olmi o altre piante. Alla fine degli anni Novanta, la forte domanda per vini come il Sagrantino ha portato a reimpianti e rinnovamenti di vigneti.

I reimpianti di Sagrantino

Come spiega Filippo Antonelli, presidente del Consorzio del Sagrantino di Montefalco: «Il Sagrantino è un vitigno soggetto a esca e negli anni ’60 i sesti d’impianto erano molto larghi, il rinnovamento dei vigneti è stato inevitabile». Chiara Lungarotti conferma: «Negli anni ’90 e fino al 2010 è stato inevitabile ripiantare, le viti in Umbria una volta si mettevano a dimora a 3-4 m». Da seguire il progetto di Zanchi ad Amelia che ha un vigneto sperimentale di 30 vitigni salvati dall’estinzione, al quale lavora l’Università di Perugia con il Parco 3A.

Leonardo Bussoletti

Ràmici, Narni Ciliegiolo Igt

È una vigna alluvionale, su suolo sabbioso a 200 m dalla sponda del Tevere. Si chiama Ràmici il vino, 100% Ciliegiolo, che Leonardo Bussoletti produce da queste viti di oltre 45 anni. «Sono viti di Ciliegiolo e Sangiovese perché una volta si piantavano così, ma io vinifico solo il primo per questo vino». L’indicazione geografica ricade su Narni, ma è nella zona di Alviano, più vicino a Orvieto. È stata piantata nel 1972 e le fallanze sono rimaste vuote. «Il vigneto un anno può dare 39 q e un anno 42, ma difficilmente si discosta da questi livelli». È un vino elegante, un concentrato di finezza; vinificato in acciaio, affinato in tonneaux nuovi per 12 mesi, altri 12 in botti grandi e l’ultimo anno in bottiglia.

Cantina Zanchi

Majolo, Umbria Malvasia Igt

Acquistata nel 1972 dalla famiglia Zanchi e mai ripiantata, la vigna del Majolo è un tesoro di vecchie viti di Malvasia di 70-80 anni. Si tratta di Malvasia lunga, un clone di Amelia, col quale si produce uno straordinario bianco che viene affinato in tonneaux per 20 mesi e poi per un altro in bottiglia. In commercio si trova il 2015. A dimostrazione del culto per le vecchie viti, Flores Zanchi ha una collezione di cloni antichi e produce un altro vino da viti di oltre 40 anni che si chiama VignaVecchia: è un Trebbiano (Procanico) da una collina ripida dove si lascia l’uva ad appassire in pianta.

La Palazzola

Rubino, Umbria Igt

L’intuizione di Stefano Grilli di piantare Cabernet Sauvignon risale al 1979 nella vigna dei Sassi, che si chiama così per il ritrovamento insediamenti romani. È una vigna di circa 1 ettaro e mezzo da cui si produce il miglior taglio bordolese della regione: il Rubino. Un vino di longevità, eleganza e sorprendente complessità.

Scacciadiavoli

Montefalco Sagrantino Passito Docg

Sono due i vigneti storici di Scacciadiavoli a Montefalco: Sagrantino e Grechetto vecchio. Si estendono su 3,4 ettari, di cui 2 a Sagrantino. Il vigneto fu impiantato nel 1990, nella zona più alta dell’azienda che guarda verso Montefalco. Le viti sono allevate con la tradizionale palmetta, tipica della zona, a sesti d’impianto di 3×1 m. Le piante hanno una produzione abbondante, con grappoli spargoli e acidità elevata, caratteristiche che si prestano per la produzione di Passito.

Foto di apertura: le viti maritate di Cantina Zanchi, ad Amelia (Terni); un’usanza tipica e arcaica che qui resiste ancora oggi

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