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Verso le Rocche, dolci come il miele

2 Gennaio 2014 Maria Cristina Beretta
Prosegue il nostro viaggio enogastronomico nel Roero piemontese. NATURALMENTE PANE - Spostandosi in direzione di Canale e passando Vezza d’Alba, poco fuori dal paese, in località Borbore, ci si imbatte in un panificio con un forno a legna moderno. Naturalmente pane è stato aperto solo un anno fa. L’intenzione di Elisa Vietto e di Francesco Tafuni è offrire prodotti con farine autentiche, senza miglioratori, usando il lievito madre e il calore della legna. Pane e focacce, grissini e biscotti, pizze e altre delizie salate vanno a ruba. Il destino dei titolari era felicemente segnato, quello di lei dai nonni, panettiere e cuoco, quello di lui dalla sua città natale, Altamura, in Puglia. FRA GLI APICOLTORI - Proseguendo per Monteu Roero si entra nella zona dei produttori di miele. Il punto vendita dell’Apicoltura Brezzo raccoglie una gamma vasta di prodotti che riflettono la storia dell’azienda iniziata negli anni Cinquanta del secolo scorso, partita con la proposta di un semplice millefiori per arrivare ai mieli di singole fioriture, in particolare acacia e castagno, ma anche ciliegio e tarassaco. Nel tempo l’offerta si è arricchita con le confetture e la frutta sotto sciroppo, sott’oli, mieli particolari quali lavanda, corbezzolo e arancio e una serie di altre golosità dolci e salate. Tra le particolarità, l’aceto di miele e la nocciolata, crema spalmabile da nocciola delle Langhe e miele d’acacia. TAJARIN E NON SOLO - Superato il paese di Monteu e proseguendo in direzione Ceresole, si scorge lungo la strada la struttura tipica di una cascina di campagna con l’insegna Osteria Vineria Cantina dei Cacciatori. Paola, ai fornelli con il figlio Fabrizio, offre piatti del Roero e delle Langhe. Bruno Forno, il marito, fa la spesa tutti i giorni e parte di ortaggi ed erbe aromatiche vengono dal loro orto. Rinomati i tajarin, una pasta preparata con 35 tuorli per un chilo di farina, il coniglio grigio di Carmagnola in umido, i numerosi antipasti, il carpione estivo con pollo zucchine e uovo, l’invernale stinco e la famosa polenta di mais ottofile. Altra specialità i dolci, tra cui una torta di nocciole da non perdere. IL REGNO DEL MIELE - Monteu Roero, assieme a Santo Stefano Roero e a Montà d’Alba costituiscono il cuore produttivo del miele roerino, una tipologia molto richiesta dal mercato, soprattutto estero. Una lunga tradizione apistica, territori che non hanno colture intensive e quindi sono praticamente privi di pesticidi, e areali di coltivazioni variegate nonché ricchi di boschi che permettono di non dover spostare le api e quindi di avere costi minimi, sono le carte vincenti per lo sviluppo di queste attività. A Montà, Ugo, figlio di un arzillo superottantenne, Nicola Cauda, non sposta le sue arnie di un millimetro. Il suo miele è sostanzialmente di tre tipi, oltre al classico millefiori: di acacia in primavera, di castagno verso la metà di giugno, e la melata, un prodotti particolare che nasce dalle secrezioni di una farfallina rielaborate dalle api ed è ricco di sali minerali e molto digeribile. Lui ha fatto questa scelta anche perché è anche molto impegnato nella selezione e nella vendita di tartufi. TRADIZIONE DI FAMIGLIA - I Cauda sono più famiglie di apicoltori. I cugini di Ugo, Claudio e Ferdinando di Caudamiele, sempre a Montà, sono tra le maggiori realtà del Roero. Un altro ramo della famiglia Cauda, ma questa volta per una parentela acquisita, è quello di Antonello Novo, che ha abbandonato il lavoro di ufficio per dedicarsi all’azienda paterna Cà da Laisna, un tempo azienda agricola con viti e bovini e oggi trasformata in un’attività apicola e con noccioleti. Anche lui propone i mieli principali tipici della zona.

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