Il presidente Andreas Kofler ricorda i punti di forza della produzione altoatesina, sempre più apprezzata anche all’estero, come confermano i recenti premi e riconoscimenti internazionali. Enoturismo, hospitality, modello cooperativo e Uga sono gli asset da valorizzare per diventare ancora più distintivi
Con i suoi 5.860 ettari, l’Alto Adige occupa meno dell’1% della superficie vitata nazionale, eppure è tra i distretti enologici più famosi d’Italia. Dietro al successo ci sono la vocazionalità di un ambiente alpino che assicura le condizioni ideali per produrre vini d’eccellenza, e anche il lavoro di 4.800 viticoltori, che custodiscono conoscenze millenarie risalenti agli antichi Reti.
Un ponte tra Europa centrale e Mediterraneo
«Il nostro territorio gode del privilegio della natura, ma anche della cultura», spiega Andreas Kofler, dal 2021 presidente del Consorzio Vini Alto Adige. «L’ubicazione ci rende da sempre un ponte tra il Nord germanico e il Sud romanico, tra l’Europa centrale e il Mediterraneo». Un affascinante crocevia di tradizioni che oggi rappresenta un asso nella manica per l’enoturismo, vero “moltiplicatore di valore” come lo definisce Kofler.
«A ogni stagione il visitatore ha a disposizione un paesaggio sempre diverso e straordinario sullo sfondo delle Dolomiti Patrimonio Unesco». Ristoranti, rifugi, malghe, alberghi e hotel diventano quindi partner fondamentali. «Per celebrare le strutture ricettive, il Consorzio ha ideato il Premio per la Cultura del vino Alto Adige, conferito alla qualità delle wine list, al servizio e alla competenza enologica».
La forza del lavoro di squadra
La cooperativa è un modello di best practice diffuso: «Circa 150 anni fa, i primi viticoltori si sono riuniti per affermarsi insieme sul mercato, mantenendo il doppio ruolo di fornitori e comproprietari». Accanto alle Cantine sociali, tuttavia, non mancano importanti aziende private e vignaioli indipendenti. «Al di là del tipo di struttura, ciò che fa la differenza è il grande lavoro di squadra che contraddistingue le nostre realtà produttive. Stiamo assistendo a numerosi passaggi generazionali e sono molti i giovani alla guida di tenute prestigiose che portano idee e proposte concrete anche a livello consortile».
La novità delle 86 Uga della Doc Alto Adige
L’introduzione delle Uga, le 86 Unità geografiche aggiuntive in vigore dalla vendemmia 2024, è insieme un punto di arrivo e di partenza. «Le Uga sono il nostro orgoglio, l’espressione dell’ambizione costante di raggiungere la massima qualità». Un’attitudine comprovata anche dalla critica. «Alcune delle più prestigiose guide enologiche internazionali, come Wine Enthusiast, Vinum, Falstaff, James Suckling e Gault&Millau, confermano questa parabola ascendente. Nelle ultime edizioni sono state elargite ben 145 valutazioni massime per 105 vini di 38 produttori altoatesini. Si tratta di una crescita ragguardevole persino in confronto al successo dell’anno scorso», conclude Kofler.