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Successo dei vini italiani nel mondo, dall’Australia agli Usa

21 Gennaio 2021 Anita Franzon

Le ultime news sulle performance dei vini italiani nel mondo? In Australia spopola l’abbinamento Pecorino (vino) con Pecorino (formaggio). Ma l’Italia conquista posizioni anche nella “Power 100″ di Liv-ex, con ben 10 Cantine su un totale di 21 novità in classifica. E intanto l’Abruzzo continua ad affascinare i palati americani.

Secondo Andrew Shedden, responsabile del settore vino per il gruppo australiano Endeavour Drinks (nella foto), gli australiani si stanno spostando verso il consumo di vini diversi dai locali Sauvignon blanc e Shiraz. «I clienti sono sempre più curiosi e stanno provando varietà come il Fiano e il Pecorino. Quest’ultimo dà un vino bianco minerale che si abbina molto bene con l’omonimo formaggio». Mentre tra i rossi destano curiosità i vini Barbera ed Etna Rosso (winetitles media).

I vini italiani che hanno conquistato la “Power 100” di Liv-ex

Grande successo per l’Italia nella classifica “Power 100” di Liv-ex dedicata ai marchi di vino più forti e importanti al mondo. Al primo posto si trova il francese Domaine Leroy, seguito dal conterraneo Domaine Faiveley. Ma al terzo posto c’è l’italiano Gaja. Le Cantine dello Stivale hanno conquistato la classifica aggiudicandosi ben 10 posti su 21 tra le new entries con cinque Cantine toscane (Biondi Santi, Casanova di Neri, Fontodi, Poggio di Sotto e Tua Rita), quattro piemontesi (Giacomo Conterno, Luciano Sandrone, Bartolo Mascarello e Vietti) e una veneta (Quintarelli Giuseppe). Con un totale di 18 presenze, l’Italia è ora seconda solo alla Borgogna, che ne conta 24. Quattro dei marchi cult italiani, vale a dire Gaja (3ª), Sassicaia (Tenuta San Guido, 4ª), Ornellaia (6ª), Masseto (9ª), sono entrati nella top 10. Secondo Rupert Miller di The drinks business: «L’ascesa dell’Italia è uno dei cambiamenti più significativi nel mercato del vino pregiato».

Montepulciano d’Abruzzo in pole position secondo il New York Times

La caratteristica del vino abruzzese più apprezzata dal critico del New York Times, Eric Asimov, che nel giro di poche settimane ha elogiato a più riprese il Montepulciano d’Abruzzo, è proprio la semplicità. Parla di “vini buoni, di tutti i giorni, che si possono aprire senza cerimonie o permessi”. Non si tratta, solitamente, di vini “fantasiosi, grandiosi o sgargianti, ma di espressioni dirette prodotte da abili artigiani che sono interessati principalmente a creare il miglior vino possibile nella loro parte di mondo”, continua Asimov. Il giornalista vede nell’Abruzzo un numero crescente di piccoli e seri produttori da premiare per questa loro capacità di esprimere “il potenziale purosangue del Montepulciano”, citando lo scrittore del vino e consulente scientifico di Vinitaly Ian D’Agata.

In apertura Andrew Shedden fotografato da S. Squire

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