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Stati Generali del Pinot nero: diventare punto di riferimento nazionale

13 Dicembre 2011 Roger Sesto
“Difficile, esigente, sensibile”: così il giornalista Massimo Zanichelli ha definito questa ostica e delicata cultivar introducendo gli Stati Generali del Pinot Nero, 1° Congresso nazionale sul Pinot Nero d'autore, voluto dal Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese. Un momento di riflessione - tenutosi al Centro di ricerca, formazione e servizi della vite e del vino di Riccagioia, diretto da Carlo Alberto Panont – integrato nel progetto Perle d'Oltrepò – Terroir to Taste. Una tre   giorni a culmine di un lungo progetto che unisce indissolubilmente l'Oltrepò Pavese al Pinot Nero: 3.000 ettari di vigneto, per una storia di lungo corso. “Dal dicembre 2003 a oggi – così, Panont – l'Oltrepò si è posto la sfida di trasformare la 3ª Denominazione viticola italiana per estensione in un punto di riferimento nazionale, facendo leva sul potenziale della varietà borgognona in questo aerale”. Sfida che ha condotto - dalla vendemmia '07 - all'OP Spumante Metodo Classico Docg; alla registrazione del marchio Cruasé, per la bollicina in rosa più rigorosa della Penisola; alla redazione di una guida scientifica: Guida all'utilizzo della Doc Pinot Nero in Oltrepò Pavese, che definisce zone di espansione e unità territoriali ideali per i diversi cloni; al nuovo disciplinare per il Pinot Nero in rosso. “La struttura di Riccagioia, laboratorio e banca dei cloni, metterà a disposizione strumenti e know-how per aiutare i produttori a continuare lungo un sentiero fatto di identità e qualità”, chiosa Panont. Naturalmente non si è parlato solo di nettari oltrepadani: l'occasione ha permesso di porre a confronto i più interessanti Pinot Nero (soprattutto in rosso) nazionali, analizzandone le diverse interpretazioni e sfaccettature. Un'interessante orizzontale ha evidenziato quanto quest'uva rifletta la personalità dei diversi terroir, oltre che le difformi pratiche enologiche. Per esempio i suoli calcareo-argillosi del cru di Mazzon, oltre alle sue elevate escursioni termiche, conducono a un Pinot Nero più elegante, fresco e rarefatto che potente, fruttato al naso, salato e finemente tannico al palato. Anche Faedo mostra un terroir adatto alla coltivazione di quest'uva: complici l'Ora del Garda e un suolo rosso marnoso-limoso. Mario Pojer ci mette del suo, con tecniche agroenologiche semplici e rivoluzionarie al tempo stesso: pergola trentina, uva lavata con “microbolle”, pigiatura per gravità, aggiunta di vinaccioli privi di cera (per fissare meglio i tannini) alla massa in fermentazione in tini di legno, per un Pinot Nero complesso al naso, fruttato, tostato e speziato, dalla beva molto fresca, pungente, agrumato, minerale, salata, dai tannini eleganti ma ben presenti. Ma anche la ponca di Prepotto, nei Colli orientali del Friuli, o il particolare microclima delle vigne a picco sull'Adriatico, nel Pesarese, rendono unico questo vino.  

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