Dall'Italia Dall'Italia Jessica Bordoni

I migliori Trentodoc a Bollicine sulla città 2017

I migliori Trentodoc a Bollicine sulla città 2017

Il parterre di eventi enologici made in Trentino-Alto Adige è sempre più prestigioso. Se Merano è indissolubilmente legata al suo Wine Festival, Trento festeggia il successo della 13ª edizione di Trentodoc – Bollicine sulla città 2017, che si è concluso lo scorso weekend dopo aver animato il capoluogo trentino per ben tre settimane, dal 16 novembre al 10 dicembre.

Un’edizione da ricordare

A bocce ferme – ma verrebbe da dire “a bollicine ferme” – il bilancio degli organizzatori è decisamente positivo, con migliaia di visitatori che hanno preso parte alle numerose iniziative messe a punto dall’Istituto Trento Doc e dalla Camera di Commercio I.A.A., grazie anche al supporto della Provincia autonoma di Trento. Come da tradizione, il fulcro della kermesse è stato Palazzo Roccabruna, sede dell’Enoteca Provinciale del Trentino, dove sono andate in scena degustazioni libere e guidate, ma anche seminari, approfondimenti e abbinamenti gastronomici con piatti tipici della cucina di montagna.

Tante iniziative: in Cantina e in enoteca

L’altro cardine della manifestazione è stato Trentodoc in Cantina l’evento nell’evento che ha trasformato il territorio in una vera e propria “enoteca a cielo aperto” con visite e iniziative di incoming presso numerose Cantine della zona, per mostrare al grande pubblico dove nasce il blasonato Metodo Classico. Nel centro storico, invece, spazio ad Happy Trentodoc: una serie di aperitivi nelle enoteche e nei locali cittadini, promossi e seguiti dalla Strada del Vino e dei Sapori del Trentino.

Special tasting al Muse – Museo delle Scienze

Agli addetti ai lavori, infine, è stata riservata la giornata di sabato 18 novembre, quando il Muse – Museo delle Scienze ha ospitato un grande tasting con 47 Case spumantistiche aderenti all’Istituto Trento Doc. In tutto 130 etichette in assaggio, tra ultime annate appena entrate in commercio o prossime a essere immesse sul mercato, new entry assolute, ma anche Riserve e special edition presentate per l’occasione.

Il commento del presidente Enrico Zanoni

Come spiega Enrico Zanoni, presidente dell’Istituto Trento Doc, «Nel 2016 abbiamo avviato un’importantissima partnership con Ais nell’Ambito del Concorso che assegna il titolo di Miglior Sommelier d’Italia e il Premio Trentodoc. Siamo particolarmente orgogliosi che nel 2017 a vincere sia stato il trentino Roberto Anesi, chiamato a diventare ambasciatore delle bollicine di Montagna per l’anno di carica, come già il suo predecessore, il toscano Maurizio Filippi».

 

 

Qualche commento sui numeri di Bollicine sulla Città 2017? «Parlando del tasting al Muse, abbiamo avuto 1.300 richieste di accredito per partecipare alle degustazioni, che testimoniano un grandissimo interesse da parte dei professionisti. Il bilancio è decisamente positivo, ma la strada è ancora tanta: continueremo ad impegnarci per accrescere la notorietà dei nostri spumanti, valorizzando il territorio e la sua unicità. Accanto alla manifestazione Bollicine sulla città, siamo impegnati tutto l’anno in attività di degustazione e promozione. In quest’ottica si inserisce la collaborazione con il prestigioso Istituto Masters of Wine».

Alle origini delle bollicine di montagna

Prima di entrare nel dettaglio del tasting (leggi le tasting notes), è utile ricordare la storia del Trentodoc, il marchio collettivo dedicato alle bollicine di montagna. Tutto è cominciato all’inizio del Novecento con la figura di Giulio Ferrari che, dopo numerosi viaggi-studio in Francia, per primo diede il via ad una rigorosa produzione di Metodo Classico nel cuore della città. Molti seguirono il suo virtuoso esempio e nel 1993 fu riconosciuta la Denominazione di Origine Controllata Trento, la prima in Italia riservata a uno spumante Metodo Classico. Oggi il Trentodoc riunisce 49 produttori che perseguono la loro personale filosofia, pur mantenendo tutti un fortissimo legame con il territorio nella ricerca dell’eccellenza qualitativa.

750 ettari tra i 200 e gli 800 metri

Le viti da cui nascono i Metodo Classico certificati occupano poco più di 750 ettari allevati perlopiù a pergola trentina tra i 200 e gli 800 metri di altezza. Il clima è caratterizzato da notevoli escursioni termiche giorno/notte e dall’influsso dell’Ora, vento caldo che arriva dal Garda, allontanando i rischi legati all’umidità. Le particolari condizioni pedoclimatiche si traducono in spumanti di sicura eleganza, con acidità e sapidità importanti che garantiscono una buona struttura.

 

 

Chardonnay in pole position, ma cresce il Pinot nero

Il vitigno di riferimento è, in primis, lo Chardonnay, che occupa circa il 30% della superficie vitata provinciale e può in un certo senso essere definito “autoctono”, vista la sua capacità di esprimersi ad altissimi livelli. A seguire il Pinot nero, che oggi è sempre più protagonista delle cuvée per dare maggiore complessità. Il disciplinare contempla anche il Pinot bianco e il Meunier (quest’ultimo quasi del tutto assente). Per legge la vendemmia deve essere svolta manualmente e il vino base deve restare sui lieviti per almeno 15 mesi, 36 nel caso della Riserva, ma sono in pochi a badare ai tempi minimi. Quanto ai dosaggi, sono di norma piuttosto bassi per garantire una maggiore tensione gustativa e dare voce al territorio.

I nostri migliori assaggi (leggi il report completo)

Marco Tonini – Trentodoc Brut Nature 2014

Blanc de blancs da Chardonnay (50%) e Pinot bianco (50%). All’assaggio colpisce per la verticalità e la tensione gustativa oltre che per la bella pulizia e la grande bevibilità. Leggi la tasting note

Rotari – AlpeRegis Trentodoc Pas Dosé 2011

Chardonnay in purezza per questo celebre millesimato firmato Rotari, la Casa spumantistica del Gruppo Mezzacorona. Una bollicina assai complessa e gastronomica. Leggi la tasting note

Cantine Ferrari – Perlé Zero Trentodoc 

100% Chardonnay per l’ultimo nato di Casa Ferrari è “un mosaico di millesimi che porta all’estremo la raffinata arte della creazione della cuvée”. Grande pulizia e dinamismo. Leggi la tasting note

Altemasi – Riserva Graal Brut Riserva Trentodoc 2009

70% Chardonnay e 30% Pinot nero per la punta di diamante di Cavit. Colpisce per la notevole avvolgenza, rivelando una struttura e mineralità fuori dal comune. Leggi la tasting note

Maso Martis – Madame Martis Trentodoc Brut Riserva 2007

La cuvée è composta per il 70% da Pinot nero, per il 25% da Chardonnay e per il 5% da Pinot Meunier. Bollicina dal grande futuro. Leggi la tasting note

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© Riproduzione riservata - 12/12/2017

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