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Masi Agricola: Pinot noir del Re cordiale e garbato

Masi Agricola: Pinot noir del Re cordiale e garbato
Le uve che danno vita al Pinot noir del Re arrivano da Tenuta Casa Re sulle colline della Valle del Versa, acquisita nel 2023 da Masi Agricola

Ultimo nato dal progetto d’eccellenza in Oltrepò Pavese del gruppo veronese, è l’interpretazione in rosso del vitigno internazionale più affascinante ed esigente al mondo. Solo 6 mesi in barrique per valorizzare il territorio. La gamma comprende anche i Metodo Classico Moxxé del Re e Moxxé del Re Rosé

Il territorio delle Venezie è la culla e l’area elettiva di Masi, tra le Cantine leader nella produzione dell’Amarone e dei rossi della Valpolicella, mentre la sua avventura in Oltrepò Pavese, cominciata nel 2023 con l’acquisizione della Tenuta Casa Re a Montecalvo Versiggia, rappresenta uno ampliamento coerente del gruppo. «Ci garantisce una complementarità strategica in particolare nella produzione spumantistica, aggiungendosi all’azienda Canevel a Valdobbiadene e Conte Bossi Fedrigotti in Trentino», racconta Raffaele Boscaini, settima generazione alla guida di Masi Agricola.

Oltre al Pinot noir, due Metodo Classico

Immersa tra le colline della Valle del Versa, Tenuta Casa Re si sviluppa per 15 ettari vitati a corpo unico, svariati fabbricati a destinazione sia produttiva che ricettiva e un’elegante villa in stile Liberty. La maggior parte degli impianti è occupata dal Pinot nero, varietà universalmente considerata una delle più espressive uve al mondo, capace di sedurre sia i maggiori conoscitori di vino internazionali sia i produttori più appassionati, che prima o poi sentono il bisogno di confrontarsi con quest’uva così difficile eppure così straordinaria.
L’Oltrepò Pavese è la casa italiana del Pinot nero. È la prima zona per superficie vitata nel nostro Paese e la terza in assoluto dopo la Borgogna e la Champagne. In questi primi tre anni di attività a Casa Re, Masi Agricola ha lanciato due bollicine Metodo Classico 100% Pinot nero, Moxxé del Re e Moxxé del Re Rosé, mentre ad aprile ha debuttato di un terzo vino, Pinot noir del Re, sempre a base di Pinot nero in purezza, ma in versione rosso fermo.

Solo 15.000 le bottiglie prodotte per questa prima edizione, annata 2024

Un vitigno affascinante

«La fascinazione per il Pinot nero è innegabile», prosegue Raffaele Boscaini. «Un po’ come un pilota che guida un’auto da corsa e a un certo punto vuole cimentarsi con la Formula 1. Il Pinot nero è davvero la Formula 1 dei vitigni: capriccioso, delicato, esigente, capace di riflettere ogni minima variazione di suolo, clima e mano del viticoltore». Per il gruppo veronese, l’acquisizione in Oltrepò non è stata solo un’operazione di mercato. «Eugenio Casati, il fondatore di Casa Re che ha dedicato la vita ai suoi filari di Pinot nero, cercava qualcuno che se ne prendesse cura con la stessa devozione con cui lo aveva sempre fatto lui. Una responsabilità affettiva, oltre che imprenditoriale, che abbiamo accettato con impegno e determinazione. Siamo consapevoli che i migliori Metodo Classico italiani si fanno qui. Per questo abbiamo pensato che Masi Agricola potesse esprimersi anche in questo territorio con il modello che ci contraddistingue, mettendo i piedi nel vigneto e partendo dalle radici per costruire le fondamenta di un progetto solido e votato all’eccellenza».

La presentazione allo scorso Vinitaly

Il vernissage di Pinot noir del Re si è svolto a Vinitaly, che nel 2024 aveva tenuto a battesimo lo spumante Moxxé del Re e nel 2025 il Moxxé del Re Rosé. La nuova referenza mantiene il focus sul varietale, ma sposta l’attenzione sulla vinificazione in rosso con cui Masi Agricola ha una dimestichezza plurisecolare: nel 2022 ha celebrato la 250a vendemmia della famiglia Boscaini nei pregiati vigneti del Vaio dei Masi, nel cuore della Valpolicella Classica.

Dove e come nasce il Pinot noir del Re

L’appezzamento da cui nascono le uve con cui si produce il Pinot noir del Re, classificato come Pavia Igt, si trova a 250 metri di altitudine, con un’esposizione nord-nordest, su suoli prevalentemente calcarei con presenza di argilla e limo. «È la composizione che il Pinot nero, grande interprete del terroir, riconosce come casa propria», precisa Raffaele Boscaini. «Il clima continentale, con inverni rigidi ed estati calde, conferisce al frutto una precisione varietale difficile da replicare altrove». La vinificazione è volutamente semplice per preservare la fragranza del frutto e la sua integrità. Macerazione a freddo, fermentazione in acciaio, poi 6 mesi in barrique di rovere di secondo e terzo passaggio prima dell’imbottigliamento. «Non c’è nessuna forzatura, nessun protagonismo del legno. Noi lo usiamo come lo chef usa il sale e il pepe: non per imporsi, ma per smussare gli angoli e valorizzare ciò che il territorio ha messo nel bicchiere».

Il Pinot noir del Re
al palato si presenta vivace e allo stesso tempo gentile

Alla prova del calice

Il risultato è un vino dal colore rosso rubino scarico con sfumature violacee. Al naso offre richiami di viola, rosa, mora, ciliegia, mirtillo, accenni mentolati e una leggera speziatura che nel tempo evolverà verso note di cuoio, sottobosco e tabacco. In bocca la complessità si dispiega con eleganza e freschezza, i tannini sono ben integrati in una trama di grande finezza. «Lo descrivo con lo stesso aggettivo che di solito uso per un bel Valpolicella: cordiale. Appena entra in bocca è vivace, ha la sua personalità, però sempre con tanta gentilezza. Non è certamente un vino che si impone, però si fa sentire. Ci sono persone che si fanno sentire senza gridare e spesso sono le migliori… il Pinot nero ha questa prerogativa».

L’origine del nome

Il nome scelto è alla francese – Pinot noir anziché Pinot nero – per una precisa vocazione internazionale. Questo vino nasce già con lo sguardo oltre confine, anche se per ora le 15.000 bottiglie prodotte di questa prima annata 2024 avranno una distribuzione legata prevalentemente al mercato domestico, dove la rete commerciale diretta di Masi Agricola permette di veicolare con immediatezza anche il racconto che sta dietro al prodotto. «È già un po’ complicato spiegare perché si fa un Pinot nero in Oltrepò», sorride Raffaele Boscaini. «Ci vorrà il suo tempo, ma gli appuntamenti internazionali interessati non mancano». La Formula 1 è già alla griglia di partenza.

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