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Modello Abruzzo: il vino regionale vara la sua rivoluzione

30 Marzo 2022 Matteo Forlì

Una sola Igt e la menzione “Superiore” per le Dop “d’Abruzzo” come Montepulciano, Trebbiano, Cerasuolo, Pecorino, Passerina, Cococciola, Montonico. Ma anche l’apertura ai vitigni resistenti e l’inclusione delle colture ad alta quota. Così il Modello Abruzzo riorganizza le denominazioni regionali.

Un “cognome” unico in etichetta, “d’Abruzzo”, per tutte varietà autoctone autorizzate nei vini a denominazione. Una sola Igt, Terre d’Abruzzo, al posto delle vecchie otto. La menzione Superiore sdoganata per tutti i vini Dop che ne rispettano i criteri. E un sistema di appellazioni provinciali d’ispirazione francese per «raccontare e valorizzare le diversità del territorio». Il vino abruzzese vara la sua rivoluzione nel segno della semplificazione, nella creazione di “forte identità” comune ma anche nella valorizzazione delle sue diversità. Con l’obiettivo di comunicarle più e meglio di prima, anche all’estero. Ribattezzato “Modello Abruzzo” il progetto di riorganizzazione delle denominazioni regionali è partito nel 2018 ed è arrivato a un importante punto di svolta col via libera del Comitato Nazionale vini.

Da otto a una sola Igt

«Una svolta epocale nel sistema viticolo regionale», l’ha definita il vicepresidente della Regione Abruzzo, Emanuele Imprudente, durante la conferenza stampa di presentazione. «Traino di questi cambiamenti è stata la volontà comune, del Consorzio e dei produttori, di mettere l’Abruzzo al centro di ogni racconto e di ogni esperienza. Promuovendo al contempo l’unicità dei suoi territori e la loro straordinaria biodiversità». Così il nome della regione è diventato trait d’union, «il trait d’union che legherà tutte le produzioni e consentirà, in particolare a chi oggi fa vini Igt, di comunicare meglio il suo prodotto anche a livello internazionale», ha aggiunto Imprudente. La nuova “Terre d’Abruzzo” sarà la sola indicazione geografica tipica ad apparire sulle bottiglie, mandando in pensione le vecchie Colli del Sangro, Colline Frentane, Colline Pescaresi, Colline Teatine, Del Vastese, Terre Aquilane, Terre di Chieti e Colli Aprutini.

Emanuele Imprudente, vicepresidente della Regione Abruzzo, e Valentino Di Campli, presidente del Consorzio vini d’Abruzzo

Accanto alle Dop la dicitura “d’Abruzzo”

La dicitura “d’Abruzzo” comparirà accanto alle Dop regionali come i vini Montepulciano d’Abruzzo, Trebbiano d’Abruzzo, Cerasuolo d’Abruzzo, Pecorino d’Abruzzo, Passerina d’Abruzzo, Cococciola d’Abruzzo, Montonico d’Abruzzo. Le stesse denominazioni controllate potranno fregiarsi della menzione Superiore, introduzione «volta ad esaltare quelle produzioni caratterizzate da accorgimenti più stringenti e destinate anche ad affinamento per riserve produttive importanti e distintive dei diversi territori provinciali», spiega il presidente del Consorzio di tutela dei Vini d’Abruzzo, Valentino Di Campli.

In futuro anche le menzioni “cru” e “vigna”

E a proposito di appellazioni provinciali, il nuovo sistema prevede la possibilità di indicare quattro zone che potranno fregiarsi delle menzioni “Superiore” e “Riserva”: Colline Teramane (nome di una Docg «che però i produttori dell’area hanno voluto estendere anche agli altri vini»), Colline Pescaresi; Terre de L’Aquila; Terre di Chieti. In futuro è già prevista possibilità di scendere più nel dettaglio facendo riferimento anche a territori più piccoli e identitari come i cosiddetti “cru”, le Unità geografiche aggiuntive comunali, fino alla singola menzione di “vigna”. «Le appellazioni provinciali consentiranno di raccontare e valorizzare la diversità, certificandola in etichetta. Un modo per spiegare la qualità che negli anni hanno raggiunto le nostre produzioni e rendere chiaro il binomio vino-territorio in modo più efficace di prima», ha aggiunto Di Ciampli.

Apertura ai vitigni resistenti

Quello di Modello Abruzzo è anche uno sguardo lungimirante sui temi della sostenibilità ambientale e sul problema dei cambiamenti climatici. «Tra i vitigni riportabili in etichetta nella nuova Igt Terre d’Abruzzo abbiamo previsto anche l’inserimento delle varietà resistenti, i cosiddetti piwi. Si è scelto inoltre di aumentare i limiti di altitudine delle coltivazioni ammesse di tutte le denominazioni: anche per chi fa viticoltura ad alta quota sarà possibile aderire alle denominazioni. In alcuni casi fino a 600-700 metri e nel caso dei vitigni autoctoni, in particolare bianchi, fino a 1000 metri». «La produzione vinicola annua complessiva in Abruzzo oscilla tra i 3,2 e i 3,5 milioni di ettolitri. E i vini a denominazione e indicazione geografica non arrivano al milione e mezzo di ettolitri», ha concluso il presidente del Consorzio. «L’obiettivo di tutte queste novità è quello di raddoppiare queste ultime quantità, arrivando all’80% del totale nell’arco di 10 anni».

Foto di apertura: il “Modello Abruzzo” è un progetto di riorganizzazione delle denominazioni regionali avviato nel 2018 © Consorzio Vini Abruzzo

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