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Harmonia Mundi: il nuovo spumante di Santa Margherita dal più antico vigneto urbano di Venezia

24 Luglio 2024 Alessandro Torcoli
Harmonia Mundi: il nuovo spumante di Santa Margherita dal più antico vigneto urbano di Venezia

Solo 1.107 bottiglie per un Metodo Charmat “lunghissimo”, realizzato grazie a un nuovo prototipo di autoclave nei chiostri del convento di San Francesco della Vigna. La genesi e gli obiettivi del progetto nelle parole del vicepresidente Stefano Marzotto.

Harmonia Mundi è uno spumante del tutto particolare, creato da Santa Margherita, un vino unico nella sostanza e nell’ispirazione. Partiamo da quest’ultima: nasce nei chiostri del convento di San Francesco della Vigna a Venezia, considerato il vigneto urbano più antico di Venezia. Un luogo speciale, dove si alleva la vite dal 1253 e che si trova su una delle prime isole emerse nella laguna. Si tratta di un’enclave di meditazione e di cultura, noto anche per la sua biblioteca fondata nel 1437 e dedicata al dialogo interreligioso: 200 mila volumi, di cui 60 mila antichi (compreso uno del 1473).

Andrea Conzonato, AD di Santa Margherita Gruppo Vinicolo, un monaco del convento di San Francesco della Vigna a Venezia e Stefano Marzotto, vicepresidente di Santa Margherita Gruppo Vinicolo

Le parole di Stefano Marzotto

Lo spumante Harmonia Mundi – per sole 1.107 bottiglie – nasce dal desiderio della famiglia Marzotto e del Gruppo Santa Margherita di esaltare il legame con la città lagunare, attraverso un’opera di sostegno del convento che prevede (con accordo di 15+15 anni), oltre alla cura del piccolo vigneto, anche una ristrutturazione del luogo.
«Per noi di Santa Margherita», ha dichiarato il vicepresidente Stefano Marzotto, «il recupero dei vigneti urbani rappresenta una delle iniziative più importanti che oggi il mondo del vino può fare per mantenere saldo e vivo il legame con la propria storia, le proprie radici e le proprie tradizioni. I vigneti sono stati parte integrante della vita e del panorama delle nostre città, ne rappresentavano una componente economica essenziale, ne caratterizzavano l’urbanistica e l’organizzazione sociale».

La nuova vigna, lo spumante

Venendo alla sostanza, cosa è stato fatto e come. Innanzitutto, il gruppo tecnico Santa Margherita nel 2019 – nell’atmosfera ancor più rarefatta e sospesa del lockdown – ha deciso di sostituire i preesistenti (e poco autoctoni) Teroldego e Refosco, con Glera e Malvasia, le cui marze arrivano dal vivaio di Portogruaro, moltiplicate con doppio spacco inglese (che richiede personale molto qualificato, ma che assicura un attecchimento ottimale).
I portinnesti, come intuibile, sono stati scelti per la resistenza alla salsedine. Le viti sono state maritate ai pali di legno di castagno, legate con il venco ottenuto dal salice rosso. Per l’impianto si è optato per un sesto a quinconce (a maglie triangolari), per evitare che si sovrappongano le ombre delle piante. E si utilizzano reti per uccelli, al fine di evitare le scottature ottenendo così una maturazione ottimale. In vigna, ovviamente, la lavorazione è manuale e si stimola la biodiversità mediante la semina di varietà di fiori perenni che inframezzano i filari.

Le uve in barca e la trasformazione

La vendemmia è manuale e le uve si caricano immediatamente in cassette sul tradizionale barchino lagunare (il cui approdo è letteralmente nella vigna) e trasportate sulla terra ferma, per raggiungere la cantina in celle frigorifere. Numerose prove di vinificazione hanno portato alla scelta di effettuare, dopo la prima fermentazione, uno Charmat “lunghissimo”, di un anno, realizzato grazie a un nuovo prototipo di autoclave che, a differenza della versione classica dotata di agitatore, ruota lentamente e costantemente su se stessa, per garantire un “remuage” più delicato e rispettoso.

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