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#GiovaniVignerons valdostani: uniti nel nome di una passione

19 Giugno 2018 Valentina Vercelli

“Chi si preoccupa di ogni nuvola non fa mai un passo avanti” recita un proverbio valdostano. L’avranno avuto in mente i protagonisti di questa storia, quando si sono presentati a Milano, per la prima volta uniti con il nome di #GiovaniVignerons, per una degustazione organizzata dall’Ais. Sono Laurent e André Cunéaz di Cave Gargantua, Nicolas Ottin dell’azienda Elio Ottin, Hervé Grosjean di Grosjean e Henri Anselmet di La Plantze.

Cinque giovani vigneron valdostani (tutti under 35)

In comune hanno la provenienza regionale, l’amore per la viticoltura e la fascia d’età, under 35. E poi ci sono le differenze, che portano ricchezza a questo progetto nato per condividere idee ed esperienze di lavoro in un territorio dove la viticoltura, quando non è eroica, è quantomeno difficile. C’è chi è al via della sua avventura e chi rappresenta la seconda o la terza generazione nelle aziende di famiglia; chi ha a cuore l’agricoltura biologica, chi si approccia alla vinificazione in anfora e chi gira il mondo per imparare come si lavora negli altri continenti.

A Cave Gargantua l’avventura dei fratelli Cunéaz

Cave Gargantua è stata fondata a Gressan nel 2013 dai fratelli Laurent e André Cunéaz. Conta 3 ettari di vigna, suddivisi in 30 parcelle, con altitudini che toccano i 1100 metri. La produzione prevede quattro bianchi e quattro rossi per un totale di 20.000 bottiglie. Il Valle d’Aosta Pinot gris Doc 2016 è vinificato per l’80% in acciaio e per il 20% in barrique. La maturazione avviene per 5 mesi in acciaio, per 4 mesi in legno e, infine, per un mese in bottiglia. È un vino didattico, con sentori di frutta tropicale, seguiti da mela renetta e vaniglia. La bocca è corrispondente, strutturata e sapida.

L’attenzione al bio di Hervé Grosjean

La storia della cantina Grosjean inizia nel 1968: oggi conta 10 ettari e una produzione di 120.000 bottiglie per 17 etichette. L’80% sono vini rossi. Hervé, classe 1989, terza generazione della famiglia Grosjean, è titolare dell’azienda dalla fine del 2017 e punta molto sulla viticoltura biologica. Le uve del Valle d’Aosta Petite Arvine Doc 2016 nascono su terreni sabbiosi e mediamente calcarei con pendenze che superano il 70%. L’affinamento dura 6 mesi, per il 70% in acciaio sui lieviti e per il 30% in barrique. Il naso sprigiona frutta matura con accenni tropicali e note speziate date dal legno. All’assaggio è strutturato, sapido e persistente, con un finale piccantino.

Henri Anselmet (La Plantze) sperimenta l’anfora

La Plantze è l’azienda che il giovane Henri, “figlio d’arte” di Giorgio Anselmet, ha aperto nel 2015, partendo dal recupero di una vigna storica impiantata nell’immediato dopoguerra, nel comune di Villeneuve. Oggi conta 3,5 ettari per una produzione di 10.000 bottiglie suddivise in quattro etichette. Al Mister 2016 è un bianco dedicato al padre, 50% Sauvignon e 50% Viognier, affinato in anfora per 7 mesi. Il naso è morbido e profumato, con sentori di fiori di sambuco e albicocca e intriganti note di erbe officinali e cera d’api. All’assaggio è equilibrato e saporito: la sontuosità della materia è ben bilanciata da una mineralità molto “umami” (il sesto gusto).

Nicolas Ottin, viticoltore giramondo

L’azienda Elio Ottin inizia a imbottigliare i propri vini nel 2007 e oggi conta 8 ettari di vigna per una produzione di 40.000 bottiglie, per un totale di cinque etichette. All’attività vitivinicola affianca la produzione di mele e l’allevamento di bovini. Nicolas da qualche anno aiuta il padre, compiendo al contempo numerosi stage di studio durante il periodo di vendemmia; dopo la Francia e l’Australia è ora in Nuova Zelanda. Il Valle d’Aosta Petite Arvine Doc 2016 nasce su terreni sabbiosi a circa 700 metri di altitudine; è vinificato e affinato in acciaio, con permanenza sui lieviti di 7 mesi. Il naso è varietale, con sentori floreali, di frutta esotica, agrumi e mela verde. All’assaggio porge un’acidità slanciata, in perfetto equilibrio con il calore dell’alcol.

L’articolo completo è su Civiltà del bere 2/2018. Per leggerlo acquista la rivista (anche in digitale) sul nostro store, oppure scrivi a store@civiltadelbere.com

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