Acuto gentiluomo, dall’ironia nostrana mista a british style, ha guidato l’azienda di famiglia e contribuito al rinnovo della viticoltura toscana per 70 anni. Le iniziative di Luce della Vite e Ornellaia con Mondavi e l’acquisizione di Attems
Con la morte del marchese Vittorio Frescobaldi, avvenuta il 26 agosto a Firenze all’età di 97 anni, scompare una delle figure di rilievo del mondo agricolo italiano, e di quello vitivinicolo in particolare, che ha caratterizzato gli ultimi 70 anni. Un gentiluomo che ha saputo guidare con passione e competenza, affiancato anche dai fratelli Ferdinando e Leonardo, il rinnovamento di una tradizione familiare legata al vino toscano da 30 generazioni.
Gli studi e gli inizi della carriera
Nato a Firenze il 30 novembre 1928, secondo di otto figli (cinque maschi e tre femmine), già prima di laurearsi in Agraria (1953) aveva affiancato il padre Lamberto nella gestione delle aziende agricole di famiglia, assumendone poi la responsabilità alla morte di lui. Sportivo, amante dei motori, Vittorio aveva trasmesso questa passione ai fratelli minori Piero e Ferdinando, che si cimentarono anche nelle competizioni, specie i rally. Purtroppo Piero nel 1964 perse la vita in un incidente sulla pista belga di Spa-Francorchamps.
Il rinnovamento delle aziende agricole di famiglia
«Si deve a mio padre Vittorio, fin dagli anni ’60», ricorda oggi il figlio Lamberto, attuale presidente di Marchesi Frescobaldi, oltre che dell’Unione italiana vini, «l’impulso a imprimere un carattere moderno e razionale alle aziende agricole, che diventano unità con specifici indirizzi e con collaboratori sempre più formati nella gestione agraria». Un rinnovamento che coinvolge, con investimenti notevoli, le tenute Frescobaldi che si trovano in zone altamente vocate alla produzione di vini di qualità: Pomino, Nipozzano, CastelGiocondo, Castiglioni e Tenuta Ammiraglia. Nuovi vigneti, cantine moderne e funzionali, nonché una vasta rete di vendita in Italia e nel mondo.
Ruoli di rappresentanza
È così che il marchio Frescobaldi si afferma ulteriormente sui mercati, come pure l’affermazione personale del marchese Vittorio, che già a partire dal 1970 ricopre ripetutamente la carica di presidente del Consorzio Vino Chianti, mentre nel 1977 arriva la nomina a Cavaliere del lavoro e dal 1986 al 1990 anche la vicepresidenza di Confragricoltura.
È a fine anni ’70 – primi ’80 che Vittorio Frescobaldi dà il suo importante contributo per il rinnovamento della vitivinicoltura toscana in occasione della drastica riduzione delle uve bianche nell’uvaggio del Chianti (vedi la nascita del Galestro) e altre iniziative per incrementare le esportazioni sui mercati esteri. Un periodo che lo vede partecipare anche agli importanti eventi organizzati da Civiltà del bere nel mondo, come sarà anche per i suoi fratelli Ferdinando e Leonardo.
Il viaggio alla Basf in Germania
Sempre interessato a tutto ciò che riguarda il mondo agricolo e i suoi prodotti, nel maggio del 1985 partecipa a un viaggio di gruppo in Germania ospite del gigante chimico Basf, dove oltre agli stabilimenti di Ludwigshafen visita alcune importanti Cantine della Renania Palatinato lungo la celebre Weinstrasse, 100 km di vigneti a perdita d’occhio. Del gruppo, guidato dall’agente Basf Roberto Berioli (futuro vignaiolo in Umbria), facevano parte, tra gli altri produttori, Renato Ratti, Vittorio Contini Bonacossi, Ettore Falvo, Federico Carletti ed Enzo Morganti, e gli enologi Maurizio Castelli, Carlo Ferrini e Vittorio Fiore.
Le acquisizioni dentro e fuori Toscana
Già da tempo presidente di Marchesi Frescobaldi, a metà anni ’90 firma con Robert Mondavi una joint venture per la produzione a Montalcino di vini sotto il marchio Luce della Vite. E sempre con l’azienda californiana nel 2002 compra Ornellaia nel Bolgherese, mentre già due anni prima Marchesi Frescobaldi usciva dai confini toscani per acquistare la quota di maggioranza della friulana Attems, con il marchese Vittorio che assume la presidenza del consiglio di amministrazione.
Nel settembre 2007 lascia la presidenza di Marchesi Frescobaldi, rimanendo nel cda e continuando a seguire l’evoluzione della società guidata da suo figlio Lamberto.
L’amicizia con i reali inglesi
Dai modi sempre gentili, con la sua ironia mista tra il toscano e il british style, Vittorio e sua moglie Bona avevano conquistato già negli anni ’80 la simpatia della Casa reale inglese, tanto che il giovane principe Carlo ha soggiornato spesso sia a Palazzo Frescobaldi che a Nipozzano. Una delle poche coppie italiane ammesse a Buckhingam Palace da Elisabetta II.
Le nostre condoglianze vanno alla moglie Bona, ai figli Fiammetta, Angelica, Lamberto, Diana e a tutta la sua famiglia.