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Rosati provenzali, Beaujolais, bio e vaccini. La Francia resta (quasi sempre) un modello

25 Marzo 2021 Anita Franzon

Da secoli la Francia del vino è considerata un esempio da seguire e continua a esserlo anche in tempi di crisi e pandemia. Oltre a Champagne, Borgogna e Bordeaux, a far scuola oggi sono anche i successi dei rosati provenzali e del Beaujolais, così come una certa attenzione alla rivoluzione green, seppur con qualche incongruenza. Intanto, i viticoltori francesi potrebbero fare da apripista anche per quanto riguarda le vaccinazioni.

Per approfondimenti: La Revue du Vin de France, Vinex, wine-searcher e Vitisphere


Secondo quanto comunicato dal Conseil Interprofessionnel des Vins de Provence (CIVP), i vini rosati delle tre Aoc provenzali (Côte de Provence, Côteaux d’Aix-en-Provence e Côteaux Varois en Provence) hanno segnato la migliore performance francese per l’export nel 2020 (+6%), nonostante i dazi americani e la pandemia. Mentre per tutte le altre denominazioni (tranne la Borgogna, +1,4%) le esportazioni sono calate.

Rosati provenzali, un successo internazionale

I rosati provenzali, le cui Tenute da sogno continuano ad attrarre investitori, sono aumentati anche di valore (+0,7%) e ora la Provenza è la sesta regione vinicola francese più quotata (La Revue du Vin de France).

Beaujolais, cresce l’export nel Regno Unito

Anche il Beaujolais sta ottenendo ottimi risultati nel settore delle esportazioni, in particolare verso il Regno Unito, dove le vendite nel 2020 sono aumentate dell’8% in volume e del 6% in valore. «I vini del Beaujolais hanno avuto un anno eccezionale, nonostante le sfide della pandemia», ha dichiarato Cécile Bossan-Redon, AD di Inter Beaujolais. «Abbiamo assistito a un costante aumento delle esportazioni nel Regno Unito negli ultimi cinque anni; ciò dimostra che gli inglesi stanno imparando a conoscere sempre di più i vini della nostra regione», ha concluso. Il Beaujolais esporta i suoi vini in oltre 150 Paesi e nel 2020 ha rappresentato il 5% dell’export complessivo di vino francese (Vinex).

Una rivoluzione verde e costosa

La Francia è capofila anche per quanto riguarda la green revolution, ma un futuro del vino ecosostenibile, sebbene sempre più plausibile, ha anche un prezzo che molti produttori non possono permettersi di pagare. Se, infatti, in regioni come la Champagne, la Provenza, la Borgogna e soprattutto la Languedoc, le percentuali di aziende bio sono in crescita, altrove le cifre sono meno incoraggianti; come a Bordeaux, dove sono ancora molti i produttori che si affidano a pesticidi ed erbicidi. Scrive James Lawrence su wine-searcher: “Il clamore sulla rivoluzione verde francese è stato gonfiato in modo ridicolo e in gran parte dai giornalisti del vino. La Francia è una grande potenza agricola ancora fortemente dipendente dai prodotti chimici di sintesi, e lo fa per guadagnarsi da vivere”. Non è tutto bio quel che è verde.

I produttori francesi vogliono il vaccino

Gli enologi francesi chiedono a gran voce la priorità nelle vaccinazioni contro il Covid-19, malattia che, ostacolando anche i sensi olfattivi e gustativi, impedisce agli addetti del settore di lavorare per lunghi periodi dopo aver contratto il virus. «Il naso e la bocca sono organi essenziali nella nostra professione», ha affermato Didier Fages, presidente dell’Associazione degli enologi francesi. Che aggiunge: «Dopo che le persone più vulnerabili avranno ricevuto il vaccino, chiediamo la vaccinazione prioritaria per i professionisti del vino». L’associazione ha scritto una lettera al presidente del Consiglio francese, e anche se non ha ancora ricevuto una risposta, potrebbe aprire la strada verso questa priorità anche in altri Stati dell’UE (Vitisphere).

In apertura: campi di lavanda in Provenza. © A. Bec per Unsplash

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