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Tenuta San Leonardo: il taglio bordolese che viene dal Trentino

20 Aprile 2020 Civiltà del bere

Tenuta San Leonardo è fra i produttori che negli ultimi tre anni hanno ricevuto il massimo punteggio per i loro vini da almeno tre Guide enologiche nazionali. Li abbiamo chiamati Maestri dell’eccellenza, premiando la loro costanza qualitativa. L’elenco completo è sul Top delle guide vini 2020.

Più di mille anni fa la Tenuta San Leonardo era un monastero. Da oltre tre secoli è la residenza dei marchesi Guerrieri Gonzaga, che custodiscono il suo “giardino di vigne e rose” incastonato nella valle dell’Adige tra le pendici del monte Baldo e dei monti Lessini. La superficie si estende per 300 ettari, di cui 30 a vigneto a conduzione biologica. Il Merlot cresce su terreni ricchi di ciottoli, un tempo il letto di una diramazione dell’Adige, mentre il suolo destinato a Cabernet Sauvignon e Carmenère è di natura prevalentemente sabbiosa. Proprio dall’unione di queste uve internazionali nasce il celebre taglio bordolese di montagna che porta il nome aziendale: il San Leonardo.

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Carlo e Anselmo Guerrieri Gonzaga

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Il miglior vino del 2020: San Leonardo, Vigneti delle Dolomiti Rosso Igt 2015

Le Guide 2020 hanno osannato il San Leonardo, Vigneti delle Dolomiti Rosso Igt 2015, che si è distinto per freschezza, armonia e aristocratica eleganza. «Le fermentazioni avvengono spontaneamente, senza alcun lievito selezionato. Le diverse varietà sono vinificate separatamente in piccole vasche di cemento per 15-18 giorni con rimontaggi giornalieri e délestage», spiega Anselmo Guerrieri Gonzaga, al timone con il padre Carlo. «Le partite maturano in tini di cemento per 10 mesi, poi altri 18-24 mesi in barrique di rovere francese di I, II e III passaggio. Segue l’assemblaggio e un periodo di almeno 20 mesi in bottiglia. Siamo molto soddisfatti di questo millesimo, che ha davanti a sé un futuro più che trentennale».

San Leonardo, Vigneti delle Dolomiti Rosso Igt 2015

60% Cabernet Sauvignon, 30% Carmenère e 10% Merlot: è questa la “formula magica” di un vino iconico, che nasce da piante tra i 20 e i 50 anni. A fare la differenza, a detta degli stessi marchesi, è la presenza del Carmenère.

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 1/2020. Se sei un abbonato digitale, puoi leggere e scaricare la rivista effettuando il login. Altrimenti puoi abbonarti o acquistare la rivista su store.civiltadelbere.com (l’ultimo numero è anche in edicola). Per info: store@civiltadelbere.com

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