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Constellation Brands: vini premium e sempre più birra

26 Ottobre 2016 Jessica Bordoni
Pensando al colosso americano Constellation Brands, il primo nome che a noi italiani viene in mente è Ruffino, storica Casa vinicola toscana acquisita nel 2011. Ma il raggio di azione della multinazionale è davvero notevole, con oltre 100 marchi tra vino, birra e superalcolici ben posizionati sui principali mercati mondiali. Qualche nome? Robert Mondavi Winery che ha fatto la storia del vino a stelle strisce, ma anche la californiana Ravenswood e la neozelandese Kim Crawford.

Focus sui vini premium dedicati ai Millennials

L’ultima mossa del Gruppo è la vendita delle sue maggiori attività in Canada all’Ontario Teachers’ Pension Plan per circa 750 milioni di dollari americani. Escono così dal porfolio Constellation le Cantine Inniskillin, Jackson-Triggs e il retailer Wine Rack. Come conferma Rob Sands, presidente e chief executive officer, in questo momento l’obiettivo è focalizzarsi sui vini di fascia premium pensati in particolare per il target dei Millennials, incrementando al tempo stesso la produzione di birra e spirits.

Le acquisizioni targate The Prisoner, Meiomi e Charles Smith

La strategia è chiara e di recente il Gruppo ha acquisito anche i marchi The Prisoner Wine Company, con sede a Rutherford in California, capitanati dalla winemaker Jen Beloz, e Meiomi, un’altra giovane e dinamica realtà californiana acquisita lo scorso agosto. Di questi giorni è anche l’annuncio di un accordo da 120 milioni di dollari americani per l’acquisizione di cinque etichette top level del gruppo Charles Smith Wines di Washington: Kung Fu Girl Riesling, Velvet Devil Merlot, Boom Boom! Syrah, Eve Chardonnay e Chateau Smith Cabernet Sauvignon. «Charles Smith è un marchio visionario nel business del vino e siamo molto felici di dargli il benvenuto nella famiglia Constellation Brands, permettendo a questi vini di raggiungere un pubblico più ampio», spiega il presidente Bill Newland  Decanter.com.

La crescita costante del comparto birra

Accanto ai vini top level, il colosso fondato nel 1945 da Marvin Sands ha scelto di investire sempre di più anche nel comparto birra, in continua crescita. Nel corso di quest’ultimo anno, infatti, il ricavo legato alle vendite di birra si è rivelato più redditizio rispetto a quello enologico. Su tutti spicca il caso Corona: nel 2013 Constellation Brands è passato da semplice importatore del marchio a suo produttore per il mercato americano investendo 1,5 miliardi di dollari per ristrutturare e ampliare il proprio birrificio sul confine messicano, con l’obiettivo di duplicarne la produzione entro il 2018.

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