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Chi ci importa di più? (II): l’Italia copre il 31% delle quote Usa

23 Ottobre 2012 Luigi Pelliccia
Come anticipato ieri nel post introduttivo Chi ci importa di più?, dedichiamo un approfondimento alle sette principali destinazioni del vino italiano nel mondo, confrontando le "quote" in valore delle importazioni nell'arco del triennio 2009-2011. I dati sono quelli del Dipartimento del commercio Usa, che non coincidono con quelli Istat ma ci permettono di avere dei riscontri omogenei tra le nazioni. IL PRIMATO NEGLI USA - In cima alla classifica, ormai da qualche anno, ci sono gli Usa. Ebbene, conforta ribadire che questa leadership è confermata anche “in loco”. L’Italia, cioè, copre il 31% dell’import vinicolo statunitense, davanti alla Francia (26,1%) e all’Australia (11,6%). Le quote dell’Italia e della Francia sono leggermente salite nell’ultimo triennio, mentre quelle dell’Australia appaiono in costante erosione. Tutti gli altri principali concorrenti (con l’eccezione dell’Argentina, salita nel triennio 2009-2011 dal 5,5% al 7,1%) mostrano percentuali stabili. Insomma, il tandem di testa Italia-Francia sul primo mercato del mondo non sembra “insidiato”. SUL TRIENNIO 2009-11 - Analizzando i dati nel dettaglio, la performance in valore del vino italiano negli States si attesta a 843.011.637 euro nel 2009, che diventano 951.121.821 euro nel 2010 per raggiungere il 1.074.781.418 euro nel 2011. Le quote di mercato, espresse in percentuali passano dal 29,6 nel 2009 al 29,7 l'anno dopo, fino al 31 del 2011. La variazione complessiva nel corso dei tre anni è pari al 27,5%. Domani al centro dell'analisi ci sarà la Germania, secondo sbocco del vino nazionale per quantità.

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