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Casadonna e Feudo Antico per l’Abruzzo: grande cucina e viticoltura di montagna

23 Novembre 2011 Andrea Gabbrielli
Niko Romito e Feudo Antico, hanno presentato a Castel di Sangro (L'Aquila) il Progetto Casadonna che abbina la grande ristorazione - e una scuola tecnico pratica per la formazione di giovani chef – alla  viticoltura di montagna in collaborazione con Feudo Antico, lo spin off di Tollo. Infatti attorno all’ex convento perfettamente restaurato, oggi sede del ristorante Reale guidato dall’innovativo cuoco abruzzese, ha trovato posto un vigneto situato ad oltre 800 metri s.l.m., che servirà ad avviare uno studio pilota lo studio per il recupero delle aree montane marginali attraverso la vite. Presenti uve Pecorino ma anche Pinot nero, Traminer, Veltliner, Riesling e Sylvaner. Lo studio sul vigneto servirà a confermare la qualità del vino prodotto ad altitudini montane e in particolare del Pecorino. Trattandosi di una varietà autoctona, la buona riuscita del progetto rappresenterà un opportunità di non poco rilievo per tutto l’Abruzzo. L’obiettivo dichiarato è rendere la viticoltura di montagna un elemento di valorizzazione culturale e paesaggistica,  recuperando al tempo stesso un importante patrimonio turistico abruzzese. Lo studio e l’impianto è stato avviato in collaborazione con l’Università di Milano e dal team composto dai professori Attilio Scienza e Lucio Brancadoro, tra i massimi esperti di viticoltura del nostro paese. “Ci aspettiamo  risultati qualitativi che forse sorprenderanno chi non conosce i vini di alta montagna -  spiega Andrea Di Fabio, direttore di Feudo Antico  - ma su cui noi avevamo già puntato. Abbiamo studiato bene questi territori, selezionando solo le tipologie più adatte ad una viticoltura definita eroica: la scelta di impiantare i vigneti a quasi 1000 metri di altitudine in una regione, l'Abruzzo, in cui i limiti altimetrici sono di 800 metri slm può infatti  sembrare un azzardo ma nelle nostre intenzioni risiede in maniera decisa l’idea di fare ricerca in zone dove la vite può dare sorprese inaspettate soprattutto nel valorizzare i nostri vitigni autoctoni “.  

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