La viticoltura della più nota valle lombarda sta vivendo un periodo di rinnovamento. La scommessa sul territorio e le proposte di modifica del disciplinare: quattro nuove sottozone per il Superiore Docg e quota 1000 metri per gli impianti destinati al Rosso Doc. Gli assaggi alla seconda edizione di ViVa
La Valtellina del vino continua ad avanzare. Non ha il passo veloce di chi ha fretta di arrivare, ma quello lento e costante di chi punta alla cima e sa che deve misurare le forze per non restare a corto di fiato. I produttori valtellinesi sono “gente di montagna”, abituati a confrontarsi con la natura maestosa e rocciosa delle Alpi Retiche. Resistenza, tenacia e determinazione fanno parte del loro Dna. In un mondo in cui si parla tanto (troppo!) di viticoltura eroica, qui c’è chi la pratica seriamente, orgogliosamente. E ha scelto di farlo insieme, con uno “spirito di cordata” che, anche grazie al ruolo aggregante del Consorzio di tutela vini di Valtellina, sta portando il gruppo sempre più in alto, sia in termini di qualità che di posizionamento.
Questo contenuto è riservato agli abbonati digitali e Premium