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Fonzone: portavoce dell’Irpinia contemporanea

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La Cantina si estende su un colle di circa 30 ettari nelle campagne di Paternopoli, all’interno dell’areale del Taurasi Docg

Una grande famiglia unita dalla missione di raccontare un territorio unico e i suoi vitigni straordinari, come Aglianico, Falanghina, Fiano di Avellino e Greco di Tufo. Dall’autoctono Coda di Volpe lavorato in purezza nasce Colpo di Coda, bianco identitario e vibrante che conquista per freschezza e armonia

Una produzione sostenibile e attenta alla biodiversità

Sin dagli esordi, nel 2005, la scelta è stata quella di avviare una produzione sostenibile che asseconda i ritmi della natura e preserva la biodiversità per ottenere bianchi, rossi e rosati profumati, intensi e longevi. Oggi la seconda generazione, rappresentata dai figli di Lorenzo Fonzone Caccese, Gabriele e Davide, e dalle rispettive mogli Silvia e Ria, ha raccolto il testimone dimostrando di proseguire la strada della ricerca dell’eccellenza aperta dal fondatore.
«Siamo una grande famiglia unita dalla missione di raccontare l’Irpinia e i suoi vitigni straordinari», racconta Silvia Campagnuolo Fonzone, responsabile della comunicazione e del marketing. «Oltre alla passione per il vino, mio suocero Lorenzo ci ha trasmesso valori importanti come l’impegno, la precisione, l’ordine e il rispetto per la natura. Noi vogliamo fare tesoro di questi insegnamenti e seguire il solco che lui ha tracciato per poi trasmettere questa preziosa eredità ai nostri figli. Abbiamo scelto di fare vino e di farlo bene, con cura e amore».

La novità Colpo di Coda, Ipinia Doc 100% Coda di Volpe, varietà già nota in epoca romana

Colpo di Coda, il Coda di Volpe di Fonzone

Tra i protagonisti di questa storia ci sono anche l’enologo residente Francesco Moriano e il consulente Luca D’Attoma, grande pioniere della viticoltura biologica in Italia e tra i massimi esperti di pratiche biodinamiche.
Durante lo scorso Vinitaly Fonzone ha presentato in anteprima assoluta Colpo di Coda, un bianco Irpinia Doc 2024 a base di Coda di Volpe. «Si tratta di un vitigno campano molto antico, già noto in epoca romana e riconoscibile per la forma del grappolo, allungata e compatta, che richiama appunto la coda di una volpe. Per lungo tempo quest’uva è rimasta in secondo piano, considerata minore, mentre oggi sta pian piano tornando alla ribalta e viene riscoperta e apprezzata da diversi produttori per la sua capacità di raccontare con chiarezza i territori interni dell’Irpinia». La nuova versione in purezza di Fonzone offre un’interpretazione in chiave contemporanea, coerente e riconoscibile, puntando alla precisione, alla nitidezza e all’armonia per mettere in luce la naturale finezza ed eleganza varietale.
I vigneti da cui si produce Colpo di Coda crescono tra le colline di Villamaina, a circa 500 metri di altezza, con esposizione a nord-est.

Dove nasce Colpo di Coda

Le viti affondano le radici in un terreno stratificato di matrice argilloso-sabbiosa, attraversato da sabbie scure e vene sulfuree, dove l’uva Coda di Volpe può trovare il giusto equilibrio tra freschezza e maturità, definendo un profilo netto e riconoscibile.
Gli impianti risalgono al 2009, con una densità di 4.500 ceppi per ettaro, potatura a Guyot e una resa di 70 quintali per ettaro. Il lavoro in vigna e in cantina è essenziale, evitando forzature e limitando i trattamenti a quelli strettamente necessari: «Il nostro obiettivo è accompagnare il vitigno preservandone identità e precisione. Ogni passaggio è pensato per mantenere l’integrità e la profondità aromatica, poi il tempo completa il processo con un lungo affinamento che si sviluppa tra tonneaux, acciaio e bottiglia».

La prova del calice

Dopo la raccolta manuale nei primi giorni di ottobre, le uve vengono immediatamente trasferite in cantina e lasciate riposare in celle frigorifere per circa 12 ore. La diraspatura avviene in modo delicato e la pressatura è soffice per rispettare al massimo l’espressione del frutto. La fermentazione si svolge in parte in acciaio e in parte in tonneaux di rovere francese, dove il vino resta per 12 mesi per poi proseguire il suo affinamento per ulteriori 6 mesi in acciaio inox sui lieviti fini. Completa il percorso una sosta in bottiglia di almeno 6 mesi prima della messa in commercio. Il risultato è un bianco che brilla nel calice con la sua veste giallo paglierino luminoso.
L’ampio profilo olfattivo conquista con la sua iniziale freschezza mentolata che si intreccia a note di frutta bianca e fiori delicati, con un richiamo minerale lievemente sulfureo e un ricordo affumicato sul finale. La beva è scattante e vibrante, la struttura sottile ma persistente accompagna il palato con naturalezza, chiudendo con una sensazione fresca, armoniosa e vellutata.

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