Attraverso alcuni passaggi del testo di presentazione del dossier di candidatura Unesco del prof. Massimo Montanari, analizziamo gli aspetti più interessanti del nostro modello culturale gastronomico, che coinvolge sia la collettività e sia l’individuo
Il riconoscimento Unesco sancisce l’ingresso nella “Lista rappresentativa del patrimonio culturale e immateriale” che comprende, secondo la convenzione approvata nel 2003, “le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know-how che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale”. Nel caso della cucina italiana, come abbiamo già ribadito nell’articolo precedente, tale riconoscimento non riguarda i prodotti o le ricette di casa nostra, ma i saperi, le conoscenze, le gestualità da cui questi nascono. Insomma il modo di pensare e di rapportarsi alla cultura del cibo. Nelle pagine precedenti ci siamo chiesti in che modo possa esserci utile il riconoscimento Unesco alla cucina italiana, anche dal punto di vista economico. Ma ora potremmo ribaltare la domanda chiedendoci, invece: in quale misura è utile all’Unesco promuovere l’immagine della nostra cucina? La risposta arriva dal prof. Massimo Montanari dell’Università di Bologna, che ha presieduto il comitato scientifico promotore della candidatura Unesco.
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