Tre nuove e affascinanti interpretazioni di questo Champagne leggendario che ha fatto della ricerca dell’armonia il centro della sua visione creativa e stilistica. Solo millesimati, frutto di lunghissimi affinamenti in cantina che donano equilibrio, profondità e complessità
Il 2026 segna una novità importante in casa Dom Pérignon. Per la prima volta nella sua storia, l’iconico brand di Champagne ha deciso di presentare più millesimati in contemporanea, ovvero il Vintage 2017, il Vintage Rosé 2010 e il Vintage 2008 Plénitude 2. Come i connaisseurs di Dom Pérignon sanno bene, la ricerca costante della Maison è volta al raggiungimento di “un’armonia che sia fonte di emozione”, un equilibrio assoluto tra forze e poli contrapposti e complementari: Pinot noir e Chardonnay, ragione e sentimento, esplorazione e rivelazione, energia del terroir e arte dell’assemblage.
Le diverse anime di Dom Pérignon
La fedeltà all’annata è il perno attorno a cui gira il processo creativo e ciascuna delle tre etichette al debutto simboleggia una tappa del viaggio verso l’armonia. In questa prospettiva, il tempo assume un valore centrale. Per raggiungere l’ideale estetico di Dom Pérignon Vintage occorrono almeno otto anni di evoluzione nell’oscurità silenziosa delle caves aziendali. Mentre il Dom Pérignon Vintage Plénitude 2 è l’apice di una rinnovata pienezza espressiva – una seconda vita – che si rivela dopo quasi 15 anni di lenta trasformazione in cantina. L’anima Vintage Rosé, infine, nasce dalla libertà di spingersi oltre i limiti della creatività e delle convenzioni per dar vita a un assemblage audace che esalta l’eloquenza sensuale del Pinot noir.
Dom Pérignon Vintage 2017
Il racconto dei tre nuovi release parte dal Vintage 2017, figlio di un’annata fuori dall’ordinario per molti motivi. È stata l’ultima vendemmia diretta dallo storico chef de cave Richard Geoffroy prima del passaggio di testimone a Vincent Chaperon, suo braccio destro per 13 anni prima di prenderne il posto. Sotto il profilo climatico, possiamo parlare di una vendemmia “estrema”, con un inverno e una primavera caratterizzata da pochissime precipitazioni, 12 notti di gelo consecutivo a marzo, giornate molto calde tra maggio e la prima metà di luglio. Ad agosto la situazione si è capovolta con una serie di forti piogge. La scelta coraggiosa di Geoffroy di anticipare la raccolta al 28 agosto (la quarta più precoce negli ultimi 50 anni) si è rivelata una scommessa vincente.

Il commento dello chef de cave
Come spiega lo stesso Chaperon: «Il vino ha un carattere duplice che rapisce e incanta. Tra amarezza e acidità, tra dolcezza e tensione, tra opulenza e spigolosità, tra rotondità e linearità. Questa dualità trasporta in un mondo onirico di fragranze e sapori capaci di riconciliare gli opposti. Il profumo di un fiore inebriante, il gelsomino. Il tocco complesso della scorza candita, al contempo vegetale e fruttato, morbido e granuloso». E, ancora, «Dom Pérignon Vintage 2017 tocca come una sostanza in assenza di gravità, come la fluidità di una massa in movimento. Questo movimento è pulsante; ribolle, poi vortica. Il vino lascia l’impressione di un’esplosione di dolcezza. Di quei profumi serali, intensi e misteriosi, la cui scia ci porta lontano. Di quelle danze fluide e ritmiche che attraggono e coinvolgono. La seduzione».
Dom Pérignon Rosé Vintage 2010
Nel 2010, dopo un inverno rigido e una primavera secca ma tardiva, l’estate calda è stata sconvolta da due giornate di piogge torrenziali che hanno portato allo sviluppo della botrite, specie sui grappoli del Pinot noir, fondamentale nell’equazione del Rosé. La vendemmia ha richiesto sacrifici e tagli ai volumi importanti, ma l’impegno del team Dom Pérignon ha permesso di salvare appezzamenti eccellenti di Pinot noir, portando in cantina uve ricche, equilibrate e concentrate. Il risultato è uno Champagne che sorprende per il suo grande equilibrio complessivo, la sua personalità compiuta, raffinata e matura.
La visione di Vincent Chaperon
«Questo Rosé Vintage 2010 è meno potente di quanto ci si sarebbe aspettati, ma esprime una potenza nella sua leggerezza», precisa lo chef de cave Chaperon. «Colpiscono l’intensità e la precisione. È delicato, denso e setoso. Tutto sembra integrato, come riconciliato, in una padronanza degli opposti. Questa forte coerenza lascia la sensazione di una presenza sferica al palato, sospesa, che si dispiega e si amplifica, si prolunga nel tempo della degustazione ed estende il movimento del vino. Il carattere del millesimato trasmette un’impressione di naturale agio e sicurezza. La sua estetica è raffinata e distinta: si esprime con eleganza e maestosità».
Dom Pérignon Vintage 2008 – Plénitude 2
Arriviamo così alla Plénitude 2, la “seconda vita” di Dom Pérignon. A spiegarci la genesi è lo stesso Chaperon, che racconta come: «Per ogni millesimato, fin dalla sua creazione, un numero limitato di bottiglie viene messo da parte nelle cantine, predestinato a una maturazione più lunga. In questo tempo supplementare, l’attività all’interno delle bottiglie continua a svilupparsi e i lieviti trasmettono al vino tutta la loro energia, in un misterioso scambio di vitalità. Dopo circa 15 anni sui lieviti, l’energia arriva alla sua massima espansione e Dom Pérignon raggiunge un apice di vitalità essenziale e radiosa nel suo stato di Plénitude 2»,
L’andamento climatico dell’annata 2008
In un decennio soleggiato, la 2008 si è contraddistinta come un’annata fresca, con molte giornate grigie e velate che hanno portato a una maturazione tardiva. Settembre ha “salvato” la situazione garantendo una condizione perfetta (cielo blu e venti che spiravano da nord-nordest) per l’inizio della raccolta, il 15 del mese. Nel calice troviamo così un bouquet polifonico di fiori bianchi, bergamotto, anice, limone candito, pesca bianca, cacao e caffè tostato speziate. Grande estensione e presenza tattile in bocca; il sorso è fresco, vibrante e setoso insieme. La trama acida si lega a note amare, umami e leggermente iodate. Finale lunghissimo, capace di dilatare il tempo fino quasi a fermarlo.