Stabile la raccolta delle uve in Australia, primo Paese produttore australe. In Nuova Zelanda a preoccupare è il mercato. Il Sudafrica trae beneficio dai risultati di un’ottima annata. In Sudamerica exploit del Brasile
La vendemmia nell’emisfero australe si è conclusa da alcune settimane. Mentre i vini riposano in cantina, è già possibile tracciare un primo bilancio dell’annata. Nel complesso, il quadro appare positivo: la qualità delle uve è stata generalmente elevata, anche se i volumi hanno registrato andamenti che variano da Paese a Paese, influenzati sia dalle condizioni meteorologiche, sia dagli aggiustamenti produttivi in corso nel settore.
La ricerca di equilibrio
Secondo i dati dell’Organizzazione internazionale della vigna e del vino (Oiv), i Paesi a sud dell’equatore rappresentano oggi il 22% della produzione vinicola mondiale con 47 milioni di ettolitri, una quota leggermente superiore alla media dell’ultimo decennio, ma il calo del -3,1% rispetto al 2025. Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica e Sudamerica hanno affrontato la stagione con sfide diverse, ma accomunate da un elemento ricorrente: la ricerca di un equilibrio tra qualità, sostenibilità economica e adattamento ai cambiamenti climatici.
Australia e Tasmania favorite da un clima più fresco
L’Australia, primo produttore di vino dell’emisfero australe, ha vissuto una vendemmia complessivamente stabile, pur con differenze tra le varie aree viticole. La raccolta è iniziata a metà gennaio nella Hunter Valley, per poi proseguire in Tasmania, Coonawarra e Barossa (Jancis Robinson). Tra le regioni che hanno maggiormente attirato l’attenzione c’è la Tasmania, dove una primavera e un’estate insolitamente fresche hanno rallentato la maturazione delle uve, posticipando l’inizio della vendemmia. Proprio questo andamento climatico potrebbe rivelarsi il punto di forza dell’annata (Pulse Tasmania).
Nuova Zelanda: ottima qualità, ma il mercato continua a preoccupare
La Nuova Zelanda merita un discorso a parte, anche per via del diffuso ottimismo in gran parte trainato dalla reputazione internazionale dei vini neozelandesi, in particolare del Sauvignon blanc. La vendemmia 2026 è stata inaugurata il 23 gennaio nel Northland, seguita da Hawke’s Bay, Marlborough e North Canterbury, mentre Central Otago ha vissuto una delle annate più fresche e tardive degli ultimi tempi (New Zealand Wine). Ma dietro l’entusiasmo si nasconde una situazione economica complessa. Marlborough, la principale regione vitivinicola del Paese, continua a fare i conti con una domanda meno dinamica, prezzi bassi e un eccesso di offerta. Molti viticoltori hanno scelto di ridurre la produzione, lasciando parte dei vigneti a riposo, o limitando la raccolta alle uve migliori nel tentativo di riequilibrare il mercato. Dal punto di vista qualitativo, la 2026 viene comunque considerata un’annata promettente (The drinks business e Jancis Robinson).
Ottimismo in Sudafrica
In Sudafrica il clima favorevole ha accompagnato gran parte della stagione vegetativa, permettendo una vendemmia abbondante e soprattutto di elevata qualità. Dopo anni caratterizzati da siccità e rese inferiori alla media, le piogge arrivate a febbraio hanno migliorato la disponibilità idrica in molte aree vitate, contribuendo allo sviluppo delle uve (winetitles media). La superficie vitata nazionale è rimasta sostanzialmente stabile rispetto al 2025 e i produttori nutrono molta fiducia nella buona riuscita della nuova annata per rafforzare il posizionamento premium dei vini sudafricani – in particolare Chardonnay, Sauvignon blanc, Chenin blanc, Pinotage e Cabernet Sauvignon – sui mercati mondiali (The drinks business).
Sudamerica: meno quantità con l’eccezione del Brasile
In Argentina la vendemmia si è conclusa con una produzione in calo del -8% rispetto a 2025: un trend negativo iniziato nel 2015. Ma i produttori si possono consolare con un eccellente stato sanitario delle uve e l’elevata qualità complessiva della produzione (Tecnovino). Situazione diversa in Cile, dove la superficie vitata continua a diminuire e la produzione resta penalizzata dalla persistente scarsità d’acqua e dalla crescente variabilità climatica. Nelle regioni settentrionali, le temperature elevate hanno anticipato la maturazione delle uve di quasi due settimane, mentre i risultati finali variano in funzione delle zone e dei vitigni. Il Brasile rappresenta, invece, l’eccezione positiva del continente. La superficie vitata è cresciuta per il quinto anno consecutivo e la produzione vinicola conferma il dinamismo del comparto (Oiv).
Un’annata che rispecchia la fase di transizione del settore
Nel complesso, la vendemmia 2026 nell’emisfero australe conferma come il settore stia attraversando una fase di trasformazione che coinvolge tutte le regioni vinicole indipendentemente dalla loro latitudine. Nonostante i volumi altalenanti, il denominatore comune dell’annata è la qualità con vini dotati di buona freschezza, equilibrio, concentrazione aromatica: caratteristiche che in buona parte rispecchiano le richieste del mercato.